«Grazie Pompeo, anche noi da oggi ci sentiamo famosi»

Caramanico, viaggio alla scoperta dei parenti del nuovo segretario di Stato degli Usa Mario Carestia: gli scriverò una lettera e lo inviterò a venire qui per aiutare i nostri giovani
CARAMANICO . Un pugno di case arroccate ai piedi del Monte Morrone dove vivono una settantina di anime. Quasi tutti anziani, e quei pochi giovani che sono rimasti in paese, si arrangiano come possono, aiutando i genitori nei campi e nei periodi estivi lavorando negli alberghi e nelle vicine terme.
Una piccola frazione dove il tempo sembra essersi fermato. Ma da martedì scorso San Vittorino, frazione di Caramanico, è balzato alle cronache di mezzo mondo appena diffusa la notizia che un illustre compaesano è diventato uno degli uomini più potenti dell’amministrazione americana, salendo ai vertici della diplomazia a stelle e strisce. Michael Richard Pompeo detto MIke, braccio destro di Trump, è originario di San Vittorino. I suoi bisnonni, Giuseppe Brandolino e Carmela Sanelli, quest’ultima figlia di Camillo e Felicia Carestia, partirono all'inizio del secolo scorso dal piccolo borgo a cercar fortuna negli States.
ARIA DI FESTA. Ieri a San Vittorino si respirava un’aria diversa. Giovani e anziani, a dire il vero pochi, in giro per il paese, tutti a commentare la notizia e a cercare di trovare un piccolo aggancio parentale con l’illustre paesano. All’ingresso del paese incontriamo una coppia di signori di ritorno da Caramanico, dove sono andati a fare la spesa. Caramanico dista circa quattro chilometri da San Vittorino, ed è attorno al paese termale che ruota la vita dei residenti della piccola frazione. Chiediamo informazioni su Mike Pompeo e sui suoi possibili parenti. «Deve salire su in paese, subito dopo la chiesa troverà una stradina e sulla destra sicuramente c'è qualcuno che potrà darle qualche indicazione».
LA FAMIGLIA COLAFELLA. In una piccola piazzola troviamo Luciano Colafella, 63 anni impegnato con i figli a sistemare un muro di contenimento in pietre, buttato giù dalle ultime nevicate. «Sì, la notizia l’ho sentita al telegiornale e sono rimasto per qualche momento con gli occhi fissi sul televisore per lo stupore e la meraviglia. Poi quando hanno passato l’immagine di Mike Pompeo ho cercato di trovare qualche somiglianza nel suo volto con qualcuno del paese», racconta l’uomo. «Di sicuro io non c’entro nulla, ma sono certo che qui a san Vittorino, ci sono molte persone che hanno legami con la famiglia Brandolino, con la famiglia Carestia e con i Pompeo». Vicino a lui i figli Alfredo, Antonio e Alessandro, impegnati anche loro nei lavori. Alfredo si offre di accompagnarci «da chi potrebbe sapere di più».
ELENA BRANDOLINO. Elena Brandolino, 82 anni ma non li dimostra, ha lo stesso cognome del bisnonno del segretario di Stato americano. È seduta su una sedia sistemata davanti alla porta di casa . Vicino a lei la scopa che dice, le serve per allontanare i cani che si avvicinano alla casa in cerca di cibo. Con grande cortesia inizia a parlare scandendo la voce e ricordando quando sua cugina le raccontava di parenti partiti per l’America che si erano sposati e che erano riusciti a sistemarsi formando una bella e numerosa famiglia composta da ben nove figli. «Non sono sicura», dice la donna, «ma credo che anch’io abbia qualche legame che mi unisce a Mike». Tornando indietro verso il centro di San Vittorino incontriamo Filomena, che ha appena finito di fare il bucato e si appresta ad stendere gli abiti per farli asciugare al sole che ieri mattina è tornato a splendere su uno degli angoli più belli d’Abruzzo. «Devi andare più avanti, c’è Mario, lui sicuramente ti potrà essere d’aiuto».
MARIO CARESTIA. Mario è di ritorno da Caramanico dove è stato a sbrigare delle pratiche insieme alla figlia Barbara. In paese sono certi che sia lui il parente più vicino a Mike Pompeo, tramite la madre. «Una volta mi è arrivata una lettera dagli Stati Uniti, mi sembra dallo Utah, in cui mi si annunciava l’arrivo in paese di una donna che aveva il mio stesso cognome», inizia a raccontare Mario. «Parlando in paese scoprii che la mia famiglia ha legami in America e molto probabilmente quella donna mi cercava proprio perché voleva incontrare i suoi parenti abruzzesi. Ma da allora non l’ho più sentita. Posso solo dire che se si scoprisse che la mia famiglia è in qualche modo legata a quella di Mike Pompeo, uno degli uomini più potenti d’America, la cosa non può farmi che immenso piacere. Anzi gli scriverò una lettera di congratulazioni invitandolo a venire qui a San Vittorino per conoscere la terra dei suoi avi e per chiedergli un solo favore: trovare un lavoro ai giovani del paese per i quali non vedo la certezza di un futuro».

