Il padre uccise la moglie Cleria, ora il pm chiede l’arresto in carcere per il figlio: “Botte alla compagna”

Lettomanoppello. In aula Camillo Mancini (il figlio dell’uxoricida) ripercorre i momenti di quella serata, quando ha aggredito la compagna. Per placarlo i carabinieri hanno dovuto usare lo spray urticante. La decisione del gup attesa per oggi
PESCARA. Nega ogni tipo di violenza nei confronti della sua compagna Camillo Mancini, il figlio dell’uxoricida di Lettomanoppello, arrestato il 3 ottobre scorso per aver picchiato l'attuale compagna. Lo ha fatto ieri nel corso dell'interrogatorio di convalida dell’arresto, davanti al gup Anna Fortieri, che deciderà nelle prossime ore, dopo aver convalidato l'arresto, se confermare o meno la richiesta del pm Benedetta Salvatore che ha chiesto al giudice di mantenere la misura cautelare in carcere per questo compagno violento.
Maltrattamenti, lesioni personali e oltraggio i reati contestati. Ma ieri l'indagato ha cercato di sminuire al massimo ogni aspetto della contestazione che peraltro si base su di una serie di circostanze che non riguardano solo i fatti del 3 ottobre, quando le prime scaramucce tra i due sono iniziate in piazza durante la festa del paese. I carabinieri, che già stavano facendo degli accertamenti su Camillo proprio in relazione a questo rapporto aggressivo con la compagna (tanto che venne aperto anche un fascicolo affidato al pm Giuliana Rana, ora passato alla collega Salvatore per essere riunito) dai primi di settembre lo tenevano d'occhio.
La sera dell'arresto i militari notano la coppia che discute animatamente e intervengono per calmare gli animi. La donna ne approfitta, si stacca mentre i militari parlano con Camillo, e corre a casa: dirà che era sua intenzione fare le valige e prendere i suoi due bimbi piccoli avuti da una precedente relazione e andare via da quella abitazione. Camillo resosi conto della “fuga” della sua nuova compagna (sembra, anche se lui ha negato, che convivessero già da alcuni mesi) si dirige verso casa. Ma i militari, che conoscono molto bene il personaggio, lo seguono a distanza.
In casa succede il finimondo. Vola di tutto: insulti e suppellettili. I carabinieri (sono in 6) decidono quindi di entrare e a gran fatica riescono a bloccare l'uomo, tanto è vero che sarebbero stati costretti ad usare lo spray urticante (da qui il reato di resistenza). Scattano le manette e il pm dispone l'arresto in carcere. Il problema per Camillo, è che di episodi violenti ce ne sarebbero stati altri due. Il primo che si sarebbe verificato il 5 agosto scorso durante una gita in montagna dove la donna sarebbe stata presa a schiaffi (lo avrebbe raccontato lei ai militari); il secondo il 4 settembre durante una festa di matrimonio in un ristorante (quello che era finito all'attenzione del pm Rana) dove inspiegabilmente, a detta dei diversi testimoni presenti, Camillo avrebbe aggredito verbalmente la compagna che aveva espresso il desiderio di tornare a casa, finendo anche per picchiarla (anche se lui avrebbe negato questa seconda circostanza). È a seguito dei fatti accaduti in quella festa che i carabinieri aprono un fascicolo per eseguire una serie di accertamenti su quel ménage familiare (vengono anche sentiti dei testimoni), ed è sempre per lo stesso motivo che lo stesso Camillo viene tenuto d'occhio anche in occasione della festa del paese.
Il suo legale, Giuseppina D'Angelo (assiste Camillo come parte civile nel processo per l'omicidio della madre) ieri ha tenuto a sottolineare la difficile situazione familiare che l'indagato sta vivendo in questi mesi, resa ancora più delicata dal fatto che il processo a carico del padre Antonio è in corso alla Corte d'Assise di Chieti, dove lui stesso, il 30 settembre scorso, ha testimoniato contro il padre che uccise con due colpi di pistola la madre Cleria nella piazza del paese, davanti a testimoni, alle telecamere pubbliche (che ripresero tutto) e soprattutto alla presenza di un minore. «Questo non per giustificare una condotta sbagliata», avrebbe detto il difensore, «ma per contestualizzare gli avvenimenti». La giudice Fortieri si è riservata la decisione che potrebbe essere depositata oggi visto che la difesa ha indicato una diversa abitazione per scontare, eventualmente, una misura cautelare meno afflittiva del carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

