Il giudice: «Gli indizi sono gravi: Cuzzi deve restare ai domiciliari»

Inchiesta Grandi eventi, respinta la richiesta di libertà presentata dalla difesa dell’ex assessore Pronti i ricorsi al Tribunale del riesame anche degli altri arrestati per chiedere la revoca della misura
PESCARA. L'ex assessore Giacomo Cuzzi, principale protagonista dell'inchiesta "Grandi Eventi" che ha portato all'emissione di cinque misure cautelari, resterà agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il gip Elio Bongrazio che ha rigettato l'istanza di revoca della misura che i legali dell'esponente politico, gli avvocati Gianfranco Iadecola e Nicola Lotti, avevano formalizzato al termine dell'interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso.
Dopo aver ricevuto il parere negativo del sostituto Luca Sciarretta, titolare dell'inchiesta, il giudice ha depositato un paio di giorni fa la sua decisione. Due pagine per sintetizzare un concetto semplice: non sono venuti meno i gravi indizi di colpevolezza dell'indagato.
Per il gip, dunque, il quadro indiziario contro Cuzzi è rimasto invariato anche dopo le due ore di interrogatorio. Permangono tutte le riserve sul suo comportamento nella vicenda e l'unica misura idonea, sempre secondo il giudice, resta quindi quella degli arresti domiciliari.
Non ha inciso neppure la sospensione di Cuzzi da consigliere comunale decisa dal Consiglio, in quanto, così come aveva già scritto il gip nelle motivazioni della misura, i rapporti con l'apparato amministrativo del Comune, nonostante Cuzzi non sia più assessore e nonostante il suo ruolo di consigliere di opposizione, potrebbero ancora inquinare le prove.
Una decisione che non coglie di sorpresa, anche perché è vero che Cuzzi si è ben difeso nella prima parte dell'interrogatorio spiegando il perché di quegli affidamenti diretti degli incarichi per l'organizzazione dei concerti al suo amico promoter Andrea Cipolla (21 incarichi nell'arco della sua permanenza come assessore al turismo e grandi eventi), ma è pur vero che nella seconda parte di interrogatorio, quella sulle spese elettorali che sarebbero state pagate da chi poi beneficiò di quegli incarichi, Cuzzi non è stato molto convincente: troppi non ricordo o "amnesie" su chi avesse pagato cene elettorali, manifesti, automobili e furgoni, artisti (come nel caso dei Gemelli Diversi), e soprattutto poca chiarezza sulla dazione di 5.000 euro che gli sarebbe stata versata da Cipolla.
Cuzzi era stato l'unico dei cinque arrestati (tutti ai domiciliari), a decidere di rispondere alle domande del giudice. Gli altri, l'ex segretario cittadino del Pd, Moreno Di Pietrantonio, l'ex assessore Simona Di Carlo, e i due imprenditori dello spettacolo, Andrea Cipolla e Cristian Summa, a vario titolo accusati di corruzione, turbativa d'asta e finanziamento illecito dei partiti, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. E nessuno dei rispettivi avvocati aveva avanzato istanze di revoca della misura. Oggi scadono i termini per presentare i ricorsi al tribunale del riesame per chiedere l'annullamento della misura cautelare. E anche nella giornata di ieri, pur se domenica, gli avvocati Marco Spagnuolo (per Cipolla), Ugo Di Silvestre (per Summa), Anthony Aliano (per Di Pietrantonio) e Giuseppe Pizzuti (per Di Carlo), hanno dovuto lavorare alla stesura dei ricorsi.
Aliano presenterà anche l'istanza al gip per chiedere la revoca per Di Pietrantonio che ieri ha formalizzato la sua rinuncia all'incarico di dirigente della Asl. E a tutti questi si aggiungeranno anche i difensori di Cuzzi che, dopo il rigetto dell'istanza da parte del gip, andranno avanti chiedendo al tribunale del riesame la revoca degli arresti domiciliari.
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