Donna investita e uccisa al terminal del bus. L’autista: «Non l’ho vista, andavo piano»

La tragedia di Pescara. Sotto choc il 56enne di Francavilla, sospeso dal lavoro per 10 giorni e con la patente revocata. L’avvocato analizza la dinamica: «Dice che è stata una manovra ordinaria, è destabilizzato». (Nella foto, la vittima Maria Ferrandino)
PESCARA. È ancora sotto choc, non riesce a metabolizzare quanto accaduto, ma è certo di non aver visto per niente il pedone davanti al bus che stava guidando. L’autista della Tua, 56 anni di Francavilla, alla guida del mezzo che ha travolto e ucciso Maria Ferrandino, è ora sospeso dal servizio: per dieci giorni non lavorerà e cercherà di riprendersi dalla tragedia, che ancora non riesce a spiegarsi. Tramite il suo avvocato, Goffredo Tatozzi, il 56enne rivolge prima di tutto il proprio cordoglio alla famiglia della donna e al figlio Matteo, suo collega e autista della Tua, che quella domenica mattina era proprio lì e ha visto il dramma consumarsi davanti ai suoi occhi. «È devastato umanamente e psicologicamente», dice l’avvocato che ha incontrato il 56enne lunedì sera. «Racconta che stava facendo una manovra ordinaria a bassissima velocità: aveva fatto scendere i passeggeri e poi si era rimesso in moto. È scosso, sotto choc». Un trauma talmente forte che, subito dopo l’incidente, l’autista è stato accompagnato in ospedale. Esperto alla guida, mai coinvolto prima in un incidente, spiega ancora l’avvocato, il 56enne lavora in Tua da anni ed è considerato uno degli autisti più esperti.
L’ASFALTO
Quanto alle condizioni dell’asfalto e dell’area del terminal, c’è un elemento che potrebbe finire sotto la lente degli investigatori. Nel piazzale del terminal bus, che entro il mese sarà interessato dai lavori annunciati dal Comune, non era presente la segnaletica orizzontale a delimitare gli spazi e gli stalli degli autobus. A restringere ulteriormente l’area c’è anche l’ultimo parcheggio attrezzato dal Comune e delimitato da transenne in plastica bianca. È proprio questo uno degli elementi che potrebbe essere valutato dagli inquirenti, avvalorato poi dalle continue denunce ed esposti che negli anni hanno presentato i sindacati alle autorità. Da ricostruire anche il tragitto percorso da Maria dopo essere scesa dall’autobus della linea via Loreto-Cartiera, che poi l’ha investita. Passaggi fondamentali per ricomporre gli ultimi istanti di vita della donna e capire con esattezza come si sia consumata la tragedia.
L’INCHIESTA
Sull’incidente è stato aperto un fascicolo in Procura con l’accusa di omicidio stradale. Al vaglio del pm Benedetta Salvatore ci sono i rilievi della polizia locale, ma soprattutto i filmati delle telecamere posizionate sui vecchi silos della polizia locale che restituiscono fotogramma dopo fotogramma la dinamica dell’incidente. Le immagini chiariscono la manovra dell’autobus, la posizione del pedone e quei pochi, drammatici istanti in cui Maria è stata travolta e uccisa. A questo si aggiunge il racconto del supertestimone: un altro autista della Tua che si trovava nel piazzale e che ha assistito direttamente a quella scena drammatica. Per gli accertamenti dovuti, il mezzo è stato sequestrato, così come il telefono dell’autista, mentre è stata disposta la revoca della patente. Atti dovuti anche per gli esami tossicologico e alcolemico. La dinamica resta dunque al vaglio degli investigatori. Intanto, per Maria, resta da fissare la data dei funerali. Era la storica collaboratrice amministrativa della scuola di via Cavour, andata in pensione appena due anni fa. Da allora si era dedicata alla famiglia e al suo nipotino, che quella domenica mattina avrebbe dovuto incontrare. Un appuntamento che non c’è mai stato. Maria è morta poco prima di poterlo riabbracciare.
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