I familiari: «Dopo 5 anni noi attendiamo giustizia»

I parenti delle vittime si ritroveranno alle 15 davanti all’insegna dell’hotel Fiaccolata e messa. E alle 16.49 (ora della tragedia) libereranno 29 palloncini
FARINDOLA. Cinque lunghissimi anni, cinque anniversari e un dolore che non andrà mai via.
Domani i parenti delle 29 vittime di Rigopiano ricorderanno i propri cari, morti a seguito della valanga che travolse l’hotel Rigopiano il 18 gennaio 2017. Lo faranno ripetendo quello che è ormai un triste e commosso rituale: ritrovandosi dinanzi al totem dell’ingresso dell’hotel Rigopiano, la lapide dei propri cari.
«É il quinto anniversario dalla perdita dei nostri angeli, con un processo ancora in fase preliminare. Cinque anni che lottiamo per far sì che mai più si ripeta quello che è successo a Rigopiano», ricordano i parenti.
La manifestazione in ricordo delle 29 vittime della tragedia di Rigopiano prenderà il via alle 15 con una fiaccolata statica dinanzi l’obelisco dell'hotel. A seguire, alle 15,30, è in programma l’alzabandiera con il Silenzio al suono della tromba. Quindi la deposizione dei fiori e la benedizione di don Luca. Alle 16, poi, all’interno del sito bonificato, dov’era l’hotel abbattuto dalla valanga, sarà celebrata la messa.
Subito dopo verranno scanditi i nomi dei 29 Angeli di Rigopiano, con rintocco di campana, e successivamente saranno posizionate 29 rose bianche all’interno di quello che resta dell’hotel Rigopiano. Alle 16,49, minuto esatto della tragedia, il Coro di Atri intonerà “il Signore delle Cime”, con il rilascio di 29 palloncini bianchi.
«Emanuele era ripartito per Rigopiano il 14 gennaio e noi, come succede da 5 anni, stiamo rivivendo i ricordi di quei giorni», racconta Paola Ferretti, che nella tragedia ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist del resort. «Non avrei mai pensato di arrivare a questo punto, di dover guardare la foto di mio figlio e delle altre 28 vittime quasi con vergogna, con senso di colpa, per non essere riusciti ancora a dare loro la giustizia che meritano. I nostri angeli sono le vittime della tragedia e noi familiari siamo le vittime di un sistema giudiziario cavilloso, farraginoso e assurdo, che, pur senza volere, favorisce e causa questa vergognosa lungaggine. Mi preparo alla quinta commemorazione con il cuore gonfio di dolore esattamente come il primo giorno, con una enorme delusione per la lentezza del processo, con tanta rabbia e altrettanta paura, perché la mannaia della prescrizione incombe sul procedimento. Una cosa è certa: non smetteremo mai di lottare, riteniamo doveroso che venga data loro almeno la giustizia e a noi un po’ di serenità prima di raggiungerli».
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