Draghi: «I Laboratori di fisica sono l’orgoglio dell’Italia»

Il presidente all’Aquila: ora raddoppio del numero dei dottorati e più fondi alle donne
L’AQUILA. Un Mario Draghi “emozionato” è già di per sé una notizia se si considera il suo proverbiale aplomb. È stato lo stesso presidente del consiglio a parlare della sua “grande emozione” al termine della visita durata poco meno di un’ora nei Laboratori nazionali di fisica nucleare che si trovano sotto 1.400 metri di roccia della montagna più alta dell’Appennino, il Gran Sasso. Draghi è stato accompagnato alla scoperta degli esperimenti – che cercano di svelare i tanti ministeri dell’universo – dal premio Nobel 2021 per la fisica, Giorgio Parisi. Il premier ieri mattina è arrivato puntualissimo. Alle 10 l’elicottero si è posato su piazzale Simoncelli. Da lì Draghi ha raggiunto i laboratori sotterranei. Parisi, il presidente dell’istituto nazionale di Fisica nucleare, Antonio Zoccoli, e i vertici del Laboratori lo hanno condotto nelle grandi sale sperimentali dove il capo del governo ha incontrato i ricercatori. Alle 11.15 il premier è arrivato davanti alla sede esterna dei Laboratori. Alle 11.20, accolto da un applauso, ha fatto il suo ingresso nella sala Fermi.
ECCELLENZA ITALIANA
«Siete una delle grandi eccellenze del Paese. L’Italia è orgogliosa di voi», ha detto Draghi nel suo discorso durato poco più di 12 minuti parlando dei Laboratori «è stata per me una grande emozione osservare da vicino gli esperimenti che vi rendono un punto di riferimento per la comunità scientifica mondiale. Quest’anno ricorre il 35esimo anniversario dall’inizio delle attività dei Laboratori del Gran Sasso, prova della lungimiranza degli investimenti in centri di ricerca e infrastrutture scientifiche. Il Gran Sasso ha contribuito e continua a contribuire a molte delle scoperte più rilevanti della nostra epoca nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. È un luogo capace di attrarre menti brillanti dall’estero e di valorizzare i nostri talenti».
SOSTEGNO ALLA RICERCA
Il Presidente del consiglio ha poi sottolineato: «La mia visita in questo luogo straordinario è servita a capire meglio quale sia il contributo che il Governo e le istituzioni possono dare al mondo della ricerca. Vogliamo sostenervi e agevolare il vostro lavoro, senza ingerenze, nel mio caso almeno. Vogliamo promuovere la cultura del merito con la consapevolezza che i risultati possono non essere immediati».
LE DONNE
«Realizzare il pieno potenziale della ricerca vuol dire puntare su chi è stato spesso ai margini di questo mondo, le donne», ha affermato il premier, «per troppo tempo le posizioni di vertice nella ricerca scientifica sono state appannaggio degli uomini. Oggi sono molte di più le ricercatrici italiane che si affermano ai massimi livelli. Penso a Lucia Votano, la prima donna a dirigere i Laboratori del Gran Sasso, e a Fabiola Gianotti, direttrice del Cern. I Laboratori del Gran Sasso, dove otto su 14 responsabili di progetto sono donne, costituiscono un esempio per tutti. Sono però ancora troppo poche le ragazze che scelgono studi scientifici. Si tratta di diseguaglianze che partono da lontano, addirittura dall’infanzia. Per promuovere la partecipazione femminile al mondo delle scienze e della tecnologia dobbiamo intervenire lungo tutto l’arco dell’istruzione, dalla scuola all’università».
FONDI PNRR
Il Presidente ha poi parlato delle risorse che il Pnrr mette a disposizione per istruzione e ricerca: «Col Pnrr investiamo oltre 30 miliardi in istruzione e ricerca, finanziamo fino a 30 progetti per infrastrutture innovative di rilevanza europea. Nei prossimi 4 anni, destiniamo 6,9 miliardi di euro alla ricerca di base e applicata. A dicembre 2021 abbiamo pubblicato bandi, che si sono chiusi questa settimana, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Finanzieremo cinque Centri nazionali, gli ecosistemi dell’Innovazione territoriali e le infrastrutture di Ricerca e di Innovazione. Il nostro obiettivo è favorire il progresso scientifico e coinvolgere le nostre migliori competenze. L’impegno del Governo è partire dai giovani ricercatori. Il numero di nuovi dottori di ricerca in Italia è calato del 40% tra il 2008 e il 2019, ed è oggi tra i più bassi nell’Unione Europea. Per invertire questa tendenza raddoppiamo il numero delle borse di dottorato, dalle attuali 8-9 mila l’anno a 20mila, e ne aumentiamo gli importi. Finanziamo circa 2.000 nuovi progetti di giovani ricercatori sul modello dei bandi europei. E riformiamo i dottorati di ricerca per valorizzare il titolo anche al di fuori della carriera accademica, e formare competenze di alto profilo nelle principali aree tecnologiche». Previsti fondi consistenti anche per i Laboratori del Gran Sasso.
DIFENDERE LA SCIENZA
La stoccata finale Draghi l’ha riservata ai “no vax” pur senza mai nominarli. «La pandemia ha riproposto la centralità della scienza per la nostre vite e per la nostra società. È il prezioso lavoro dello scienziato a fare la differenza fra la morte e la vita, fra la disperazione e la speranza. E questo vale per lo sviluppo dei vaccini e dei medicinali e per il cambiamento climatico. Ci sono pulsioni antiscientifiche che puntano alla delegittimazione dei singoli scienziati o delle loro istituzioni. Tocca a noi tutti prenderci cura della scienza come la scienza si prende cura di noi». Finito il discorso, un saluto alle altre autorità presenti (fra cui il presidente della Regione, Marco Marsilio, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il commissario sisma 2016, Giovanni Legnini, il presidente della Provincia, Angelo Caruso, il prefetto Cinzia Torraco), e alle 12.15 l’elicottero era già in volo verso Roma.

