Fine del lavoro in anticipo: le nuove opzioni dal 2024

21 Novembre 2023

L'AQUILA. Nel 2024 saranno poche le possibilità per andare in pensione anticipata. Restano in piedi Quota 103 con 62 anni di età e 41 anni di contributi, ma con un requisito minimo di assegno...

L'AQUILA. Nel 2024 saranno poche le possibilità per andare in pensione anticipata. Restano in piedi Quota 103 con 62 anni di età e 41 anni di contributi, ma con un requisito minimo di assegno maturato e ricalcolo contributivo, Ape Sociale con 63 anni e 5 mesi di età e 30 o 36 anni di contributi per 4 categorie di lavoratori, Opzione Donna con 61 anni di età e 35 di contributi per 3 categorie di lavoratrici, con ricalcolo contributivo e la pensione anticipata contributiva, che si ottiene a 64 anni e 20 di contributi effettivi dopo il 1995. Vediamo cosa cambia rispetto al passato.
PLATEA RIDOTTA.
Quota 103 viene fondamentalmente limitata ad alcune categorie di lavoratori svantaggiati, caregiver, disoccupati, lavori usuranti e disabili, con età anagrafica fissa di 63 anni e 5 mesi e dai 30 ai 36 anni di contributi. La grande novità è l’esclusione delle 23 categorie di mansioni gravose inserite nel 2022 ed ora stralciate, per l’accesso all’Ape Sociale. Anche Opzione Donna diventa meno accessibile. Le lavoratrici donne che devono maturare, entro dicembre 2023, almeno 35 anni di contributi per uscire prima, ma anche raggiungere un’età di 61 anni che vengono ridotti a 60 con un figlio e a 59 anni con due o più figli. La platea delle beneficiarie viene ridotta a sole tre categorie: esuberi da aziende con tavoli di crisi aperti, caregiver familiari da almeno 6 mesi e invalide almeno al 74%.
PENSIONE ANTICIPATA
ORDINARIA
Nessuna novità per la pensione anticipata ordinaria che si aggancia con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi le donne, senza vincoli di età e con decorrenza di tre mesi di finestra mobile, mentre per la pensione anticipata contributiva a 64 anni di età sale l’importo minimo: 3 volte il minimo pensione (2,8 per le donne con un figlio e 2,6 con più figli). Anche per il 2024 si attua il blocco degli scatti pensionistici: fino al 2026 l’Istat non ha previsto nuovi adeguamenti alle aspettative di vita, anche se lo sblocco dell’età pensionabile è stato anticipato dalla Manovra a fine 2024. Pertanto, per chi sceglie di andare in pensione nel 2024 con i requisiti ordinari, le regole sono le stesse del 2023. Anche per i precoci resta confermata la possibilità di uscire con la Quota 41, ovvero con 41 anni di contributi senza requisito anagrafico.
LAVORATORI PRECOCI
I lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni sono considerati “precoci” e possono accedere a Quota 41 se rientrano in una delle categorie di lavoratori ammesse: disoccupati dopo tre mesi di Naspi o altra indennità, caregiver da almeno 6 mesi di coniuge o parente di primo grado convivente con Legge 104, invalidi civili con almeno il 74% di riduzione della capacità lavorativa accertata e addetti a lavori usuranti o gravosi per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività. La pensione di vecchiaia ordinaria, quella basata sui requisiti previsti dalla Legge Fornero, restano di fondo gli stessi: 67 anni di età e 20 anni di contributi, ma con una novità pensata per andare incontro ai giovani con carriere discontinue e pochi contributi accumulati a fine carriera. Per i lavoratori privi di contribuzione al 31 dicembre 1995, viene eliminato il requisito che imponeva un importo minimo della pensione maturata pari a 1,5 volte l’assegno sociale per esercitare il diritto a pensione. Resta, tuttavia, il vincolo dell’importo soglia pari all’assegno sociale stesso.
Il paletto "soglia" rischia di far slittare la pensione oltre i 70 anni. In futuro, con l’adeguamento alle speranze di vita programmato per il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, che innalzerà l’attuale età pensionabile di 67 anni, il momento della pensione rischia comunque di arrivare anche a 73 anni con 34 anni di contributi.(m.p.)