Il nonno testimone dello schianto: l’aereo cadeva, poi le urla dei piloti

10 Settembre 2024

Il proprietario della casa a Elice, amico di uno dei sopravvissuti: «Potevano anche decollare altrove» I bimbi ancora sotto choc: «Sono stati miracolati, continuano a piangere per la paura e non dormono»

ELICE. «Gridavano, chiedevano di tirarli fuori dall’aereo perché c’era puzza di benzina e da un momento all’altro temevamo tutti che il velivolo potesse prendere fuoco». Il giorno dopo la tragedia, Luciano Pavone prova a raccontare al Centro quelle scene senza fiato accadute proprio nel giardino di casa sua, in via Tevere, a pochi metri dalle Quattro strade di Elice, dove ha anche una rinomata carrozzeria. Lui e tutta la sua famiglia, nipotini compresi, non hanno chiuso occhio queste ultime due notti. Come si può dormire tranquilli quando un aereo ti piomba nel giardino di casa, nel punto esatto in cui i tuoi nipotini, di 8 mesi e 5 anni, si divertivano fino a qualche minuto fa con i giochi. «Non riesco a trovare le parole», continua a mezza voce il nonno che, domenica scorsa ha visto l’incidente davanti ai suoi occhi. «Io e mia moglie eravamo appena tornati a casa», racconta, «stavamo scendendo dal mio furgoncino». D’un tratto, nonno Luciano alza lo sguardo al cielo. Sentire il rumore degli aerei per chi abita in via Tevere è quasi normale: a pochi metri c’è il capannone dell’Avioclub da cui partono quotidianamente gli ultraleggeri. «Ma quell’aereo volava troppo in basso rispetto al solito», continua, «poi si è diretto verso casa mia». Di qui, il racconto dell’incidente le cui cause sono ancora in corso d’accertamento. L’ultraleggero, modello Aeroprakt A-22, con a bordo i due piloti, Paolo Capio, 48 anni architetto e docente universitario di Pescara, e Manfredo Sagazio, 70 anni ex dipendente delle poste di Città Sant’Angelo in pensione, inizia a perdere quota: sfiora alcuni pini, poi impatta contro il tetto della casa di via Tevere schivando di pochissimo un traliccio dell’alta tensione, e si schianta violentemente nel parco giochi davanti casa. Poco dopo le 11, un boato ha scosso tutto il paese di poco più di 1.500 abitanti. Nonno Luciano non ci ha pensato più di tanto ed è corso in soccorso, chiamando quante più persone poteva per farsi aiutare. «Avevo paura prendesse fuoco», dice ricordando quegli attimi di terrore vicino al velivolo, «il motore continuava a girare, ma faceva uno strano rumore, come se non ce la facesse più. Poi c’era un forte odore di benzina». I due uomini a bordo sono rimasti coscienti per tutto il tempo e fortunatamente non hanno riportato gravi danni. «Gridavano e mi chiedevano di tirali fuori», ricorda. Poi, con l’aiuto di un passante in zona, Luciano è riuscito a tirare fuori il primo sopravvissuto, Paolo, che ha riportato un trauma toracico chiuso. Per Manfredo c’è invece voluto l’intervento dei soccorsi e della barella spinale poiché rimasto incastrato tra le lamiere dell’ultraleggero.
Il volto di Manfredo, il pilota, non è nuovo per Luciano. «Lo conosco benissimo», dice, «è un mio cliente in carrozzeria». L’officina Pavone sembrerebbe non avere riportato danni: solo due auto parcheggiate nel piazzale hanno qualche ammaccatura dovuta alle schegge. Ma ogni danno non ha prezzo, in confronto alla tragedia scampata. «Pochi minuti prima dell’incidente, mia figlia Moana con le bimbe stava giocando in giardino», dice, «poi si sono allontanate». Qualche minuto in più e l’incidente avrebbe avuto tutt’altro esito. Sotto il muso dell’ultraleggero, è rimasta schiacciata la ruota della bici rosa della piccola Amelia. «La bimba ha capito subito cosa è successo», dice il nonno, «la porto spesso all’Avioclub perché ci piace vedere la partenza degli aerei. Ieri, ha pianto tutto il giorno perché la sua bici è andata distrutta, stamattina (ieri per chi legge, ndr) siamo andati a ricomprarla».
L’ultraleggero, ora messo sotto sequestro, è ancora nel giardino di casa. «Non posso neppure lavorare questi giorni», prosegue, «ma il peggio è vedere l’aereo lì che mi ricorda continuamente gli attimi di paura di domenica». E quegli attimi sono difficili da dimenticare: ieri pomeriggio, nonno Luciano si è dovuto recare in ospedale per un controllo perché «mi sento troppo confuso, strano». «Non so cosa è successo durante la fase di decollo», si lascia andare, «sicuramente potevano tentare le manovre dal lato del fiume, ed evitare quel che è successo. Ogni giorno, dalle sette e mezza di mattina, qui si sentono continui rombi di aerei».