Lettomanoppello

Il padre uccise la madre Cleria, lui finisce in carcere per le botte alla compagna: arrestato Camillo Mancini

6 Ottobre 2026

Aggressione a Lettomanoppello: un altro caso di violenza. A un anno dal femminicidio in piazza, adesso finisce nei guai il figlio dell’uxoricida Antonio Mancini

LETTOMANOPPELLO. Da parte civile nel processo che vede imputato il padre Antonio per femminicidio, per aver ucciso a colpi di pistola la madre Cleria, ad arrestato per un gravissimo fatto di violenza nei confronti della sua attuale compagna. Parliamo di Camillo Mancini, di Lettomanoppello, che la sera di sabato scorso è stato arrestato dai carabinieri del paese dove risiede per aver pestato la compagna durante una furibonda lite e, probabilmente, alla presenza del figlio minore. Una notizia rimasta riservata sia per la delicatezza del fatto, ma forse e soprattutto perché il comandante dei carabinieri di Lettomanoppello stava già vagliando la posizione di Camillo in relazione a un altro episodio.

L’AGGRESSIONE

Sabato sera, a Lettomanoppello era in corso la festa del paese: con ogni probabilità, un bicchiere di più potrebbe aver fatto perdere il controllo a Camillo. Ma sta di fatto che, rientrato in casa, l’uomo avrebbe iniziato a discutere con la sua compagna: parole di fuoco, grida e giù botte alla malcapitata. Una situazione avvertita forse dal vicinato che, scosso come fu l'intero paese dopo il femminicidio del padre avvenuto in piazza davanti a diversi testimoni, non ha perso giustamente tempo e ha avvisato di quanto stava accadendo le forze dell’ordine che sono subito intervenute anche sulla scorta, di quanto si diceva prima. E cioè di un precedente inspiegabile.

IL PRECEDENTE

Quest'ultimo fatto sarebbe avvenuto qualche tempo fa. Camillo, che lavora come “capo imbocco” nelle gallerie, aveva organizzato una cena in un ristorante con amici e alla presenza della attuale compagna. Dunque, davanti a testimoni atterriti e increduli, avrebbe improvvisamente aggredito la compagna con violenza, prima di essere fermato dai commensali che non riuscivano a comprendere il motivo di tanta violenza. A seguito di questo episodio, il comandante dei carabinieri del posto, con molta sollecitudine e per meglio rendersi conto di quella situazione esplosa in famiglia, avviò degli accertamenti che erano ancora in corso quando sabato è arrivata la chiamata alla caserma per l'intervento in casa di Camillo. Il pm di turno, Bendetta Salvatore, informata dai carabinieri di quanto era accaduto e forse anche messa al corrente dell'episodio precedente che vedeva vittima sempre la stessa compagna, non ha potuto far altro che disporre la sua detenzione in carcere, sicuramente con l’accusa di lesioni personali gravi, ma forse anche per l'ipotesi di maltrattamenti in famiglia.

L’ARRESTO

Camillo Mancini dovrà essere ora interrogato dal gip che dovrà decidere se confermare o meno la sua detenzione in carcere (salvo la decisione di una misura alternativa qualora si trovasse una seconda abitazione per l'indagato visto che non può tornare in famiglia).

LA LETTERA DEL SINDACO

Ma l’aspetto ancora più grave di tutta questa vicenda è che, con altrettanta solerzia, visto che in un paese così piccolo si conoscono tutti e tutti spesso conoscono i retroscena delle varie famiglie (e quella di Camillo è stata per lungo tempo al centro di attenzione dopo l'omicidio della madre Cleria dove ha rischiato molto anche il figlio che era con la vittima), il sindaco di Lettomanoppello, Simone Romano D'Alfonso, avrebbe inviato una lettera riservata all'assistente sociale del Comune per eseguire delle verifiche sul nucleo familiare in relazione alla presenza del minore che potrebbe aver assistito anche ad eventuali altri episodi, qualora ce ne fossero stati. Il sindaco chiede dunque di verificare le condizioni del minore attraverso un accertamento che deve essere soltanto informativo e prudenziale: non un accertamento sui fatti che spetta all'autorità giudiziaria, ma capire in quale contesto vive il minore. Camillo, peraltro, è stato il primo a puntare il dito contro il padre Antonio (attualmente imputato davanti alla Corte d'Assise di Chieti per omicidio aggravato dal rapporto coniugale) perché quest'ultimo aveva aspramente criticato il figlio per aver lasciato la moglie ed essere andato a convivere con un'altra donna, peraltro sua parente. E proprio il giorno dell'omicidio di Cleria, il 9 ottobre 2025, i due si erano “casualmente” incontrati (dopo un lungo periodo durante il quale non si frequentavano più) e avevano litigato.

“IL VERO OBIETTIVO”

A detta del padre, il vero obiettivo suo non era la madre, ma proprio il figlio Camillo: quella pistola dissotterrata doveva servire per impaurire il figlio che lo aggrediva sempre verbalmente. Questa almeno una delle tesi difensive portata da Antonio Mancini. Ora, però, Camillo (che il 30 settembre scorso ha deposto in Assise contro il padre) deve affrontare questa situazione che lo riguarda da vicino non solo per le dirette conseguenze che potrebbero patire, ma anche per ciò che potrebbe capitare al figlio qualora l'assistente sociale dovesse ravvisare qualcosa di anomalo.