I fornai lanciano l’allarme: troppi rincari, chiuderemo

13 Settembre 2022

La denuncia di D’Intino (Assipan): così il pane artigianale rischia di scomparire Appello al governo per bloccare gli importi: bisogna sospendere anche i prestiti

PESCARA. «Il caro energia sta mettendo a rischio la produzione del pane e i posti di lavoro. Due imprese panificatrici, una di Pescara e l’altra di Montesilvano, hanno già chiuso i battenti. Altre aziende non ce la fanno ad affrontare i costi del caro bollette di luce e gas aumentate del 400%, oltre al 120% di rincari per la farina e 70% per i lieviti. Stiamo rischiando che il pane diventi un bene di lusso e non più primario». Lancia l’allarme Roberto D’Intino, presidente provinciale dell’Assipan Confcommercio e vice presidente nazionale dell’associazione dei panificatori, che chiede al governo di «fermare la corsa dei prezzi e dare aiuti alle imprese».
«Il rischio», prosegue il rappresentante di un centinaio di produttori di pane tra Pescara e provincia, «è che tra un paio di mesi il pane artigianale possa sparire dalle tavole degli italiani con 1.350 imprese che potrebbero chiudere e una perdita di circa 5300 occupati. Di questo passo, le piccole e medie imprese scompariranno lasciando spazio ai grandi operatori industriali». Spiega D’Intino che «i fornai e le imprese panificatrici stanno facendo enormi sacrifici per non aumentare i prezzi al consumo. Rischierebbero di perdere la clientela che griderebbe alla speculazione mentre invece la realtà è drammatica. La situazione attuale disegna uno scenario che configura un balzo eclatante delle stesse voci di costo, mediamente quadruplicate per gli operatori del settore della panificazione. Siamo arrivati ad un rincaro del 400% delle bollette della luce e del gas, una incidenza che lo scorso anno era del 5% e oggi sfiora il 30%. Incrementi non più sopportabili dopo anni di crisi, pandemia e guerra, che hanno abbattuto i consumi di pane fresco del 70%», dice D’Intino, di professione panificatore, che racconta il suo caso personale: «A luglio mi è arrivata una bolletta di 16.500 euro di gas a fronte di una di 2.907 dello stesso periodo dell’anno scorso e di 7.132 euro di luce a fronte di 2.304 dello scorso anno. Come me anche altri colleghi nella stessa situazione; tra Pescara e Montesilvano hanno già chiuso due panifici; altri non lo dicono per vergogna; altri approfittano dell’imminente pensionamento per abbassare le serrande. Il quadro che ne consegue rischia di produrre effetti devastanti sul comparto, prevalentemente per coloro che si appoggiano su un numero di addetti più corposo». Assipan-Confcommercio, quindi, «riprende e amplifica il grido di allarme lanciato dall’Assipan nazionale, e chiede al governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi l’incremento del costo energetico, nonché un tetto massimo a questi costi, già applicato con successo in altri Paesi europei come Spagna e Portogallo. E l’immediato inserimento delle imprese della panificazione fra quelle energivore, alla luce soprattutto dell’impatto che tale voce di costo ha sul valore della produzione e, in linea generale, chiede di procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas».
Infine, quindi, «il contesto economico attuale richiede di riconsiderare l’attivazione della moratoria sui finanziamenti in essere per un periodo di almeno 12 mesi, cosi come avvenuto in piena emergenza pandemica. Senza questi interventi immediati il pane artigianale, bene primario per eccellenza, potrebbe presto mancare sulle tavole dei consumatori».