Il funzionario: riferii a Provolo della telefonata di D’Angelo

18 Gennaio 2019

Cinque dei 7 indagati della Prefettura davanti ai pm sulla chiamata sparita Verzella: le linee della sala operativa la mattina del 18 non funzionavano

PESCARA. L'ex prefetto Francesco Provolo non si presenta e la giornata di interrogatori di ieri, dei sette indagati della Prefettura per depistaggio e frode processuale, perde il principale interlocutore, quello che avrebbe potuto chiarire alcuni importanti aspetti dell’inchiesta bis sulla tragedia di Rigopiano. Un argomento di rilievo sarebbe comunque emerso nel corso dell’interrogatorio del funzionario Giancarlo Verzella, in relazione proprio alle telefonate prese in Prefettura nella giornata del 18 gennaio 2017, giorno della tragedia, che rappresentano il fulcro dell’inchiesta. Verzella avrebbe detto: «Non ricordo di chiamate ricevute per Rigopiano nella mattinata del 18 né nel pomeriggio dello stesso giorno». Però aggiunge un aspetto che andrà approfondito: fa una precisazione interessante quando parla delle linee telefoniche della sala operativa che quella mattina del 18 non erano ancora attive. Riferisce infatti al pm che nell’attesa di scendere nella sala operativa, e cioè intorno alle 13,30 del 18, le prime telefonate vennero prese nella sua stanza dove erano presenti la dirigente della sala operativa, Ida De Cesaris, che ieri non si è presentata per l’interrogatorio, e la funzionaria Giulia Pontrandolfo, che si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Inoltre avrebbe detto che venne a sapere di quel numero di cellulare (di D’Angelo) soltanto qualche giorno dopo il 18, dalla stessa Pontraldolfo e andò subito a riferirlo al prefetto Provolo che si trovava con il vice prefetto Bianco. Dichiarazioni che rendono, al momento, apparentemente più pesante la posizione di Provolo e di De Cesaris.
Il ruolo dei due vice prefetti indagati, Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, sembra invece piuttosto chiaro, stando almeno a quanto riferito dall’avvocato Gianluca Ursitti che assiste Mazzia. «Pensiamo di aver chiarito la nostra posizione», ha detto il legale al termine dell’interrogatorio. Il dottor Mazzia è venuto da Foggia in qualità di esperto di Protezione civile per dare una mano quando la tragedia era già avvenuta. È stato soltanto due settimane e non aveva rapporti con nessuno e soprattutto nessuna ragione per coprire cose, fatti o persone. Ha spiegato al procuratore Serpi tutto quello di cui era a conoscenza nel corso dell’interrogatorio e siamo fiduciosi che la storia si potrà chiarire». Quanto alla funzionaria Daniela Acquaviva, il suo legale, Manuel Sciolè, è stato altrettanto chiaro. «La mia assistita è una funzionaria contabile e venne chiamata nella sala operativa per dare una mano senza sapere nulla di Protezione civile. Quel 18 gennaio l’Acquaviva prese servizio in sala alle 12,45 e lo abbiamo dimostrato al magistrato. Quindi non sa nulla di quelle telefonate di cui si parla né ha saputo nulla de relato da qualche collega».
La telefonata incriminata, quella fatta dal cameriere dell’hotel Rigopiano, Gabriele D’Angelo, una delle vittime della tragedia che chiedeva aiuto e sollecitava lo sgombero dell'hotel dopo le scosse di terremoto, dai tabulati risulta essere stata fatta alle 11,38: da qui la posizione difensiva di Acquaviva che si chiama fuori da tutto. Non solo, ma alla funzionaria, sempre stando a quanto sostiene la difesa, nessuno avrebbe chiesto nulla o fatto vedere provvedimenti di esibizione di documenti, in riferimento a brogliacci o fogli di appunti che gli uomini della questura andarono ad acquisire il 27 gennaio. L’Acquaviva ha però riconosciuto quel foglio di appunti trovato dai carabinieri forestali in seguito, e risultante mancante di un pezzo. Al pm avrebbe detto che alcuni di quei numeri li aveva annotati lei, ma di non sapere cosa fosse scritto nel pezzo mancante. L’altra funzionaria, Giulia Pontrandolfo, come detto, ha invece preferito non rispondere alle domande del magistrato. «Abbiamo fatto questa scelta», ha detto il suo legale Giancarlo Tucci. «perché al momento non abbiamo nessuna notizia se non quelle uscite sulla stampa. Siamo praticamente al buio, non conosciamo le carte. Veniamo a sapere di telefonate fatte in Prefettura, di orari, dai giornali. Per questo motivo abbiamo detto al magistrato che appena ci verrà notificato l’avviso di conclusione delle indagini, saremo pronti a presentare memorie e tornare davanti al pm per chiarire la posizione della nostra assistita».
Il legale ha poi tenuto a sottolineare che la Pontraldolfo «è soltanto una funzionaria, e per di più assistente sociale che quel giorno, in emergenza, è stata prestata al servizio di protezione civile. Lei, come altri colleghi, catapultata nella sala operativa a prendere telefonate che arrivavano da ogni dove. Questo è tutto quello che ha fatto quel giorno». Ma la Pontrandolfo è anche quella che il 26 gennaio 2017 scese nella sala operativa insieme al funzionario Giancarlo Verzella per chiarire di chi era quel numero cellulare che era stato appuntato su di un foglietto poi ritrovato strappato dai carabinieri forestali. «L’aspetto dei brogliacci», ha detto ancora l’avvocato Tucci va comunque chiarito subito perché fondamentale. Nella sala operativa della Prefettura non ci sono brogliacci, non esistono. Li hanno in sala regionale di controllo, al Coc di Penne e altri, la Prefettura non li aveva. Veniva tutto appuntato dai volenterosi operatori su fogli volanti che finito il turno non si sa che fine facevano. E quel foglio strappato di cui si parla non riguarda la posizione della Pontrandolfo».
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