I politici seccati: Summa ci ha stufato, vuole troppo

11 Luglio 2020

La conversazione registrata tra Di Pietrantonio e Di Carlo sugli appalti Nel mirino anche il bando della Asl per blindare il posto da collaboratore

PESCARA. Il triangolo formato da Moreno Di Pietrantonio, Simona Di Carlo e l'imprenditore Cristian Summa, beneficiario secondo l'accusa di 10 progetti a lui assegnati in maniera irregolare, viene ampiamente trattato dal gip che ha firmato l'ordinanza di arresto.
LA “GIUSTA RICOMPENSA” «Lo stesso Di Pietrantonio», scrive il gip, «confida alla Di Carlo di essersi raccomandato nei confronti di Summa affinché questi onorasse il suo impegno, ottenendo dall'imprenditore indicazioni circa il giorno di pagamento. Nel corso di una conversazione entrambi gli indagati ammettono che le somme che Summa ha promesso di versare costituiscono la giusta ricompensa per quanto garantito al medesimo in via pressoché esclusiva nell'aggiudicazione delle numerose commesse pubbliche». In un colloquio telefonico Moreno dice a Simona: «Cussù però sta a marcà male Cristian». «Perché», gli risponde Di Carlo, «dai no Morè... quello come firma la delibera li caccia subito, quello vuole vedere la delibera in mano, senti a me».
LA CONSEGNA DEL DENARO Il gip aggiunge che «il chiarimento con Summa e l'avvenuta consegna del denaro da parte dell'imprenditore, trovano conferma in due conversazioni registrate poche ore dopo l'incontro e nel corso delle quali Summa chiede a Di Pietrantonio di impegnarsi unitamente alla Di Carlo per far approvare l'ulteriore progetto presentato in Comune, ricevendo l'assenso di Di Pietrantonio».
LE PRESSIONI DI SUMMA Ma nonostante la somma concordata fosse stata versata i due esponenti politici criticano l'imprenditore per l'insistenza con la quale ha richiesto loro di favorire l'approvazione dei suoi progetti.
Dice Di Pietrantonio, in una conversazione intercettata con Di Carlo: «Comunque cullù, nonostante tutto, m'è cascato ’ncul lo stess», dice Di Pietrantonio. «Si, pure a me», risponde Di Carlo. «Le cose troppo forzate...», aggiunge Moreno. «E poi pretende troppo, mo m'ha stufato», dice Simona, «sta a diventà un incubo... tutte le mattine, ma che è impazzito?».
IL PROGETTO APPROVATO La firma di una di quelle delibere in favore di Summa sembra incontrare qualche difficoltà, ma alla fine viene firmata e la Di Carlo lo comunica a Di Pietrantonio: «Sono riuscita ad approvare la delibera», «di Cristian», ribatte Moreno, «rompi cazzo cussù, mamma mia». «Eh però mo ci devi fare un discorsetto con Cristian», ribatte Simona. «Si, mo ci vuole il resto», conclude Moreno.
IL BANDO ALLA ASL Anche sul terzo filone di indagini, quello relativo al bando vinto dalla Di Carlo alla Asl grazie all'intervento di Di Pietrantonio, secondo quanto sostiene il gip, dirigente della stessa Azienda, c'è una intercettazione significativa tra il dirigente e un funzionario che si occupava del bando.
«Tu ce l'hai», chiede Moreno al funzionario parlando della delibera che dovrebbe firmare il direttore generale per il bando. «L'ho fatta io», risponde il funzionario Fabio, «ho il file». «Perfetto», dice Moreno, «hai il file, allora a me serve... che dobbiamo cambiare due pagine... come facciamo?».
“DOBBIAMO CAMBIARE DUE PAGINE” Di Pietrantonio chiede al funzionario di inviargli il file. «Lo facciamo di corsa», gli dice chiedendogli in mandargli solo alcune pagine dove apportare le modifiche, «...allora la pagina che ti dico me la devi mandare... frontespizio... dopo c'è l'altra... direttore generale... ce l'hai davanti... quella appresso».
E ancora Di Pietrantonio: «Dove sta scritto collaboratore amministrativo dobbiamo mettere trattino area legale, e poi la quinta pagina dove di nuovo dice collaboratore amministrativo, devi mandare pure quella».
La Di Carlo, stando all'accusa, non poteva partecipare come avvocato perché era stata sospesa per un anno dall'Ordine, quindi era necessario variare il profilo altrimenti veniva tagliata fuori. E per «blindare» il posto, come scrive il gip, Di Pietrantonio fa aggiungere anche un requisito che soltanto la Di Carlo poteva avere. Aver cioè lavorato un anno nel servizio da lui diretto. (m.cir.)
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