Gli hotel in crisi, scatta l’allarme «Così non si può andare avanti»

26 Gennaio 2022

L’aumento delle bollette e il calo della clientela per il virus stanno mettendo in ginocchio la categoria La presidente di Federalberghi Renisi: «La situazione sta precipitando, difficile arrivare all’estate»

MONTESILVANO. Strutture vuote, bollette alle stelle e la preoccupazione di perdere anche il personale, già in cerca di un’occupazione più stabile. Sono questi i timori che in queste settimane di gennaio, in piena quarta ondata di Covid, tolgono il sonno agli albergatori di Montesilvano, costretti ormai a lavorare solo nei tre mesi estivi. I numeri, del resto, parlano chiaro: delle 19 strutture presenti in città, sono appena 4 o 5 quelle attualmente aperte, tra cui appena 2 dei 6 grandi alberghi di via Maresca.
A restituire una fotografia della preoccupante situazione in cui versa la categoria è la presidente di Federalberghi Pescara, Daniela Renisi. «Dopo un autunno in cui stavamo lavorando bene, purtroppo la situazione è nuovamente precipitata, prima con un dicembre in cui sono saltati Natale e Capodanno», ricorda, «e poi con un gennaio in cui è tutto fermo». Per una città come Montesilvano, che prima del Covid lavorava molto con fiere, convegni ed eventi sportivi nei mesi di bassa stagione, infatti, la situazione è più difficile che mai. «A questo si aggiungono anche i rincari di luce, gas e prodotti di prima necessità», prosegue Renisi, «per non parlare del problema del Green pass rafforzato che penalizza anche quella piccola fetta di mercato straniero, proveniente da luoghi in cui i vaccini, anche quando somministrati, non vengono riconosciuti in Italia. In questo modo si agevolano le locazioni private a discapito delle strutture ricettive».
La presidente cita il caso di una squadra russa che avrebbe dovuto partecipare a una collegiale, ma che è stata costretta ad annullare la prenotazione. C’è poi un altro nodo, ossia quello dei dipendenti. «Anche se la cassa integrazione è stata posticipata fino a marzo, in molti stanno iniziando a cercare lavori più stabili perché noi non riusciamo a offrire garanzie». A condividere le preoccupazioni della categoria è anche Adriano Tocco, presidente della commissione Turismo e direttore d’albergo. «In alcuni casi le bollette sono aumentate anche del 100 per cento», evidenzia. «Ciò significa che se prima una struttura pagava 10mila euro di gas, ora è arrivata addirittura a sborsare 20mila. E a cascata sono aumentati tutti i costi. Di contro, però, i listini per l’estate sono già stati fatti e un aumento dei prezzi oggi, non solo non sarebbe corretto, ma non sarebbe neanche sostenibile per le famiglie, i cui stipendi sono rimasti gli stessi. C’è poi l’Imu che quest’anno non è stata sospesa e che rappresenta un duro colpo per gli hotel».
Basti pensare che per una grande struttura si parla di importi che arrivano ai 70mila euro l’anno. «È uno scenario drammatico che quest’anno speravamo di non dover affrontare», aggiunge Tocco evidenziando come, anche se inizia ad arrivare qualche timida richiesta per l’estate, «il problema è arrivarci aperti affrontando 2/3 mesi che si prospettano difficilissimi».