Edilizia popolare e Nuova Pescara: Spoltore all’evento “Abitare insieme”

9 Aprile 2024

PESCARA. Abitare insieme: un affresco comune a partire dall'edilizia popolare nei territori di Pescara, Spoltore e Montesilvano. A parlarne, in un evento organizzato dal dipartimento di Architettura...

PESCARA. Abitare insieme: un affresco comune a partire dall'edilizia popolare nei territori di Pescara, Spoltore e Montesilvano. A parlarne, in un evento organizzato dal dipartimento di Architettura dell'Università D'Annunzio con il coordinamento scientifico del docente Alberto Ulisse, ha portato tecnici ed amministratori comunali a confronto sulle tematiche dell'abitare e dell'edilizia residenziale pubblica.
A Spoltore ci sono ottanta alloggi: venti di proprietà comunale e il restante Ater, presente al tavolo come partner di studio. «Si progetta un abitare nuovo che vada a sanare e risolvere i problemi di soluzioni abitative dagli anni ’50 agli ’80», ha sottolineato l'assessore Nada Di Giandomenico. «Occorre una visione nuova e impegnare le risorse: l'approccio ai bisogni, all'emergenza abitativa, non è più solo urbanistico, ma sociale e culturale». Ovviamente, una riflessione è stata dedicata anche al processo di fusione i tre Comuni. «Spoltore con la Nuova Pescara avrà il mare», la bonaria provocazione per l'assessore. «Ma è anche vero che Pescara riceverà un grande polmone di territorio verde», ha risposto Di Giandomenico, «che va tutelato superando le ideologie. È necessario progettare in ottica di riqualificazione urbana da un lato, e di integrazione della riqualificazione nel tessuto urbano dall'altro, in modo armonico, integrato, in una visione di vivere sociale inclusivo. Non possiamo parlare di rigenerazione urbana senza parlare di rigenerazione umana, non possiamo parlarne di recupero urbano senza parlare di cura, legami, relazioni».
L’importanza del pragmatismo al centro dell’intervento del sindaco Chiara Trulli. «Il problema dell'edilizia residenziale pubblica», ha detto, «è di primaria importanza, attraverso l'estremizzazione ideologica del passato si sono create patologie sociali oggi sotto gli occhi di tutti. Non è creando i ghetti che si risolveva il problema abitativo, pensando di poter così dare una casa a tutti». Soluzioni da evitare, dunque, per affrontare esigenze abitative che crescono. «Rispetto agli anni 70, abbiamo ancora più problemi, non possiamo parlare in termini passati, perché l'emergenza abitativa c'è anche oggi» conclude Trulli. «Lo studio ci deve portare a fare un setting delle questioni, che non vanno ideologizzate: la politica deve essere improntata al buon senso, anzi a un metodo scientifico della ricerca di soluzioni. Serve l’impegno da parte di tutti gli attori coinvolti nel sistema».