Fuga in taxi dopo gli spari: stava andando in Svizzera

Federico Pecorale fermato in autostrada dopo essere stato dai nonni a Gissi
PESCARA. Quel cuoco doveva fare quello che gli diceva il cliente. È la certezza che ha continuato ad accompagnare Federico Pecorale anche al momento della cattura, nel taxi fermo a fare benzina in autostrada, zona Pesaro. Alle 22,50 di domenica, il 29enne se ne stava tornando in Svizzera dalla madre, originaria di Gissi. Dopo aver preso a pugni e sparato con una calibro 6.35 cinque colpi di pistola al giovane cuoco del ristorante “Casa Rustì” solo perché gli arrosticini non erano cotti bene e venivano serviti in ritardo, il 29enne, stava tornando a Losanna, dove vive. A bordo di quel taxi fatto arrivare da Vasto dopo gli spari, e dopo essersi rifugiato nell’hotel a due passi da piazza Salotto dove era arrivato il 4 aprile, Pecorale per 1.500 euro si è fatto prima portare dai nonni materni a Gissi e poi ha chiesto di andare in Svizzera. Ma sulla A14 lo ha braccato e catturato la polizia stradale di Senigallia, chiudendo una giornata all’insegna del massimo livello di allarme.
CORSA CONTRO IL TEMPO
Dalle 14.09 di domenica, quando il 113 ha ricevuto la segnalazione dell’aggressione a colpi di pistola nel ristorante di piazza Salotto, si temeva che potesse accadere di nuovo, trattandosi di un episodio di cui «non si comprendeva la logica, non facilmente decifrabile, incomprensibile», scaturito da «motivi banali», come ha detto il questore Luigi Liguori ieri in conferenza. E mentre la vittima dell’aggressione, il cuoco 23enne originario di Santo Domingo, Yelfry Rosado Guzman, lottava per la vita e veniva operato in ospedale, la polizia ha identificato l’aggressore, che si è allontanato da piazza Salotto a piedi per raggiungere l’hotel in cui soggiornava in piazza Santa Caterina, prendere i bagagli e poi, alle 15,50, salire sul taxi per fuggire. In quell’hotel, dove ha lasciato una felpa che ora andrà esaminata, la polizia è arrivata dopo 5 minuti dalla sua uscita.
LA TRAPPOLa e la cattura
Dopo aver cercato ovunque in Abruzzo, ed essere andati dai parenti a Gissi ( i nonni e il fratello maggiore) che hanno collaborato, gli investigatori hanno individuato quel taxi, ed è scattata la trappola coordinata dalla questura di Pescara (che ha allertato quelle di Fermo, Ancona e Pesaro). La cattura è avvenuta nell’area di servizio Metauro, in provincia di Pesaro Urbino. Ma prima che la polizia entrasse in azione in quell’area di servizio è stato avvisato il tassista che stava portando Pecorale in Svizzera e che rischiava di essere preso in ostaggio. Un funzionario della squadra mobile, che si è occupata delle indagini, lo ha contattato, si è accertato che indossasse l’auricolare e che Pecorale non lo sentisse e ha annunciato che avrebbe chiamato di nuovo, come poi è accaduto, per dare indicazioni sul da farsi. Una volta scelto il punto in cui agire in condizioni di sicurezza, è scattata la trappola. Il tassista si è fermato con la scusa di fare rifornimento, come concordato con la polizia, e si è allontanato dalla sua Renault Kadjar. A quel punto la Polstrada ha immobilizzato Pecorale, neutralizzando: non ha avuto neppure la possibilità di reagire, non ha opposto resistenza.
GLI ARROSTICINI
All’apparenza tranquillo e quasi sorpreso, ai poliziotti ha ripetuto che lui era il cliente e che doveva essere accontentato. «Probabilmente non aveva l’esatta percezione di ciò che ha fatto», hanno ricostruito il questore e la dirigente della Polstrada di Ancona, Monica Grazioso. E l’impressione della Mobile diretta da Gianluca Di Frischia è che non sia stato un gesto premeditato: «Allo stato degli atti, sembra un gesto emozionale». Ma se è così, interviene il questore, è difficile «prevedere» episodi del genere, nonostante piazza Salotto sia «sempre presidiata».
LA PISTOLa e i soldi
Pecorale, che non ha precedenti e neppure il porto d’armi, aveva con sé una pistola semiautomatica. Sembra che se la portasse dietro da un anno circa, per difesa personale. L’altra sera, mentre era nel taxi, ce l’aveva con sè, ma non addosso. Secondo la ricostruzione della polizia, aveva anche «una certa disponibilità di denaro».
IN CARCERE A PESARO
È stato sottoposto a fermo per tentato omicidio e per il porto dell’arma. Dopo essere stato identificato a Pescara, Pecorale è stato portato in carcere a Pesaro. Sarà la procura di Pesaro (che ha competenza territoriale perché l’arresto è avvenuto lì) a chiedere al gip dello stesso tribunale, la convalida. Ma il gip di Pesaro non potrà procedere alla eventuale richiesta di misure cautelari perché i fatti si sono verificati a Pescara: dopo la convalida del fermo, il fascicolo sarà spedito a Pescara dove il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Fabiana Rapino potranno chiedere la misura adeguata. E la decisione spetterà al gip di Pescara.
I complimenti del PREFETTO
Il prefetto Giancarlo Di Vincenzo ha ringraziato il questore e la polizia «per la complessa e articolata attività investigativa e di prevenzione che ha permesso, in poche ore, di individuare e bloccare con un delicato intervento in sicurezza il presunto autore dell’efferato delitto».

