«Ho visto l’omicida fuggire dalla casa del maresciallo»

Un vicino diventa il testimone chiave. Stamane l’interrogatorio dell’arrestato
PESCARA. C’è qualcuno che ha visto. Qualcuno che ha riconosciuto distintamente Mirko Giancaterino, il 36enne tossicodipendente di Penne arrestato domenica con l'accusa di aver ucciso Gabriele Giammarino, l'ex maresciallo dell'Aeronautica di ottant'anni aggredito con estrema ferocia nel suo appartamento al primo piano di una palazzina di via Castiglione Bernardo, a Penne.
Chi vive in quell’edificio non ha dubbi sul fatto che Giancaterino si trovasse lì dentro quando l'anziano è stato picchiato violentemente e poi colpito con un'arma, forse un coltello o un oggetto acuminato, che lo ha raggiunto più e più volte. Per i carabinieri è fondamentale la testimonianze di chi lo ha notato fuggire dall'appartamento anche perché il tossicodipendente si è subito difeso dicendo di non essere stato in quella casa.
Ma gli uomini del Nucleo investigativo, agli ordini del maggiore Massimiliano Di Pietro, hanno raccolto in questi giorni anche altri elementi, e ieri hanno effettuato nuovi sopralluoghi e acquisito del materiale utili alle indagini, così come hanno fatto lunedì gli uomini del Ris di Roma, che hanno passato al setaccio l'appartamento di Giammarino e portato via una serie di reperti da analizzare. Ieri, controllando l'abitazione del 36enne, che alleva e addestra cani, i militari dell'Arma hanno trovato una serie di oggetti acuminati che saranno sottoposti ad esami approfonditi per capire se siano o meno compatibili con l'arma del delitto, così come è stata individuata nel corso dell'autopsia, per forma e dimensione. Un primo coltello era già finito sotto sequestro domenica, nella rimessa che si trova vicino casa di Giammarino.
Quell’arma è apparsa troppo pulita rispetto all'ambiente in cui era stata riposta ma non è detto che si tratti del coltello usato per ferire l'ottantenne, sempre che sia stato usato un coltello. Gli investigatori attendono di avere una serie di risposte fondamentali, quindi, da chi si sta occupando delle analisi scientifiche sulle ipotetiche armi e sugli indumenti sequestrati a Giancaterino, che sono stati individuati grazie alle immagini delle telecamere di una tabaccheria a poca distanza dall'abitazione dell’anziano.
Giancaterino è stato filmato alle 6.42, mentre entrava nel vicolo che conduce a casa dell’ex maresciallo, e poco dopo, alle 7.18, è stato registrato un secondo passaggio, in direzione opposta, mentre correva via da lì. I filmati, acquisiti dai carabinieri, mostrano che aveva indosso un berretto, un paio di occhiali, una maglia scura a maniche lunghe e pantaloni chiari lunghi, scarpe da tennis e un borsello a tracolla, recuperato nella sua abitazione insieme ad altri indumenti.
Proprio partendo da queste immagini e dalle testimonianze i militari dell'Arma hanno cercato e individuato Giancaterino poche ore dopo il delitto, e poi lo hanno arrestato ritenendo che sia stato lui ad entrare in casa del pensionato, forse sotto l’effetto di droga, per mettere a segno un furto. L'anziano e il suo assassino hanno avuto una colluttazione, su questo non ci sono dubbi, e i rumori sono stati sentiti distintamente dai vicini, che hanno perfino sollecitato un po’ di silenzio. Al termine dello scontro tra l’ottantenne e l’aggressore sono stati rovesciati addosso all'anziano un materasso e una rete, in una delle camere da letto dell'appartamento. Poi il materasso è stato incendiato, usando una bottiglia di alcol trovata successivamente dai carabinieri, e le fiamme hanno raggiunto Giammarino ai piedi. Quando i soccorritori lo hanno tirato fuori da lì aveva delle ecchimosi evidenti sul volto e sul torace, segno delle botte ricevute, e una serie di tagli orizzontali, probabilmente non mortali, tra cui quello (profondo) sul dorso della mano sinistra, che si sarebbe procurato cercando di difendersi. In quelle stanze, dove Giammarino ha trascorso una vita da solo, senza famiglia e senza amici e dove è stato ucciso barbaramente, i carabinieri sono tornati anche ieri per definire come sono andate le cose.
Giancaterino potrebbe aver raggiunto via Castiglione in una decina di minuti, da casa sua, dove è stato trovato nelle ore successive. Quando gli uomini dell’Arma sono andati a cercarlo l’allevatore e addestratore di cani, che in passato ha avuto problemi con la giustizia, ha cercato di nascondersi nella boscaglia, ma è stato comunque trovato e poi condotto in ospedale per gli esami tossicologici e del Dna e per la medicazione, essendo ferito.
Al suo avvocato Paolo Marino ha detto di essere innocente, di fronte al pm Mirvana Di Serio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Stamani, quando sarà interrogato dal gip Nicola Colantonio, potrebbe uscire dal silenzio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

