I sospetti della procura: falsificata l’ordinanza sul mare sporco

L’inchiesta sul divieto di balneazione fantasma, per l’accusa l’atto potrebbe essere stato retrodatato Si scava nei computer e nei telefoni sequestrati. E martedì prossimo il caso torna in consiglio comunale
PESCARA. È la data dell’ordinanza di divieto di balneazione il punto centrale dell’inchiesta bis sul mare sporco di Pescara: il sospetto della Mobile e della procura è che l’atto firmato dal sindaco Pd Marco Alessandrini potrebbe essere stato redatto solo dopo che il valore dei colibatteri era rientrato nella norma, quindi, non sabato primo agosto ma il successivo 3. Sarebbe riferita a questo l’accusa di falso contestata, per ora, al superdirigente del Comune Tommaso Vespasiano, braccio operativo e uomo di fiducia di Alessandrini.
Vespasiano resta l’unico indagato, ma l’elenco dei nomi e cognomi dei coinvolti potrebbe allungarsi. E martedì prossimo sarà il giorno del consiglio comunale sul mare dopo la farsa del 3 settembre scorso, quando centrosinistra e centrodestra hanno litigato solo sulle magliette dell’opposizione con scritto «Alessandrini dimettiti» e giudicate «offensive» dalla maggioranza: Forza Italia ha annunciato che l’abbigliamento non cambierà, il Pd ha risposto che non ci saranno concessioni alle proteste.
Il sindaco ha dichiarato alla stampa subito dopo quel consiglio che l’ordinanza è stata redatta il primo agosto, a seguito della rottura della fogna in via Raiale accaduta il precedente 28 luglio, e che non è stata resa pubblica perché «sulla base dei precedenti e dei contatti con la comunità medico-scientifica, avevo la ragionevole certezza che subito sarebbe tornata la balneabilità». Una versione che è stata confermata anche durante l’ultima seduta della commissione regionale di Vigilanza di mercoledì scorso all’Aquila. Il successivo 3 agosto, con il mare tornato balneabile, l’ordinanza è stata protocollata e disapplicata.
Ed è proprio sulla data che gli inquirenti vogliono scavare: in Comune sono stati sequestrati almeno due computer usati da Vespasiano e un telefono cellulare. I poliziotti si sono presentati anche nell’ufficio del capo di gabinetto del sindaco, Guido Dezio: Dezio non è indagato ma, in qualità di persona informata sui fatti, gli è stato sequestrato un computer e un telefono cellulare.
L’indagine bis, coordinata da due magistrati, le pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, si aggiunge a un altro procedimento in corso: quello affidato alla forestale e alla capitaneria di porto, coordinato dal pm Andrea Papalia, nato dopo lo sversamento in mare di 30 mila metri cubi di liquami, a causa della rottura della fogna in via Raiale.
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