I pescaresi sanno come votare «La croce? Soltanto sul partito»

Il “Centro” tra i clienti del mercato di piazza Muzii, tutti informati sui rischi di annullare la scheda Ma resta lo scetticismo: «A farci paura non sono i simboli su un pezzo di carta, ma chi sceglieremo»
PESCARA. I pescaresi sanno come votare. Nel senso che sanno "dove mettere la croce" senza rischiare l'annullamento delle schede in una tornata elettorale che non prevede il voto disgiunto. Non piace, invece, la novità del tagliando antifrode che debutterà in questa elezioni e che dovrebbe servire come deterrente al cosiddetto voto di scambio. Ogni elettore avrà due schede, una per la Camera (di colore rosa) e una per il Senato (gialla) con una giungla di nomi e simboli impressi che, però, ai pescaresi non fanno paura.
«A farci paura non sono i simboli su un pezzo di carta, ma chi andremo a votare» hanno tenuto a sottolineare i tanti cittadini che, ieri mattina, sceglievano frutta e verdura nelle cassette sui banchi stracolmi al mercato coperto di piazza Muzii.
«La confusione è per chi votare», conferma Lisa P., «che si indigna sui costi delle rape schizzati in alto dopo il gelo, «la stampa ci ha istruito su come mettere le croci, ma questa volta è davvero difficile scegliere a chi dare il voto».
Felicia Di Natale non ha alcun dubbio: «Metto il segno sul partito e sicuro che non sbaglio. Però la confusione del proporzionale e uninominale l'hanno creata apposta per non farci capire come verranno ripartiti i voti, dopo. Sono ancora un po’ combattuta, ma di sicuro, dopo le elezioni risolveremo tutti i nostri problemi perché i politici candidati ce lo hanno promesso», scherza la signora.
Il figlio, Fabrizio Manoliti, si vanta di «avere 40 anni e di non essere andato mai a votare, ma questa volta», precisa, «ho le idee chiare», dice mentre abbraccia la madre e Paolo Viggiani, storico fruttarolo e portavoce dei commercianti dell'area mercatale situata lungo le vie della movida.
Anche Franco, il barista del mercato, sa quello che vuole: «A votare non ci vado ormai da due legislature e non ne voglio più sapere». Non ne vuole più sapere neppure la signora Maria Grazia, intenta a riempire le buste di arance: «A votare non ci vado», annuncia sicura. Accanto, il marito Tino, ribatte: «La convincerò io, tanto che ci vuole a mettere una croce su un simbolo o su un nome o tutti e due? Io non sono affatto confuso».
«Anch'io metto la croce solo su simbolo del partito», interviene Rossella, truccata e fasciata in uno sciarpone, «io sono anziana, che mi importa se un candidato mi è antipatico o no? Tanto non li conosco». Cesidio Santilli vota nell'aquilano e mentre sorseggia un caffè, commenta: «O voto la persona o il partito, tanto i pasticci arriveranno a urne chiuse».
Maria Pia Fiori ha lo sguardo scettico: «Sono ancora indecisa su chi votare, ma a votare vado e per non sbagliare sceglierò il partito e non la soluzione simbolo-nome».
Lo stesso faranno Angela Martelli e Melania Sciannello, titolare dello stand "Maria-sapori di terra", che polemizzano sul tagliando antifrode: «Sembra fatto apposta per controllarci i voti, altrochè deterrente al voto di scambio».
Le due signore pensano che il tagliando «creerà macelli» durante lo spoglio delle schede.
Croce sul simbolo anche per Liliana Di Palma: «Sono stata candidata al Parlamento, so benissimo come si vota», e scappa via con la spesa.
Nicoletta Monaco si è ben informata durante la campagna elettorale: «Voto i partiti perché non ho un personaggio politico di riferimento».
E poi riflette: «Ho seguito notizie e dibattiti, bisogna fare attenzione alle sfumature delle parole dei candidati, ma certo è che la politica di un tempo era molto più elegante, anche se gli intrecci di potere ci sono sempre stati».
Giammarino, la signora delle carni, è indaffarata, ma di una cosa è certa: «I pescaresi sanno sempre come votare», chiosa in maniera un po’ sibillina.
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