«Il lato oscuro dei ragazzi» In crescita violenze e droga ma ora cambiare è possibile

23 Novembre 2023

A “31 minuti” viaggio nell’universo giovanile tra bullismo, sofferenza e disagio Interviste con la presidente del tribunale per i minorenni e il procuratore

L’AQUILA. Una spirale di violenza e baby gang scatenate all’Aquila, ragazzini corrieri della droga sulle strade di Pescara, bulli in azione a Teramo e anche a Chieti: risse, estorsioni e rapine, violenze sessuali di gruppo, atti di bullismo, dal vivo oppure via internet. I reati commessi dai ragazzi sono in costante crescita: sono 126 i procedimenti già iscritti per lesioni nel corso dei primi sei mesi del 2023, 12 quelli per rissa, 72 per atti persecutori e minacce, in aumento anche i casi di estorsione e rapina, 19 e 34. Ma perché la statistica ci consegna un quadro così allarmante? La risposta si trova tra le righe della relazione sull’amministrazione della giustizia al tribunale per i minorenni dell’Aquila: «L’analfabetismo emotivo sembra la costante comune a tutti gli agiti devianti connessi alle relazioni interpersonali degli adolescenti». Cuori aridi, è questo “il lato oscuro dei ragazzi”: si intitola così un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro. Il programma va in onda questa sera alle ore 22.30, con la regia di Antonio D’Ottavio.
REATI E SOFFERENZA Nelle stanze della procura e del tribunale per i minorenni, all’Aquila, si incrociano le storie dei minorenni che hanno sbagliato. Per scelta, per necessità, per noia. Ma in quelle stesse stanze si colgono anche «sofferenza e disagio giovanile». È un’emergenza che taglia tutti gli strati sociali. Lo sanno Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i minorenni, una vita dedicata ad aver cura di bambini e ragazzi come raccontano i disegni custoditi in un angolo dell’ufficio, e il procuratore David Mancini, uno dalla «scorza dura» grazie a una carriera in prima linea contro la criminalità organizzata e i reati commessi dai colletti bianchi.
tra giustizia e sociologia Se fosse un quadro, l’ultima relazione del tribunale per i minorenni spiccherebbe per i colori cupi. Il documento offre una lettura giudiziaria e anche sociologica: «Il forte malessere esistenziale dei ragazzi», scrive la presidente Angrisano, «continua ad esitare in sconcertanti agiti autolesivi ed è allarmante il numero dei tentati suicidi, anche in questo anno giudiziario si sono registrati casi attuati con modalità che superano di gran lunga la possibilità di essere interpretati come atti dimostrativi, quali diverse defenestrazioni e profondi tagli delle vene dei polsi». Un altro passaggio chiave è questo: «Numerose segnalazioni di comportamenti autolesionistici e condotte devianti correlate anche all’abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, oppure di gravi situazioni di abbandono scolastico, ritiro sociale o sovraesposizione personale a mezzo social media connesso a vicende di pedo pornografia on-line». E ancora: «Dal mondo della scuola e dalla diretta audizione dei giovani in tribunale emerge la forte diffusione di sentimenti di solitudine, difficoltà a immaginare una progettualità personale, procedere a una identificazione sessuale o alla costruzione dell’identità personale e all’espressione soprattutto dell’incapacità di coltivare relazioni soddisfacenti e superare le frustrazioni».
«RAGAZZI ACCOLTI» In questo spaccato, avverte la presidente, «la sofferenza e il disagio giovanile devono interrogarci sulle condizioni di vita che la società riserva ai ragazzi. È indispensabile perciò ripensare dei modelli di interazione che facilitino una comunicazione, almeno tra pari, dei bisogni interiori e, rispetto al mondo degli adulti, riattivino per loro la prospettiva di vedersi accolti».
VERITÀ STATISTICA I dati statistici dicono che «si registra l’aumento dei reati connotati dall’uso di violenza verso le persone»: «I profili peggiori di questa carenza di riconoscimento del valore della persona e della libertà di autodeterminazione», spiega la relazione, «si esprimono nell’ambito dei reati sessuali in cui risultano 32 procedimenti, tra i quali si collocano anche gravi delitti di violenza sessuale di gruppo». Tracciare l’identikit dei ragazzi che commettono reati è disegnare un po’ tutti i giovani: «Gli autori di reato non provengono solo da classi sociali svantaggiate in cui sia carente anche il grado di istruzione, da subculture criminogene e anzi sono spesso studenti e figli di famiglie appartenenti alla borghesia, sicché deve necessariamente riproporsi il tema della trasmissione di modelli relazionali che comportino la reale acquisizione culturale della parità di genere, il riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, la consapevolezza della negatività della violenza in qualunque forma agita e il senso del limite fondato sul rispetto dell’altro».
MESSA ALLA PROVA Ma al tribunale per i minorenni non si guarda soltanto alla repressione: si pensa alla prevenzione e anche al recupero. Perché, osservano Angrisano e Mancini, cambiare è possibile: «I rimedi interni al processo minorile sono offerti soprattutto dai percorsi di messa alla prova, 55 avviati nel periodo, che in larga misura prevedono fra attività risocializzanti percorsi psicologici volti ad aumentare le capacità introspettive e relazionarsi con i propri vissuti interiori e attività che insegnino a nominare prima e dominare poi le emozioni e le pulsioni».