I camionisti disperati dell’A14: pronti al blocco coi Tir-lumaca

8 Luglio 2020

Lettera al ministero: «Un calvario, danni all’economia». Merci in ritardo per le aziende 

PESCARA. Nell’infernale budello che è diventato l’A14 c’è un girone dei dannati quando si attraversa il tratto in Abruzzo. Chilometri e chilometri di cantieri e restringimenti sui viadotti (sequestrati) e nelle gallerie (da monitorare) che condannano camionisti e automobilisti a viaggi da Medioevo. Un pessimo biglietto da visita per il settore turistico della regione, già in grossi guai per la crisi innescata dal coronavirus, e un segnale nefasto per le aziende costrette a ricevere merci in ritardo e, a loro volta, a non rispettare gli impegni.
TIR LUMACA IN CORTEO. «Siamo all’esasperazione», sbottano i rappresentanti della categoria degli autotrasportatori abruzzesi e molisani, «e siamo pronti alla mobilitazione, se necessario anche con un corteo di Tir lumaca. Non vogliamo creare altri disagi, ma a noi che ci pensa? Ai parlamentari abruzzesi diciamo: aprite gli occhi, fatevi sentire».
L’ALLARME ROSSO. È scattato all’indomani del vertice che i rappresentanti di Fita Cna hanno avuto con Autostrade per l’Italia. Vertice concluso con una doccia gelata, perché mentre le vicine Marche avranno un allentamento dei disagi l’Abruzzo dovrà aspettare. Quanto tempo? Non si sa.
RICHIESTA AL MINISTRO. Proprio ieri pomeriggio gli autotrasportatori hanno ricevuto una circolare dalla Fai Conftrasporto, l’altra associazione del settore, che evidenzia una serie di richieste avanzate al ministro Paola De Micheli, con delega a Infrastrutture e trasporti. L’oggetto riguarda le autostrade, quelle in Liguria e il tratto abruzzese dell’A14.
Nella lettera si parla di «calvario» e «tempi biblici per gli attraversamenti», con una «situazione che ha dell’incredibile» e che va a danneggiare l’economia di intere zone d’Italia.
Quindi si chiede al Mit di adottare «le doverose misure per porre rimedio». Come? «Scaglionando i lavori» o potenziando «le attività nelle ore notturne».
LA TESTIMONIANZA. «In tempi normali un autotrasportatore impiega un’ora e venti minuti da Grottammare alla Val di Sangro», spiega Carlo Antonelli, segretario della Fai Conftrasporto di Abruzzo e Molise, «col macello che c’è adesso sull’A14 ci vogliono anche due ore e 40 minuti per fare lo stesso tragitto, quando va bene. Tempi che si allungano oltre nei giorni critici. Più di un autotrasportatore sta perdendo la pazienza e la situazione rischia di diventare esplosiva. Non vogliamo creare altri disagi, ma la rassegnazione attuale può diventare esasperazione. Basta! Questo ammucchiare cantieri sa tanto di politica che tende a creare problemi sul territorio. Nell’area abruzzese ci sono numerose aziende che lavorano con il cosiddetto metodo just in time, modello di gestione industriale che prevede che venga prodotto solo ciò che è necessario, come alla Sevel o nelle aziende del vetro. Questo, ovviamente, rispettando i tempi di consegna. Ma qui è saltato tutto».
LA CORSIA CHE NON C’È. Il problema, per quanto riguarda l’Abruzzo, è la conformazione del tratto di autostrada che, a differenza di quello marchigiano, non ha la corsia di emergenza.
Vale a dire che, pur ottenendo un dissequestro temporaneo dall’autorità giudiziaria di Avellino (coordina l’inchiesta che ha portato a mettere i sigilli ai viadotti), dovendo rispettare i 5,10 metri di distanza dalle barriere bordo-ponte incriminate, non ci sarebbe comunque spazio per le due corsie, cosa che invece è possibile nelle Marche.
Per l’Abruzzo ci sono due progetti esecutivi fermi al Mit. Finché non c’è l’approvazione del ministero su tali programmi, Autostrade per l’Italia non può presentare una nuova istanza di dissequestro e non può, quindi, far partire i lavori di sostituzione delle barriere. Lavori che sarebbero definitivi.
«STOP AL PEDAGGIO». La Cna Fita, attraverso il suo presidente, Gianluca Carota, sollecita un ristoro per gli autotrasportatori, ovvero pedaggio azzerato nel tratto abruzzese dell’autostrada adriatica.
«In Liguria è stata avviata questa soluzione», sottolinea Carota, «anche per l’Abruzzo si deve fare altrettanto, non possiamo pagare sempre noi. Tra soste da fare obbligatoriamente e tempi di percorrenza, gli autotrasportatori buttano il loro ricavo ogni qual volta attraversano il tratto dell’Abruzzo. Finora abbiamo tenuto fermo il fronte caldo della protesta ma non è detto che la situazione non si surriscaldi. C’è il rischio di innescare una miccia e qualcosa di grave può succedere. Questa situazione sta creando difficoltà non solo all’autotrasporto ma più in generale a tutte le attività economiche dell’Abruzzo. Fino alle Marche c’è la terza corsia, in Abruzzo no: fatto che ci fa capire la nostra meridionalità. In una situazione del genere c’è addirittura il rischio che grandi aziende, come quelle della Val di Sangro, possano delocalizzare all’estero. Il nostro deficit strutturale viene da lontano, ma quanto accade in questi giorni lo sta mettendo completamente a nudo».
«Vanno velocizzati i lavori per la sicurezza», aggiunge il rappresentante dell’associazione che fa capo alla Cna, «oltre a progetti di miglioramento. Ma servirebbero anche varianti sulle strade statali e altri piccoli aggiustamenti. Non si può perdere altro tempo prezioso».
L’ALTRO PROBLEMA. C’è un problema nel problema ed è quello che riguarda i trasporti eccezionali, vietati nel tratto da Pescara a Grottammare a tutti quei mezzi pesanti che hanno una larghezza superiore ai tre metri e mezzo.
«I camionisti», riprende Antonetti della Fai Conftrasporto, «sono obbligati a passare sulla Statale adriatica, da Pescara a Grottammare, ma devono chiedere il permesso a ogni singolo comune che viene attraversato dai Tir».
APPELLO AI PARLAMENTARI. Lo rivolge Carota della Fita Cna, l’associazione che raggruppa il maggior numero di iscritti per la categoria. «A tutti i parlamentari abruzzesi, di qualsiasi colore politico, dico di aprire gli occhi», sottolinea il presidente Carota, «devono far sentire la loro voce perché occorre una misura governativa urgente per sbloccare questa situazione disastrosa. Ma i nostri parlamentari viaggiano per l’Abruzzo? Sanno che cosa sta accadendo sull’A14?».
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