Gli arrestati restano in silenzio I legali: l’obiettivo ora è la libertà

Le difese al lavoro per far cadere le esigenze cautelari. Aliano, neo difensore di Di Pietrantonio: «Non escludo la possibilità di un’istanza». E Spagnuolo, legale di Cipolla: «Ci riserviamo una memoria»
PESCARA. Decidono di non rispondere alle domande del gip tre dei cinque arrestati (tutti ai domiciliari) nell’inchiesta sui Grandi Eventi organizzati dal Comune di Pescara tra il 2014 e il 2019. Ieri erano in programma gli interrogatori di garanzia dell'ex segretario cittadino del Pd, Moreno Di Pietrantonio (coinvolto anche come dirigente della Asi per uno dei tre filone d'indagine per l’assunzione di Simona Di Carlo nell'Azienda sanitaria), e dei due imprenditori dello spettacolo coinvolti, Cristian Summa e Andrea Cipolla, a vario titolo accusati di corruzione, turbativa d'asta e illecito finanziamento. La motivazione di fondo è che i rispettivi legali vogliono approfondire il contenuto delle oltre 13 mila carte che costituiscono il fascicolo. C'è stata anche una variazione quanto alle difese: l’avvocato Ugo Di Silvestre, che inizialmente assisteva Di Pietrantonio e Summa, ha deciso di recedere dalla nomina di Di Pietrantonio per una possibile incompatibilità tra le due posizioni, restando alla difesa di Summa. Il suo posto è stato preso dall'avvocato Anthony Aliano che già lo affiancava. Ed è proprio quest’ultimo, all'uscita dall’aula, a spiegare il perché della decisione di non rispondere. «È necessario fare chiarezza sui momenti e sugli accadimenti: per poter procedere con una difesa più adeguata», aggiunge Aliano, «ho necessità di guardare il fascicolo della procura. Non possiamo soffermarci solo su quello che si è potuto appurare dall’ordinanza di custodia: c’è una serie di accadimenti che non sono riconducibili temporalmente. Sembra quasi che si sovrappongano, ma in realtà non è così. Comunque Di Pietrantonio è fiducioso nell’operato della magistratura».
Quanto a un possibile riesame delle misure cautelari, Aliano dice: «Non escludo la possibilità di un’istanza in luogo di un ricorso». E comunque il legale è tornato più volte su di un concetto: «Bisogna fare chiarezza sui fatti. Nei prossimi giorni avrò modo di interagire con la procura per le esigenze cautelari». Un concetto che sembra essere comune anche con l’imprenditore Cristian Summa che divide con l'esponente politico e con l'ex assessore, Simona Di Carlo, questa parte dell’inchiesta in relazione a dieci progetti, per un valore di 200 mila euro, che l’assessorato di Giacomo Cuzzi gli avrebbe affidato direttamente, e che vengono contestati dal sostituto procuratore Luca Sciarretta titolare del fascicolo.
Anche Summa ha scelto la strada del silenzio, con il suo legale Ugo Di Silvestre, per lo stesso motivo: occorre studiare a fondo le carte prima di poter rispondere. Motivazione che ha fatto sua anche la difesa dell'imprenditore Andrea Cipolla. «È stato un confronto sereno con il giudice Elio Bongrazio», ha detto l’avvocato Marco Spagnuolo che assiste Cipolla, «ma la mole del fascicolo ci impedisce, in questo momento, di fare una valutazione più attenta, quindi ci riserviamo la presentazione di una memoria e poi eventualmente sollecitare il pm».
Evidente che quest’ultimo riferimento è sulle esigenze cautelari che non vengono condivise soprattutto per Cipolla, considerato anche che le sue società sono finite nel mirino dell’ordinanza con una sospensione di quattro anni da ogni attività di contrattazione con la pubblica amministrazione. Quello delle esigenze è comunque un tema che, sembra di capire, qualcuno degli arrestati porterà all'attenzione dei giudici del tribunale del riesame.
Mercoledì toccherà a Giacomo Cuzzi e Simona DI Carlo presentarsi davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia. I legali di Cuzzi (principale protagonista della vicenda), Gianfranco Iadecola e Nicola Lotti, non hanno ancora deciso quale strategia scegliere, ma sembra scontato che se decideranno di adeguarsi agli altri coindagati, presenteranno subito l'istanza per l’annullamento della misura cautelare. Il perché è anche intuibile visto che Cuzzi non ha più potere decisionale, in quanto consigliere di opposizione, ma anche per il fatto che chi lo ha accusato sono anche quei funzionari e dirigenti sui quali, secondo quanto scrive il gip, Cuzzi potrebbe ancora influire. Ma chi ha firmato quelle delibere, dal punto di vista amministrativo, non è finito sotto inchiesta, ma anzi viene tenuto dalla procura come una delle risorse dell’accusa proprio per la posizione assunta contro Cuzzi, al quale viene contestato di aver affidato a Cipolla, in maniera diretta e praticamente esclusiva, l’organizzazione di 21 concerti nell’arco della vita dell'assessorato di centrosinistra, per un totale di 1 milione e 200 mila euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

