E l’esperto assicura: smaltiremo presto tutti i tamponi in attesa

Sono centinaia. In molti si sono rivolti anche al Centro per sensibilizzare la Regione sui loro casi Fazii (laboratorio di Pescara): «Sì, siamo in ritardo ma stiamo lavorando per recuperare subito»
PESCARA. L’attesa per i risultati dei tamponi in alcuni casi diventa spasmodica e dura anche oltre le due settimane. L’enorme mole di lavoro a cui il personale medico è sottoposto dilata i tempi per avere il responso sull’eventuale positività al Covid e per molti tutto ciò comporta dei disagi.
In tanti si rivolgono in queste ore al Centro per dare la propria testimonianza, ma sui ritardi arrivano le rassicurazioni dell’esperto.
UNA DONNA di Città Sant’Angelo attende l’esito del test dallo scorso 1° aprile. Adesso sta bene, prosegue la sua quarantena domiciliare ma non sa ancora se è stata contagiata. E questa attesa le sta causando problemi lavorativi. La sua storia è solo una tra le tante che si registrano in Abruzzo: nelle scorse settimane ha avuto la febbre alta e, alla scoperta che sul posto di lavoro c’era stato un caso di coronavirus, anche lei è stata sottoposta a tampone effettuato nella sua abitazione. Pochi giorni dopo le sue colleghe hanno fatto il test del quale hanno avuto già risposta. «La mancata tempestività nell’analizzare il tampone mi sta procurando danni dal punto di vista lavorativo», è la sua testimonianza visto che anche il datore di lavoro si chiede come mai non abbia avuto ancora l’esito, considerando che per le altre colleghe questo c’è già stato. «Non credo sia giusto pagare per colpa degli altri», è la sua riflessione mentre lancia l’appello affinché la Asl le faccia sapere nel più breve tempo possibile il motivo del ritardo, quando si potrà avere una risposta e soprattutto quale sarà il responso.
UN RISULTATO ATTESO con ansia anche da un uomo di Francavilla che però, nel portare il suo esempio, fa subito una premessa: «Non è mia intenzione polemizzare, comprendo che tutti viviamo un momento di grande difficoltà anche se sono effettivamente diciassette giorni che attendo il risultato del test». Si è sottoposto a tampone poiché febbricitante, con la temperatura che ha superato anche i 38°. Su consiglio del medico curante ha segnalato il suo stato di salute ed è stato raggiunto a casa per eseguire il controllo alla scoperta di un ipotetico contagio. Era il 30 marzo ma fino a ieri l’uomo non sapeva ancora nulla circa il responso. «Un risultato che doveva arrivare entro pochi giorni in realtà non c’è ancora stato», racconta il protagonista della vicenda. «Non nego che questa attesa crei dei problemi. Non esco di casa da praticamente un mese, sono in stand-by e con la preoccupazione di quello che rivelerà il tampone». Fisicamente sta bene, non ha più febbre da diversi giorni ormai, «però si vive in un limbo, non posso fare nient’altro che attendere».
I MOTIVI DI QUESTE ATTESE vengono spiegate dettagliatamente da Paolo Fazii, direttore dell'Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica a valenza regionale della Asl di Pescara. «C’è stato aumento esponenziale dei tamponi inviati da Chieti nel periodo in cui il loro laboratorio non era ancora partito. Quindi i campioni si sono accumulati», sottolinea l’esperto. «Spero in quattro o cinque giorni di rimettermi a pari. Io sono a posto con la coscienza». Poi entra nel dettaglio del lavoro svolto: «Saltato il criterio cronologico, ho seguito quello clinico e chi aveva dei sintomi ha avuto la precedenza. Siamo indietro, ma stiamo recuperando tra mille difficoltà. Ci riusciamo perché ho avuto l'intuizione di dotarmi di diverse piattaforme di ditte diverse, così da non restare scoperti sui materiali necessari per l'esecuzione dei test».
C’è l’ammissione sui ritardi, ma l’attività da svolgere è tanta: «A volte c'è chi si arrabbia, ma spesso si fa fatica a capire in quale situazione stiamo lavorando. Stiamo facendo il possibile».
UNA SVOLTA PUÒ ARRIVARE dal macchinario di tecnologia americana e produzione cinese in grado di eseguire fino a 2.400 test in 24 ore. Deve partire da Shenzen: «Dovrebbe arrivare tra il 22 e il 23 aprile. Speriamo sia così», fa sapere il professor Fazii. «Poi ci vorranno alcuni giorni per settarlo da remoto con degli ingegneri americani, perché per loro non è possibile volare dagli Stati Uniti». L’arrivo del macchinario è tuttavia slittato rispetto alle previsioni: «Avrebbe già dovuto essere qui. Doveva arrivare venerdì scorso», ammette il direttore dell'Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica a valenza regionale della Asl di Pescara. «Finché non ce l'ho la certezza non posso averla, ma speriamo arrivi nei tempi comunicati. Purtroppo sono questioni indipendenti da noi. Ho a che fare da sempre con l'acquisto di macchinari e prodotti, ma quella attuale è una situazione che non ho mai vissuto». Altre regioni si sono interessate, tanto che il professor è stato contattato da più parti perché c’è la volontà di ripercorre la strada da lui intrapresa. «Me ne parlano tutti con entusiasmo», conferma Fazii.
Infine ci sono ulteriori questioni che non vanno sottovalutate: «Altri problemi riguardano i reagenti, difficili da reperire. Al punto che nel mondo», conclude il professore, «molti laboratori si stanno fermando proprio per questo motivo».
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