Famiglie disperate senza l’acqua: «C’è il Covid, impossibile lavarci»

Le chiusure notturne proseguono fino al 17 novembre ai Colli, San Silvestro, San Donato e Fontanelle Il racconto dei cittadini. Un papà: «Rubinetti a secco anche il giorno della Comunione di mia figlia»
PESCARA. Docce saltate per mancanza di acqua, piatti dopo cena che restano nel lavandino, catini, bottiglie e bacinelle riempite al mattino per lavarsi i denti la sera, lavatrici e lavastoviglie costrette a entrare in funzione soltanto di giorno, nella fascia oraria in cui i costi dell’elettricità sono maggiori, oppure a giorni alterni, quando le chiusure e le restrizioni dell’acqua potabile non sono in funzione. È una routine domestica con la quale le famiglie dei Colli, di San Donato, Fontanelle e San Silvestro convivono ormai da fine luglio, da quando l’ente che gestisce il servizio idrico ha messo in atto i provvedimenti restrittivi (dalle 23 alle 6 ai Colli, dalle 22 alle 6 nelle altre zone) a causa della siccità che continuerà almeno fino al 17 novembre.
A nulla sono servite le proteste dei cittadini a causa dei tanti problemi alla rete idrica e la levata di scudi dei rappresentanti politici dei diversi Comuni contro le chiusure notturne e le restrizioni dell’Aca. Di settimana in settimana, infatti, il bollettino viene aggiornato costantemente senza sapere quando i razionamenti potranno terminare. «Siamo esausti, non ne possiamo più», racconta una mamma, Daniela Cairoli, che abita a strada Colle Scorrano, nella parte alta dei Colli servita dal serbatoio di Valle Furci, al piano rialzato, «ho un figlio che va in prima media. È da quest’estate che non possiamo sciacquarci la faccia o lavarci i denti al mattino, per non parlare delle docce, visto che l’acqua va via la sera e di fatto prima delle 8,30 o delle 9 torna solo un filo, anche se di regola ci dovrebbe essere restituita alle 6. Il problema è che la pressione è talmente bassa che dobbiamo usare le bacinelle per lavarci». Il problema maggiore le famiglie dei Colli lo hanno riscontrato nei mesi estivi, quando tornavano dal mare e spesso non trovavano l’acqua. «Capitava di uscire la sera per la passeggiata», prosegue Cairoli, «e non potersi lavare le mani sotto l’acqua corrente nonostante l’emergenza sanitaria. Per un periodo abbiamo avuto ospiti a casa, eravamo in sei senza acqua di sera, è stato un incubo. Capiamo le problematiche causate dalla situazione climatica, ma sarebbe più corretto se l’Aca facesse un incontro con i rappresentanti dei cittadini per individuare una soluzione definitiva, magari venendoci incontro sul costo di un autoclave che in questo momento non tutti possono permettersi». Per Marco Camilletti, un papà di due bimbe di 3 e 11 anni di Colle Innamorati, la situazione più critica c’è stata ad agosto, quando «la mancanza d’acqua è coincisa con il giorno della Comunione di mia figlia», si rammarica raccontando anche di alcuni scambi verbali molto accesi avuti con i tecnici dell’Aca. «Adesso un pochino è migliorata, ma i disagi restano, soprattutto con il Covid e con l’esigenza di pulire e igienizzare continuamente. Ho un appartamento al secondo piano in una palazzina dotata di autoclave, ma il problema dell’acqua lo abbiamo sempre. Ogni volta che tolgono l’acqua l’impianto la ridistribuisce, ma poi quando viene riattivata è il primo a prenderla per ricostruire la sua riserva. Il risultato è che dobbiamo razionalizzare le riserve anche con l’autoclave».
Una lamentela che accomuna tutti riguarda «i costi elevati delle bollette, regolarmente recapitate nonostante l’emergenza». «La stanno gestendo malissimo», è l’opinione di Giuseppe Arcaro, un cittadino che abita in via Tirino, nella zona del Tribunale, «io ho problemi da maggio, quindi da prima che dichiarassero lo stato di emergenza, nonostante il mio palazzo si trovi a valle della cisterna. Nella mia zona la situazione è ribaltata: di notte l’acqua c’è, invece di giorno diminuisce dalle 8. La pressione è talmente bassa da non far partire la caldaia e da lasciarci solo un filino d’acqua al mattino per lavare il viso. Tra un po’ con l’inverno dovremo scaldarla sui fornelli».
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