I cardiologi ai ragazzi «Dieta mediterranea, sport e niente fumo»

All’Acerbo incontro sulla prevenzione cardiovascolare Vacri: stili di vita sani migliorano l’esistenza e la allungano
PESCARA. Due giornate dedicate alla prevenzione cardiovascolare. Le ha organizzate la Asl di Pescara che ha deciso di far incontrare il mondo dell’ospedale con quello della scuola, nell’ambito della manifestazione nazionale che si chiama “Cardiologie aperte”. Ieri i medici cardiologi dell’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’ospedale di Pescara, diretta da Ugo Vacri, hanno raggiunto l’istituto tecnico Tito Acerbo per incontrare gli studenti e oggi 40 studenti (due classi della stessa scuola) raggiungeranno l’ospedale per visitare gli spazi della Cardiologia ed eseguire uno screening cardiologico. Il primo appuntamento, quello di ieri, è stato seguito da un gruppo numeroso, dalle classi prime alle quinte, e si è inserito nella “Settimana del cuore”, una iniziativa promossa dalla dirigente scolastica Annamaria Rocchi che ha portato i ragazzi a partecipare a una serie di incontri affrontando temi diversi, dal volontariato all’amore. E ieri si è passati agli aspetti più prettamente legati alla salute, «cominciando a seminare» alcune nozioni importanti, come dice dalla scuola l’insegnante Laura Di Nicola. È Vacri, poi, a indicare come bisogna comportarsi per aver cura del proprio cuore, a qualsiasi età, e lancia un messaggio tutto in positivo.
Innanzitutto, di che cosa parlate con i ragazzi?
A scuola abbiamo affrontato il discorso dell’importanza di una corretta alimentazione soprattutto guardando alle modalità del fast-food, che stanno prendendo piede anche qui. Quell’alimentazione non è la più sana, va evitata, preferendo la cosiddetta dieta mediterranea. Se si mangiano quei cibi ogni tanto non succede nulla, ma non si può basare l’alimentazione sugli alimenti dei fast food. I ragazzi devono sapere scegliere.
E che cibi suggerite?
Una dieta varia, ricca di verdure e frutta e povera di grassi di origine animale e sodio, aumentando il consumo di pesce, visto che siamo in una città di mare.
Non è un po’ triste?
Solo perché i grassi, quelli “cattivi”, forse sono più attraenti per i ragazzi che amano il sale. Ma, conoscendo i vantaggi di una alimentazione sana, si può andare al fast food e mangiare insalata e frutta.
E il fumo?
Sono decenni che facciamo campagne contro il fumo mostrando i danni prodotti dal fumo attivo e passivo e spiegando quello che si guadagna in salute senza questo vizio, anche dal punto di vista della dipendenza. Pochi pensano al fumo come a una dipendenza: ma è proprio come le altre droghe e per questo è difficile staccarsi dalle sigarette.
Quali sono le reazioni dei ragazzi? Questi incontri sono utili?
Abbiamo mostrato un filmato e delle diapositive dal contenuto incisivo e mi sembra che siano stati abbastanza attenti e colpiti. Ma faremo di più: tra due o tre mesi cercheremo di raccogliere le loro impressioni e di accertare se hanno cambiato le abitudini, anche per rinforzare questa “lezione” e capirne il ritorno.
Ci sono altre abitudini salutari?
L’attività fisica. In genere preferiamo vederla in tv anziché praticarla. Sono consigliati almeno 30 minuti al giorno, ma non si rispetta questa “regola”. I ragazzi dovrebbero farlo anche perché sono in quella fase della vita in cui si acquisiscono le migliori abitudini.
Quanto conta la prevenzione?
La prevenzione agisce in un quadro di lunga durata. Gli studi ci dicono che l’alimentazione e l’assenza di fattori di rischio come fumo e obesità (che comportano anche altre malattie) apportano dei benefici e un miglioramento della qualità di vita, oltre ad influire sulla durata della vita media. La prevenzione nel campo delle malattie degenerative non elimina la malattia, ma ne diminuisce gli effetti o la ritarda. E’ possibile poi che migliorando i propri stili di vita si riduca anche la possibilità che si verifichino dei malori improvvisi legati al cuore, di tipo coronarico.
Ci sono delle persone a rischio?
La familiarità può avere importanza, ma a parte questo bisogna tenere conto di ipertensione, variazioni di alimentazione, sedentarietà, sovrappeso, diabete. Però il messaggio – positivo - che parte durante queste giornate con i ragazzi è che praticare stili di vita sani migliora la sopravvivenza: si vive meglio e più a lungo.
Il miglioramento delle cure che risultati ha prodotto?
La mortalità in caso di infarto del miocardio è passata dal 17 % degli anni 80 al 4% grazie alle cure attuali e alla chirurgia interventistica. Sono stati fatti passi avanti enormi.
E dopo gli eventi acuti?
Anche dopo un evento del genere la prevenzione ha un impatto sulla qualità di vita e sulla sopravvivenza. Quindi tutto ciò che predichiamo con i ragazzi vale anche per le persone colpite da un infarto o da un evento cardiovascolare. Ma non sempre si smette di fumare o si controlla la pressione. Eppure, i fattori di rischio restano tali.

