Disabili in classe senza sostegno Le famiglie annunciano denunce

17 Settembre 2015

Alcuni genitori di studenti con handicap si sono rivolti all’associazione “Carrozzine determinate” Ferrante: «Mancano le aule, i trasporti sono insufficienti e ci sono casi di discontinuità didattica»

PESCARA. Tagli a scuola al sostegno per i disabili, all’assistenza specialistica, alla continuità didattica e al trasporto, oltre alla soppressione di aule di sostegno. E nel cassetto sarebbero già pronte delle denunce. Sono le lamentele, accompagnate dall’annuncio di intraprendere le vie legali, arrivate da alcune famiglie di studenti pescaresi, ma anche di altri Comuni della regione, le quali si sono rivolte all’associazione “Carrozzine determinate”, presieduta da Claudio Ferrante. In particolare, per quanto riguarda il taglio al sostegno, sono state inviate segnalazioni provenienti da Pescara, Montesilvano, ma anche da Chieti, Lanciano, Teramo e Francavilla.

A Pescara e a Lanciano, riferiscono alcune famiglie attraverso Carrozzine determinate, sono state soppresse alcune aule di sostegno, «aule indispensabili per garantire al meglio il diritto allo studio o per venire incontro alle esigenze sociali e personali». All’occorrenza, infatti, sottolineano, normalmente «i ragazzi vengono anche cambiati e dunque non può essere definita una “buona scuola” quella che discrimina gli studenti con disabilità». I tagli che hanno riguardato i disabili hanno messo in difficoltà anche la gestione quotidiana delle famiglie. Alcune mamme hanno osservato che per via della diminuzione delle ore dell’assistenza specialistica e del sostegno sono state costrette ad andare a riprendere a scuola i propri figli prima del termine della fine delle lezioni, oppure di essere state costrette a farli entrare dopo.

Un altro capitolo ha riguardato il pendolarismo casa-scuola. Il trasporto, in alcuni casi, «è completamente assente, così come pure ci vengono denunciati», rimarcano da Carrozzine determinate, «problemi legati alle barriere architettoniche, ascensori o montascale non funzionanti o addirittura inesistenti in certe scuole». Insomma, una situazione, così come descritta, con una scarsa attenzione per i disabili, nei luoghi dove invece l’accoglienza dovrebbe assumere una sensibilità maggiore.

Le denunce dei genitori toccano anche la frammentazione dell’insegnamento. Alcuni hanno stigmatizzato una sorta di discontinuità didattica in quanto «i continui cambi di insegnante o di assistenti specialistici destabilizzano l’alunno e creano sfiducia nei confronti degli insegnanti, provocando dunque», osservano, «un vero e proprio trauma per il bambino, soprattutto nei ragazzi con autismo».

Ma i tagli avrebbero disatteso anche la normativa nazionale. Papà e mamme evidenziano che un decreto presidenziale del 2009, il numero 81, contiene i tetti massimi per la formazione delle classi delle scuole di ogni ordine e grado e ricordano che le classi frequentate da alunni disabili non devono superare le 20 unità.

Rimostranze, queste, presentate ad un’associazione, e non direttamente nei luoghi deputati, per timore. «La cosa che più ci sconcerta», dicono appunto da Carrozzine determinate, «è che le mamme hanno paura di denunciare pubblicamente disservizi e discriminazioni a causa di presunte ripercussioni. Ma noi abbiamo tutti i dati e siamo pronti a consegnarli alle istituzioni», rilevano. «Ci troviamo», fanno notare, «di fronte alla violazione del diritto costituzionale allo studio e alla violazione dei diritti umani, come ribadito dall’articolo 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. E poi vogliamo sapere dalle istituzioni, in particolare dalla regione Abruzzo, dal governatore Luciano D'Alfonso,e dall’assessore regionale Marinella Sclocco, quanti alunni con disabilità in Abruzzo stiano subendo discriminazioni e che cosa intende fare la Regione per garantire l'inclusione scolastica e le pari opportunità. Meno male», concludono da Carrozzine determinate, che «nel testo “La buona scuola”, reso pubblico lo scorso settembre, si afferma che “Una scuola aperta è una scuola inclusiva anzitutto con coloro che hanno più difficoltà”».

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