E gli ambulanti sollecitano un confronto: «Rivendichiamo il diritto di lavorare»
Il settore del commercio chiede di essere ascoltato. In una lettera inviata all’assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo, per chiedere un incontro urgente, il presidente della Fiva-Co...
Il settore del commercio chiede di essere ascoltato. In una lettera inviata all’assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo, per chiedere un incontro urgente, il presidente della Fiva-Confcommercio, Alberto Capretti, e dell’Anva Confesercenti, Domenico Gualà, evidenziano come «non si può pensare alla sola riapertura delle attività commerciali in sede fissa, lasciando nella totale incertezza migliaia di commercianti su aree pubbliche. L’assenza di qualunque riferimento alle aree mercatali che si svolgono all’aperto, e dunque potenzialmente in condizioni di sicurezza, è davvero inspiegabile», affermano Capretti e Gualà, «due mesi fa c’è stata la chiusura di tutti i mercati: da allora sono state riavviate solo alcune attività commerciali specifiche». La categoria «è consapevole del fatto che sia necessario adottare tutte le precauzioni richieste per garantire l’adeguato contenimento dei contagi, come ad esempio ribadire l’importanza della distanza di sicurezza indicando su apposita cartellonistica i comportamenti da adottare».
«La natura intrinseca del mercato, che si svolge in aree aperte, di per sé consente naturalmente il rispetto delle suddette norme. Bisogna dare un segnale e ribadire l’esigenza di prepararsi a ripartire», sottolineano Capretti e Gualà, «va inoltre sottolineato che il comparto commerciale su aree pubbliche è animato in massima parte da piccole imprese familiari e monoreddito, per le quali non sono previsti ammortizzatori sociali che possano garantire un minimo vitale in assenza di incassi e che le indennità erogate, ad oggi, sono solo un pannicello caldo. Dopo 60 giorni di mancati incassi, ci troviamo costretti a rivendicare il diritto al lavoro». (m.p.)
«La natura intrinseca del mercato, che si svolge in aree aperte, di per sé consente naturalmente il rispetto delle suddette norme. Bisogna dare un segnale e ribadire l’esigenza di prepararsi a ripartire», sottolineano Capretti e Gualà, «va inoltre sottolineato che il comparto commerciale su aree pubbliche è animato in massima parte da piccole imprese familiari e monoreddito, per le quali non sono previsti ammortizzatori sociali che possano garantire un minimo vitale in assenza di incassi e che le indennità erogate, ad oggi, sono solo un pannicello caldo. Dopo 60 giorni di mancati incassi, ci troviamo costretti a rivendicare il diritto al lavoro». (m.p.)

