Il Comune deve pagare 12 milioni: ma in bilancio non ci sono i soldi

18 Maggio 2022

A giugno scade il versamento degli arretrati del prestito acceso nel 2015 per evitare il fallimento Lotta all’evasione e nuovi parcheggi a tariffa tra le misure adottate, a rischio gli incassi dell’Imu

PESCARA. Mancano solo pochi giorni al mese di giugno, il termine fissato dal ministero delle Finanze per il pagamento degli arretrati del maxi prestito da 33 milioni acceso nel 2015 dall’allora amministrazione di centrosinistra per evitare il dissesto finanziario dell’ente. Il Comune deve pagare subito 12 milioni di euro e, da quanto risulta, i soldi non sono stati ancora trovati.
Tutto questo per una sentenza della Corte costituzionale del febbraio 2019 che obbliga l’ente a restituire, non più in 30 anni ma in 10, il prestito. La rata di quest’anno è stata già pagata, ora mancano gli arretrati. L’amministrazione comunale spera ancora nell’intervento dei parlamentari abruzzesi affinché facciano pressione sul governo, con la speranza che quest’ultimo possa aiutare i Comuni in difficoltà economiche, tra cui quello di Pescara. Ma per adesso non sono arrivati segnali in tal senso.
E il tempo stringe. Le misure adottate finora, ossia un’intensificazione della lotta all’evasione tributaria e l’aumento dei parcheggi a pagamento in città, daranno risultati concreti solo in futuro. Da qui, le numerose riunioni tra l’assessore alle finanze Eugenio Seccia e i tecnici del Comune per trovare una soluzione.
Il rischio è che lo Stato possa bloccare il trasferimento degli incassi dell’Imu al Comune con gravi conseguenze su alcune spese già fissate in bilancio.
Insomma, la situazione non appare rosea. Nelle settimane scorse era stato fatto un piano che prevedeva una serie di interventi, tra cui il rilancio dell’attività di riscossione dei tributi, il potenziamento della lotta all’evasione, l’applicazione dell’aumento delle tariffe degli asili nido, la riduzione del numero di concessioni gratuite degli immobili comunali in favore di enti e associazioni per mitigare l’aumento dei costi energetici, l’aumento degli accantonamenti per i contenziosi legali evitando così il ricorso a debiti fuori bilancio, l’applicazione dell’aumento delle tariffe per le mense scolastiche. Ma solo misure tampone che non risolvono subito il problema. Il Comune si è ritrovato improvvisamente al verde. Anziché continuare a restituire al ministero un milione di euro l’anno fino al 2045, l’ente sarà costretto a pagare solo quest’anno 12 milioni più 3,9 milioni di rata annuale, quest’ultima da versare fino al 2025. Da qui l’appello del sindaco Carlo Masci nelle settimane scorse affinché il governo possa aiutare l’ente.