Garofano: «Il killer è un professionista Omicidio pianificato in tutti i dettagli»

L’esperto analizza il video dell’attentato mortale dentro al bar: l’assassino inizia a sparare da fuori per bloccare i 2 bersagli E sulle indagini: «Dall’analisi dei colpi esplosi si potrà capire se quella pistola ha già sparato per la criminalità organizzata»
PESCARA. «Un omicidio premeditato al massimo». Che si è consumato per mano di «un buon tiratore». Luciano Garofano, biologo forense, generale dei carabinieri in congedo, ex comandante del Ris, studia il video della doppia esecuzione del primo agosto nel bar del Parco in via Ravasco e parla di «un’azione pianificata nei dettagli» per uccidere Walter Albi, come è stato, e Luca Cavallito, rimasto ferito in maniera gravissima e ora in Rianimazione.
«Gli elementi cardine di un’azione di questo tipo», dice, «sono i due o tre colpi esplosi da fuori», dall’esterno del locale, «e poi gli altri colpi», quelli esplosi da vicino, «che hanno portato all'esecuzione», perché tale doveva essere e verosimilmente il killer pensava di aver ucciso entrambi. Chi ha agito sapeva con certezza di trovarli lì, anche se non frequentavano quel bar, ed è possibile che la verità venga fuori anche «dai messaggi che la polizia sta studiando», quelli inviati e ricevuti dalle vittime prima di arrivare in via Ravasco. Gli investigatori stanno «analizzando un telefono», quello di Albi, recuperato al bar, mentre quello di Cavallito è stato portato via dal killer. Le indagini, in genere, si concentrano «sui social, spesso strumento di comunicazione per non essere intercettati, e poi sule comunicazioni ordinarie», dice l’esperto.
Generale, ritiene che abbia agito un killer professionista?
«Si devono fare sempre delle considerazioni. Quello era un posto aperto al pubblico per cui, in casi come questi, chi agisce deve scegliere un compromesso tra la rapidità dell'azione e la precisione, avendo la necessità di fuggire. E infatti è stato tutto molto rapido. I primi colpi sono stati sparati da lontano e servivano a bloccare i due, gli altri colpi a finirli, facendo i conti con la possibilità che qualcuno intervenisse per bloccare il killer. Quando c’è l’ansia di dover concludere nel più breve tempo possibile, la precisione si riduce. Ci può stare un errore, anche perché le vittime si sono mosse. Non credo che chi ha sparato sia uno non aduso, perché ha tirato i colpi da lontano».
Dalle immagini, che cosa nota il suo occhio esperto?
«Il killer era preparato, in tutti i sensi. Credo fosse un buon tiratore perché quei tiri a distanza sono andati a bersaglio per entrambi e, tra l’altro, sono passati attraverso il tavolo dove c'erano tre persone, quindi la mira è stata presa con grande cautela e cura. Aveva i guanti, è stato molto rapido quando ha superato il tavolo e si è avvicinato alle vittime, poi è fuggito. Ed era travisato in maniera adeguata. Tra l’altro una persona si è mossa sul versante opposto, mentre accadeva tutto, e al tavolo fuori della traiettoria c'erano delle persone che si muovevano: questo vuol dire che il killer ha accettato il rischio di poter colpire altri. Questo ci porta a considerare che i colpi erano mirati con molta attenzione, essendoci il rischio che qualcuno potesse cadere sotto le traiettorie dei primi colpi. Non mi sembra proprio che sia stato un omicidio d’impeto o di uno che non lo abbia pianificato tutto a tavolino sulla base delle informazioni che aveva o per le relazioni con uno dei due. Adesso si dovrà stabilire il movente».
E rispetto all’atteggiamento delle due vittime prima dell’arrivo del killer?
«Magari era un momento di relax. Ma se non si collegano alcuni elementi attraverso le indagini in corso, si può dire tutto e il contrario di tutto. Diventa difficile fare una ipotesi credibile senza sapere che tipo di rapporti ci fossero o direttamente con il killer o con persone collegate a lui».
Quali elementi, a suo parere, potrebbero aiutare le indagini in questo momento?
«La visione approfondita dei filmati può arricchire di particolari, questo è indubbio. Certamente sono state acquisite tutte le immagini dell’esterno, cioè dell’arrivo del killer e della sua fuga. Credo che tutti i sistemi di videosorveglianza che ruotano attorno a quel locale possono essere decisivi per il riconoscimento del killer, ancorché parziale. E poi ci sono gli accertamenti balistici, che possono consentire di risalire a fatti pregressi cioè se si tratta di un’arma che ha ucciso altre persone in quanto facente parte di un gruppo di criminalità organizzata».
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