Discarica a cielo aperto nel porto Masci: «Ministero responsabile»

Il sindaco trasportato da un peschereccio all’ingresso del molo nord per vedere i fanghi del dragaggio «Il Provveditorato si decida a rimuovere il materiale, non voglio fare il funerale allo scalo marittimo»
PESCARA. Carlo Masci ha trascorso la mattinata del primo dell’anno in barca. Intorno alle 11, il sindaco è salito sul peschereccio Nonno Remo I, insieme al vice presidente della Confcommercio Riccardo Padovano e a un gruppo di giornalisti, per andare a vedere da vicino la cosiddetta vasca di colmata, ossia una discarica a cielo aperto all’interno del porto che contiene circa 200mila metri cubi di fanghi del dragaggio abbandonati lì da sei anni.
Nei giorni scorsi, il Provveditorato alle opere pubbliche ha fatto sapere di aver annullato la gara per la rimozione dei fanghi, ritenendo di dover ripetere la procedura. E così la speranza per la città di Pescara di poter eliminare finalmente quel simbolo del degrado all’ingresso del porto è svanita per l’ennesima volta. Il sindaco ha scritto una lettera al Provveditorato e al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per chiedere spiegazioni e per sollecitare un intervento immediato nel rispetto dei tempi previsti. La vasca doveva essere svuotata entro la fine dell’anno appena concluso, pena un aumento dei costi per la rimozione dei fanghi e il blocco del dragaggio del porto.
Così, ieri Masci e Padovano hanno deciso di denunciare pubblicamente quello che definiscono «l’ennesima beffa per il porto» e «uno scandalo per la città». «Nella vasca di colmata», ha detto il primo cittadino, «ci sono 200mila metri cubi di fanghi che deturpano l’immagine di Pescara da sei anni». «Voglio denunciare nuovamente questo scandalo», ha aggiunto, «perché il Provveditorato alle opere pubbliche del ministero deve smetterla di rinviare il trasporto a discarica di questo materiale che danneggia l’ambiente e le nostre attività turistiche. Pescara non è una discarica, per questo la città ha deciso di alzare la voce e di ribellarsi».
L’imbarcazione, guidata dal comandante Claudio Lattanzio, ha trasportato Masci, Padovano e il gruppo di giornalisti fino a pochi metri dalla discarica. «Il 31 dicembre era l’ultimo giorno per poter svuotare la vasca», ha spiegato Padovano, «è trascorsa anche questa scadenza, ora questo materiale verrà classificato come rifiuto speciale e in questo modo si quadruplica il costo del trasporto. È possibile che nessuno ne tenga conto?». «Si potevano utilizzare 10mila metri cubi di questo materiale per il ripascimento delle spiagge», ha fatto presente il vice presidente della Confcommercio, nonché presidente della Sib, ossia l’associazione della Confcommercio che rappresenta i balneatori, «ci sono poi ulteriori 90mila metri cubi da svuotare, ciò significa che potremmo riavviare il dragaggio nel porto». «Quel fango», ha avvertito Masci, «deve andare via assolutamente prima che inizi la nuova stagione estiva. Con il Provveditorato c’è ormai una diatriba aperta da tempo, sono sei anni che c’è quello scandalo insopportabile per la nostra città». «Con questo sopralluogo», ha affermato, «vogliamo testimoniare il nostro disagio. Il Provveditorato deve muoversi e far ripartire il bando velocemente. Se questo è stato sbagliato, come sembra, lo rifaccia in tempi rapidi perché Pescara non può più sopportare dopo sei anni questa situazione. Altrimenti, percorreremo tutte le vie possibili e immaginabili per far intervenire chiunque possa in qualche modo eliminare questo scandalo che dura ormai da troppo tempo e che danneggia la città. Non voglio essere il sindaco che fa il funerale al porto di Pescara».
A questo punto, Padovano ha ricordato le varie tappe, non rispettate, per dare il via alla rimozione dei fanghi. «Il 2015», ha ricordato, «i fanghi dovevano essere smaltiti dalla ditta che aveva effettuato i lavori di dragaggio. Quella ditta aveva detto che aveva bisogno di un altro anno e siamo così arrivati al 2016. Ma dal 2016 quell’impresa non esiste più, anche se aveva ottenuto una proroga fino al 2017 perché il materiale abbandonato doveva comunque essere smaltito dal Provveditorato alle opere pubbliche. Tutto è rimasto fermo fino al 2018, perché mancava la caratterizzazione del materiale nella vasca di colmata. Quel materiale è stato poi esaminato e classificato e nel 2019 si sarebbe dovuto procedere alla sua rimozione. Ma nulla è stato fatto».
«Ora», ha concluso il vice presidente della Confcommercio, «abbiamo il porto di Pescara bloccato, perché davanti alla darsena commerciale non possiamo avviare interventi di dragaggio proprio per la presenza di questo materiale nella vasca. La città non può organizzare nemmeno una gita con una nave a causa dei fondali troppo bassi». La mattinata si è poi conclusa con una visita di Masci e Padovano alla Capitaneria di porto.
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