Gli angeli in corsia, nomi e volti di chi combatte in prima linea

9 Aprile 2020

Da Laura Lupi, l’infermiera finita sul sito dell’Onu, ai tanti medici e sanitari in trincea «Prima la vestizione, poi l’assistenza ai malati, fino al ritorno a casa tra prudenza e paura»

Un’immagine, un volto, un simbolo. Si chiama Laura, ha 24 anni, ed è l’emblema degli “angeli in corsia”. Quei nostri soldati in camice bianco oppure azzurro che usano per battersi le armi della competenza, della comprensione, del tatto. Medici, infermieri, operatori della sanità in genere, che combattono ogni giorno, ogni notte, dentro corsie insidiose come trincee, contro un nemico subdolo e invisibile, il Covid-19.
Laura Lupi, di Teramo, è il volto simbolo di questa battaglia per la vita. La sua giornata tipo, postata sul suo profilo Facebook, è finita sul sito dell’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni unite.La testimonianza di questa giovane infermiera in servizio nel reparto Covid-19 dell'ospedale di Teramo, è visibile sull'home page del sito Onu con un'intervista raccolta dall'Ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa che vuole essere un omaggio all'impegno del personale sanitario che opera in Italia per contrastare la pandemia. Laura racconta la fatica e il dolore di una giornata di lavoro, a cominciare dalla vestizione. «Il modo in cui indossiamo i nostri indumenti protettivi all'inizio di ogni turno decreta il nostro destino», spiega, «quei primi venti minuti necessari per indossare la tuta protettiva sono fondamentali per evitare l'infezione. Mi è capitato di avere a che fare con le malattie infettive prima d'ora, ma questo virus è diverso perché non ne sappiamo abbastanza. Quello che mi spinge ad andare avanti è che voglio sentire i pazienti che tornano a casa dire “io sono sopravvissuto al Covid-19”». Laura è fresca di laurea: «Mi sono laureata in scienze infermieristiche un anno fa e ho lavorato in reparti di medicina generale e geriatria, ma niente avrebbe potuto prepararmi per le sfide professionali ed emotive che sto affrontando adesso. Il mio primo giorno nel reparto Covid-19 sono entrata in una stanza e un paziente stava piangendo», ricorda, «e quando gli ho chiesto cosa fosse successo mi ha risposto che sua suocera era morta e lui non poteva consolare sua moglie. Tutto quello che ho potuto fare per alleviare la sua pena è stato mettere una mano sul suo petto, ma lui non riusciva nemmeno a vedere il mio viso». Il problema si estende anche a fine turno. «Anche il ritorno a casa dopo una lunga giornata di lavoro», racconta, «è difficile. Vivo con i miei genitori e con mio fratello ma per paura di infettarli non posso condividere con loro neanche la cena. Rivolgo un appello: rimanete a casa per noi. Noi saremo al lavoro per voi». Giovanni Muttillo, dirigente professioni sanitarie Asl Teramo con la collega dottoressa Giovanna Pace, si dice «orgoglioso di questa attenzione e testimonianza» che rispecchiano «il lavoro e l’impegno quotidiano nell’assistere i pazienti, e in particolare quelli Covid, tutti i giorni dal personale infermieristico. In provincia abbiamo eseguito come infermieri oltre 6mila tamponi non solo a pazienti e dipendenti in ospedale ma anche sul territorio». È il giusto riconoscimento per chi, Covid o non Covid, interpreta magistralmente il ruolo insostituibile di “angelo in corsia”.
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