Efficienti un po’ più della media Peggio di noi Calabria e Sicilia

2 Agosto 2018

PESCARA . In Abruzzo l’efficienza della pubblica amministrazione è leggermente superiore alla media, attestandosi a quota 53, in una classifica nella quale il massimo è 100. Lo rivela il rapporto...

PESCARA . In Abruzzo l’efficienza della pubblica amministrazione è leggermente superiore alla media, attestandosi a quota 53, in una classifica nella quale il massimo è 100. Lo rivela il rapporto Svimez presentato ieri a Roma. Sono al di sotto della metà Calabria (39), Sicilia (40), Basilicata (42), Puglia (43). Secondo Svimez «ancora oggi al cittadino del Sud, nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, mancano (o sono carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia». In particolare, nel comparto socio-assistenziale il ritardo delle regioni meridionali riguarda sia i servizi per l’infanzia che quelli per gli anziani e per i non autosufficienti. «Più in generale, l’intero comparto sanitario presenta differenziali in termini di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale come dimostra la griglia dei Livelli essenziali di assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania». Una circostanza che non riguarda l’Abruzzo, che in quanto a raggiungimento dei Lea ha raggiunto gli obiettivi fissati. «I dati sulla mobilità ospedaliera interregionale testimoniano le carenze del sistema sanitario meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione, e la lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri. Le regioni che mostrano i maggiori flussi di emigrazione sono Calabria, Campania e Sicilia, mentre attraggono malati soprattutto la Lombardia e l’Emilia Romagna. I lunghi tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali sono anche alla base della crescita della spesa sostenuta dalle famiglie con il conseguente impatto sui redditi. Strettamente collegato è il fenomeno della povertà sanitaria, secondo il quale sempre più frequentemente l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie italiane, soprattutto nel Sud: nelle regioni meridionali sono il 3,8% in Campania, il 2,8% in Calabria, il 2,7% in Sicilia; all’estremo opposto troviamo la Lombardia con lo 0,2% e lo 0,3% della Toscana.