Montesilvano

Ha accoltellato la moglie nel sonno. «Ero depresso, volevo uccidermi»

7 Ottobre 2026

Montesilvano, tentato femminicidio. Convalidato l’arresto del nigeriano che domenica scorsa ha aggredito la moglie e cercato di soffocarla. Il 50enne ammette le colpe davanti al gip: «Ho avuto un blackout, pensavo di avere un male incurabile». La donna salvata dal figlio che ha sfondato la porta e ha bloccato il padre

MONTESILVANO. Ha risposto alle domande del gip Anna Fortieri, del pm Benedetta Salvatore e del suo difensore, Roberto Serino, il nigeriano Godwin Thomas Itheluegbe, 50 anni, che all'alba di domenica scorsa ha tentato di uccidere la moglie con delle coltellate, fortunatamente senza riuscirci.

Il capo di imputazione non lascia scampo all'indagato: «Durante la notte, mentre la coniuge dormiva accanto a lui, dopo aver chiuso a chiave la porta della loro camera da letto, la accoltellava, colpendola al collo e al fianco sinistro con un coltello da cucina con lama affilata, e subito dopo cercava di soffocarla con un cuscino, provocando così anche rilevanti lesioni. Non riuscendo nel suo intento per il tempestivo intervento del figlio più grande (ne ha quattro ndc) che, svegliato dalle grida di aiuto della madre, sfondava la porta della camera, bloccando il padre». La donna è stata ricoverata in prognosi riservata in ospedale con ferite di una certa gravità che hanno interessato in particolare la parete addominale con sospetta perforazione del colon «da aggressione da parte del marito con arma bianca», come ha precisato l'accusa.

I carabinieri di Montesilvano sono intervenuti nell'abitazione di via Vestina per una richiesta di aiuto relativa a un accoltellamento. E arrivati sul posto hanno sentito le grida di aiuto di un bambino che, affacciato al balcone, diceva: «Mio padre ha colpito mia madre», mimando il gesto di una coltellata. Davanti al giudice il nigeriano ha spiegato che stava attraversando un momento di grande depressione (era anche in disoccupazione, pur avendo sempre lavorato) perché credeva di avere un male incurabile. Ha spiegato che ha avuto un momento di buio totale: una sorta di black out, un offuscamento della mente, tanto che ad alcune domande del pm non ha saputo rispondere perché non ricordava tutto quello che effettivamente è accaduto in quel drammatico momento. Ha comunque ammesso le sue colpe, si è detto rammaricato anche perché non ha mai fatto del male alla moglie, ma il terrore della malattia lo stava consumando: «Mi volevo uccidere» avrebbe detto al giudice.

Un fatto che resta comunque gravissimo: un femminicidio sfiorato anche se i colpi inferti non avrebbero raggiunto, a detta della difesa, parti vitali, anche se c'è anche il tentativo di soffocamento con il cuscino. Sta di fatto che, qualora il giudice dovesse accogliere la richiesta della difesa di una misura meno afflittiva (per questo il legale si sta adoperando anche per trovare una eventuale sistemazione diversa dall'abitazione coniugale), per il nigeriano potrebbe arrivare una richiesta di perizia psichiatrica proprio per valutare le sue dichiarazioni relative alla presunta depressione che stava attraversando in relazione a una possibile malattia.

Il giudice Fortieri, dopo aver convalidato l'arresto, si è comunque riservata la decisione e quindi con ogni probabilità questa potrebbe arrivare questa mattina stessa. Nel frattempo, il nigeriano è stato tradotto nuovamente in carcere.