Guerra all’inquinamento acustico Via ai controlli in strade e locali

L’amministrazione comunale commissiona l’incarico di stilare la mappa delle zone critiche Partono i rilievi in centro e in periferia, sia di giorno che di notte: lo studio costerà 38 mila euro
PESCARA. Costerà quasi 40 mila euro scoprire se Pescara è una città rumorosa e quanto: l’amministrazione ha affidato a una ditta specializzata in misurazioni acustiche il compito di controllare i rumori. Attraverso fonografi sparsi in città, di giorno e di notte, la ditta Centro Sicurezza Lavoratori di Cappelle sul Tavo raccoglierà informazioni sull’inquinamento acustico e farà al Comune le sue proposte per abbattere il frastuono.
La decisione del Comune è un atto dovuto per rispettare un’indicazione dello Stato contenuta in un decreto legislativo del 2005 che impone alle città con più di 100 mila abitanti l’obbligo, ogni 5 anni, di «elaborazione di mappe acustiche strategiche finalizzate alla determinazione dell’esposizione della popolazione al rumore ambientale»: un censimento del chiasso proveniente da strade, ferrovie e attività. Un atto dovuto sì, ma che arriva, cronologicamente, dopo le continue proteste dei residenti del centro contro il rumore della movida di via Battisti e piazza Muzii e dopo un’inchiesta, ancora aperta, che ha già accertato nella stessa zona il superamento dei limiti della tranquillità con picchi di oltre 80 decibel a fronte di un tetto massimo fissato a 55.
Con questa premessa, anche il centro della città costellato di locali alla moda potrebbe finire nell’elenco dei «punti specifici del territorio comunale» da controllare. Ma in questa zona, in due fine settimana a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, l’Arta ha già eseguito una serie di registrazioni: a ordinare ai tecnici di quantificare l’inquinamento della zona è stata la pm Anna Rita Mantini, titolare dell’inchiesta avviata dopo un esposto dei residenti. L’indagine è ancora senza indagati ma è già arrivata a un punto fermo raccontato in una relazione dell’Arta mandata in procura: l’inquinamento acustico nella zona della nuova movida sorta intorno al mercato coperto centrale non è affatto una leggenda inventata dagli abitanti. L’Arta ha misurato valori che superano gli 80 decibel. Un risultato che non è una sorpresa per i residenti: quei decibel rimbombano sui muri, passano attraverso le finestre e si trasformano in un fruscio continuo che copre anche i suoni della televisione e rende impossibile il riposo nelle ore notturne.
I residenti ci sperano che la nuova campagna di misurazione dell’inquinamento acustico comprenda anche piazza Muzii e via Battisti. Ma, per ora, temono che sarà un’altra estate con le finestre chiuse. «Apprezziamo che gli imprenditori virtuosi si autoregolamentino ma questo non può significare un’assenza del Comune visto che, per quest’estate, non esiste un’ordinanza sugli orari», dice il comitato Tranquillamente Battisti, guidato da Federico Di Filippo, riferendosi al protocollo Esercente di Qualità Doc su orari e somministrazione di alcolici, «purtroppo, al di là degli esercenti che si impegnano per rispettare la legge, ci sono tanti battitori liberi che agiscono al di fuori degli accordi. Addirittura, il Comune autorizza concerti in strada con batteria, chitarra elettrica e voce fino all’una come è accaduto in via Piave. Chiediamo risposte concrete perché noi non siamo contro la movida: noi siamo contro la movida troppo rumorosa. E il nostro problema non è neanche la movida violenta anche se solo giovedì scorso un ragazzo, in strada, è stato colpito con un pugno ed è caduto a terra. Vogliamo sottolineare, per rispondere a Gianni Taucci, direttore di Confesercenti, che dall’una in poi non ci sono più le famiglie in giro e il pubblico è ben diverso. E invitiamo Taucci a fornire numeri corretti: in questa zona del centro non ci sono circa 70 attività che danno lavoro a 400 persone ma molte di meno».
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