Il mercato di via Pepe si sposta I cantieri sfrattano gli ambulanti

3 Novembre 2021

I lavori in viale Marconi e quelli per il collettore impongono un trasferimento parziale delle bancarelle Commercianti sempre più sfiduciati: «Ormai si vende solo merce di seconda mano e di bassa qualità»

PESCARA. Il mercato del lunedì di via Pepe cambia. Per consentire lo svolgimento dei lavori in viale Marconi e quelli sul collettore proprio in via Pepe, ma anche per garantire il rispetto delle misure anti-Covid e per lasciare liberi gli spazi più vicini ai palazzi, il Comune ha deciso di rivedere la sistemazione dei banchi degli ambulanti che si sposteranno, in parte, su via D’Avalos (fino alla fine dei “distinti” dello stadio).
«Ne abbiamo discusso con le associazioni di categoria e con gli ambulanti», dice l’assessore Alfredo Cremonese sottolineando che si tratta di una «sistemazione provvisoria, che scatterà a breve. Una volta completati gli interventi, e sempre tenendo conto degli spazi da rispettare per garantire la sicurezza, si valuterà dove riposizionare i banchi su via Pepe, cercando di concentrare tutto il più possibile». Il trasferimento in via D’Avalos è imminente: «le strisce ci sono già e gli uffici hanno già provveduto all’assegnazione».
Il mercato di via Pepe non è più attrattivo per alcuni ambulanti che hanno deciso di lasciarsi, di spostarsi altrove. Uno di quelli che ha preferito altre piazze è Gianluca Cremonese, affiancato dal fratello Francesco e dalla madre Marisa Miccoli, che portano avanti il lavoro del capofamiglia, ambulante storico, ucciso dal Covid. Parla dal mercato di via Rio Sparto e spiega di essersene andato da via Pepe «da tre anni» perché lì non si lavora più bene. Il momento non è dei migliori, «la ripresa è lenta, le persone escono poco, a causa del Covid, e i clienti vogliono risparmiare. Ma gli unici prodotti che costano poco sono quelli cinesi. Noi puntiamo sulla qualità dell’abbigliamento, che al mercato non manca, ma siamo costretti ad avere anche merce che costa meno». Da questo ambulante parte anche un suggerimento al Comune ed è quello di «prevedere dei mercati giornalieri, per consentirci di lavorare tutto il giorno, da mattina a sera. Un appello già lanciato ma mai accolto».
«In via Pepe va per la maggiore l’usato, merce di bassa qualità, e sono quelli gli ambulanti che guadagnano di più, cavalcano l’onda. Ma noi abbiamo ancora un buon riscontro di clienti che ci vengono a trovare, persone affezionate, per cui ce la caviamo, pur subendo la crisi. E non chiediamo di meglio, spinti dalla passione per il nostro lavoro», dicono sempre da via Rio Sparto Carlo e Patrizia Fuschini, il cui banco di biancheria per la casa è sinonimo di tradizione, «con 40 anni di lavoro» alle spalle. «Il Covid», concludono, «ci ha un po’ danneggiati, nel periodo di stop, ma la categoria (non noi) ha beneficiato dei sostegni».
«Via Pepe è un macello, da lì sono andato via, anche perché mancano i parcheggi», fa notare da via Rio Sparto Alessio Sillas, «e poi c’è molto usato. Lì la vendita regolare è finita non arriva più gente da fuori come prima. Si lavora meglio nei mercati più piccoli, come questo», commenta mentre sistema sul furgone le scatole di calzature. «Qui c’è clientela fidelizzata, si sente di meno l’effetto del Covid che ci ha creato problemi nel periodo in cui abbiamo chiuso ma poi il pagamento del posteggio è stato sospeso, bisogna vedere se sarà ripristinato. L’importante è che non si riprendano il vecchio e il nuovo». La crisi? «Se resta così va bene, ma vediamo cosa accadrà con l’aumento delle bollette, visto che già adesso spendono meno». «Certo che si sente la crisi, non ci sono più i soldi di una volta, il pesce si compra meno», commenta Maurizio Danzante dal furgone con il pesce, affiancato da Giuliano Baldini. «I pensionati, che sono i nostri clienti, hanno due soldi e ci pagano le bollette, per cui resta ben poco. Avvertiamo la preoccupazione dei clienti anche perché i prezzi aumentano: per gli alimentari i consumi restano, ma per l’abbigliamento è complicato. E più andiamo avanti, peggio è. Colpa dei politici, dovrebbero ridursi lo stipendio».