Gara di solidarietà per gli ucraini: raccolte tonnellate di cibo e vestiti

I montesilvanesi in fila per ore al Pala Dean Martin per consegnare pacchi con i beni di prima necessità La titolare di un ristorante: «Abbiamo il dovere di aiutarli». Il volontario: «Portiamo anche le medicine»
MONTESILVANO. Una enorme distesa di buste di plastica colorate invade l'auditorium della musica al Pala Dean Martin. Dentro ci sono i doni della generosità dei montesilvanesi che da due giorni si presentano al portone del centro di raccolta, aperto al palacongressi sul lato Grandi alberghi, con pesanti pacchi in mano stracolmi di prodotti alimentari e medicinali. «Domenica, giorno di apertura, c'era una fila lunghissima», sostengono i tre dipendenti comunali della Protezione civile addetti all'accoglienza e all'immagazzinaggio dei beni di primi necessità destinati ai popoli ucraini in guerra, «un flusso inarrestabile di altruismo» nella città guidata da Ottavio De Martinis «persino dopo la chiusura abbiamo trovato pacchi e buste dietro la porta», rivelano.
Ieri mattina, dalle 9, è stato un via vai più contenuto di persone dal grande cuore, ma la risposta è stata ugualmente sentita. La consegna di vestiti e scarpe al centro di raccolta, aperto tutti i giorni dalle 9 alle 11 e dalle 17 alle 19, è stata bloccata. «In un solo giorno», rivelano gli addetti della Protezione civile del Comune di Montesilvano che operano (tre per il turno mattutino e altrettanti per quello pomeridiano) nella ampia sala della centrale raccolta in affiancamento alla Croce rossa, «sono stati portati tali quantitativi di vestiti, maglioni e scarpe, che non sappiamo più dove metterli. I doni hanno superato ogni nostra aspettativa».
Non ha potuto lasciare il suo, Angela Di Sabatino, nata a Moscufo e residente a Montesilvano, che con dedizione e meticolosità aveva preparato quello scatolone pieno di scarpe imbustate col cellophane una per una: «Sopra ho scritto per chi sono: child e woman, in inglese, così in Ucraina non devono preoccuparsi neppure di tradurre». È rimasta delusa, per un attimo, poi si è ripresa: «Se non posso lasciarli qui i pacchi li porto al centro di raccolta di Moscufo». Lo stesso è accaduto a Vittoriano Verrocchio, volontario di Missione...possibile, l'associazione presieduta da Pino D'Atri: «Vorrà dire che porteremo ciò che occorre». «Medicinali da banco, che non richiedono prescrizione medica» è la risposta degli operatori che prendono la merce, la catalogano sulle reti informatiche e poi la imbustano e la inscatolano specificando sul retro il genere del prodotto, pasta, farmaci, biscotti e così via.
Ma i cittadini possono continuare a donare cibo a lunga conservazione e in scatola, omogeneizzati, prodotti per l'igiene personale, pannolini, assorbenti. Un carico di latte, biscotti e riso, è quello consegnato da Paola D'Andreamatteo, titolare del ristorante Ciccio: «Anche se per noi questi ultimi due anni sono stati difficili, è nostro dovere aiutare gli altri. Alla fine, malgrado le difficoltà, abbiamo tutto e possiamo rinunciare a qualcosa per aiutare soprattutto i bambini». Gli occhi Paola si inumidiscono alle sue stesse parole. Marta, neomamma di Montesilvano, quasi non ce la fa a trascinare il cartone stracolmo di marmellate, crostate sigillate, pacchi di zucchero, salviette per neonati, medicinali. Alcuni non sono stati accettati perché le scatole erano aperte: «Come si fa a non essere solidali quando vedi quelle immagini strazianti in tv? Io sono mamma e quei bambini negli scantinati li ho nel cuore. Potevamo essere noi al loro posto».
La pensa allo stesso modo Selena, anch'essa madre di un bimbo appena nato, che lascia il cartone pieno di pasta e scatolame di legumi appena dopo le 9,30: «È il nostro aiuto alle tante mamme che oltrepassano il confine. È inimmaginabile quanto sta accadendo, non è pensabile una guerra nel 2022».
Il punto di raccolta opera sotto il coordinamento del Coc (Centro operativo comunale) guidato dal dirigente Marco Scorrano.
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