Gli avvocati mostrano le foto choc «L’acqua inquinata fa ammalare»

4 Settembre 2015

PESCARA. «Le richieste di risarcimento danni per le malattie legate al mare sporco aumentano ogni giorno: per ora, sono più di 30. Il sindaco dice che nel mare non c’è il virus ebola ma un nostro...

PESCARA. «Le richieste di risarcimento danni per le malattie legate al mare sporco aumentano ogni giorno: per ora, sono più di 30. Il sindaco dice che nel mare non c’è il virus ebola ma un nostro assistito ha riportato una patologia che non è stata chiarita nemmeno dai medici dell’ospedale di Pescara che l’hanno visitato. Poi, ci sono anche casi di otite e stiamo valutando se per, due casi di nefrite, c’è un nesso di causalità con il mare sporco». Lo affermano gli avvocati Paride Orsini e Massimo Ritucci che, insieme a Paolo Leonetti, ex candidato al consiglio comunale con Fratelli d’Italia, stanno raccogliendo le richieste di consulenza.

Ieri, Orsini e Ritucci avrebbe voluto prendere la parola in consiglio comunale ma non è stato possibile: dalle 16,30 alle 20,30, si è riuscito a parlare solo quanto di fosse «offensiva» la maglietta dell’opposizione con scritto «Alessandrini dimettiti».

Ai politici in consiglio e al pubblico, gli avvocati avrebbero mostrato le foto che pubblichiamo: «Le immagini documentano le malattie provocate dal mare inquinato», dicono i legali. «C’è un bambino con un ciuccio in bocca e il volto ricoperto da un’eruzione cutanea, un altro con una gamba affetta dallo stesso problema e c’è addirittura un adulto che non riusciva più a camminare per uno sfogo acuto su un’intera gamba. Le gastroenteriti? Non si contano perché tanti non si sono fatti visitare in Pronto soccorso ma sono andati solo in farmacia».

In consiglio, i legali avrebbero voluto proporre l’istituzione di una commissione aperta agli esperti per valutare cosa è successo: «Volevamo chiedere che consulenti terzi spiegassero le condizioni del mare perché dal 6 aprile ci sono state 11 rotture della fogna. Invece, ci siamo accorti che non c’è la volontà politica di dare risposte ai cittadini». Prima di abbandonare l’aula del consiglio, i legali dicono: «Ora, andiamo via perché non siamo disposti a farci offendere oltre». (p.l.)

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