Il capo della Brioni a Penne: rassicurazioni sul futuro vestino

Il manager Benabadji ieri ha voluto incontrare tutte le maestranze dei tre stabilimenti del territorio Dopo la recente uscita di 250 lavoratori, Perseo (Cgil): «Auspichiamo un incremento delle lavorazioni»
PENNE. In un palazzetto dello sport pressoché blindato, interdetto a giornali e tv, il Ceo Brioni Mehdi Benabadji ha incontrato le maestranze della maison d'alta moda pennese. Tutti i lavoratori dei tre siti produttivi Brioni presenti nell’area vestina - quello di Penne, di Civitella Casanova e di Montebello di Bertona - si sono ritrovati nel palazzetto dello sport di Penne, in contrada Campetto, per un riunione voluta fortemente dal general manager del gruppo Kering.
Dal 2012 Brioni fa parte infatti del colosso Kering (il secondo più grande al mondo con 20,4 miliardi di fatturato nel 2022), che lo volle come primo marchio di menswear di lusso proprio negli anni in cui stava rafforzando la sua presenza nell’industria. Mehdi Benabadji ha sottolineato nel suo discorso ai lavoratori Brioni come tra la fine dell’anno scorso e quest’anno il marchio d’alta moda pennese sia uno dei migliori del gruppo Kering. È stato inoltre fatto un resoconto di tutto quanto è accaduto negli ultimi anni: dalla necessità di riequilibrare la forza produttiva, alla volontà di rafforzare il marchio. Benabadji ha poi sottolineato come Brioni stia raccogliendo ottimi risultati sul “su misura” e ha fatto un plauso soprattutto al reparto maglieria.
Nel corso dell’incontro con i lavoratori sono stati illustrati anche i negozi Brioni nel mondo ammodernati o aperti ex novo: da quello di Milano a quelli presenti negli Stati Uniti o in Cina. Invariato anche il legame tra Brioni e i i divi di Hollywood. Gli ultimi ambassador della maison pennese, l’attore Jude Law e suo figlio Raff.
Un vertice, quello di ieri, che è servito anche per rassicurare i lavoratori sul futuro dell’azienda sartoriale pennese, che negli ultimi due anni ha vissuto una dura vertenza sindacale che si è conclusa con l’uscita di circa 250 lavoratori.
Sono 126 i lavoratori usciti da Brioni che cercano una nuova occupazione. Delle 251 unità lavorative della maison sartoriale pennese che hanno perso il posto di lavoro dopo aver firmato il percorso di uscita volontaria incentivata, diverse sono state riassorbite o hanno trovato altra collocazione. Ventotto lavoratori sono stati ricollocati dalla stessa Brioni, 25 sono andate in pensione, 39 prossime alla pensione allo scadere degli ammortizzatori sociali e in 33 hanno trovato un'altra occupazione.
All’incontro di ieri non hanno invece partecipato i rappresentanti sindacali dei lavoratori.
Nella giornata di mercoledì, non appena appresa la notizia del vertice tra il Ceo Brioni Mehdi Benabadji e i lavoratori, i sindacati hanno fatto sapere che attendono dai vertici aziendali Brioni un piano industriale più sostanzioso e con una gettata più lunga.
«Oltre al rilancio del marchio», ha sottolineato Antonio Perseo (Filctem Cgil), «è auspicabile un incremento per i lavoratori Brioni delle lavorazioni del gruppo Kering».
Dall’inizio del 2023 la Brioni ha visto ridursi notevolmente la propria forza occupazionale, che oggi conta poco meno di 700 unità tra tutti e tre gli stabilimenti vestini. Dal 2009 a oggi sono 700 i posti di lavoro tagliati in Brioni nei tre siti produttivi vestini. E dal 2016 la maggior parte dei lavoratori percepisce un salario molto inferiore, avendo visto diminuire l’orario contrattuale di lavoro e l’integrativo aziendale. Orario contrattuale che i lavoratori sperano possa tornare a salire in modo da tornare a percepire un orario più congruo ai costi della vita attuale. Il caro energia non ha influito solo sulle produzioni delle grandi e medie aziende, ma anche sulla vita quotidiana di tantissime famiglie.
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