Il richiamo ai politici del costituzionalista: il nome è Nuova Pescara

Il docente universitario Orrù: «Servirebbe un altro referendum per chiamare Pescara la città unita, la volontà popolare è legge»
PESCARA . «A meno che non si voglia procedere a una nuova consultazione referendaria, il mantenimento del nome Nuova Pescara in questa fase appare come la sola soluzione pienamente conforme a tutti i vincoli normativi». Il costituzionalista Romano Orrù, ordinario all’università di Teramo e consulente tecnico per la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, ragiona senza i confini dei campanili. L’accordo sul nome della città allargata a 180mila residenti non si trova quando sono passati ormai quasi 10 anni dal referendum: l’amministrazione di Pescara – centrodestra, centrosinistra e M5S tutti uniti – vuole che la città unita continui a chiamarsi Pescara; Montesilvano e Spoltore, insieme, premono per Nuova Pescara. In uno scritto di 11 pagine inviato ai politici, Orrù passa in rassegna i nodi irrisolti della fusione. A partire dal nome.
ASSEMBLEA Ieri, la seconda assemblea sullo statuto, con il quorum fissato a 52, si è chiusa con un’altra fumata nera: «Presenti 63, 40 favorevoli e 23 contrari», il bilancio del presidente del consiglio comunale di Pescara, Marcello Antonelli della Lega, che ha guidato la seduta ed è stato l’unico a prendere la parola nel silenzio generale. Le rette di Pescara e di Montesilvano e Spoltore restano parallele. Sono sempre tre i fronti della discordia: il nome della città, il numero dei consiglieri nei 4 municipi e la presenza degli assessori nei municipi. Ancora una volta, i sindaci di Montesilvano e Spoltore, Ottavio De Martinis della Lega e Chiara Trulli del Pd, hanno messo in minoranza l’amministrazione di Pescara ma non è bastato per l’approvazione definitiva dello statuto: tutto rimandato al 19 settembre quando, con l’abbassamento del quorum, Montesilvano e Spoltore avranno i numeri per dare il via libera allo statuto. E la “Costituzione” dice che la città unica che nascerà il 1° gennaio del 2027 si chiamerà Nuova Pescara e sarà divisa in 4 municipi (nell’ordine Montesilvano, Spoltore, Castellamare e Porta Nuova). Poi, secondo lo statuto, Spoltore avrà 12 consiglieri municipali, 16 negli altri tre municipi. In ogni municipio ci saranno fino a 4 assessori, con possibilità di nomina di due membri esterni.
IL PARERE DEL PROF Sulla lite per il nome, arriva il richiamo di Orrù che ricorda ai politici un caposaldo della democrazia: la volontà dei cittadini non è un dettaglio. «La denominazione di un Comune non è una semplice etichetta geografica», osserva il docente di Diritto costituzionale, «ma rappresenta un elemento costitutivo fondamentale dell’identità di quella comunità e ha una funzione comunicativa e simbolica cruciale, contribuendo a valorizzare le tradizioni e la storia del territorio. L’importanza della denominazione dell’ente locale è riconosciuta dall’articolo 133 secondo comma della Costituzione il quale stabilisce che qualsiasi modifica riguardante la denominazione richiede una consultazione della popolazione interessata». Orrù spiega: «Ogni proposta tesa al mutamento di denominazione deve, in principio, consentire il coinvolgimento dell’intera popolazione interessata poiché si tratta sempre di incidere su un elemento non secondario dell’identità dell’ente esponenziale della collettività locale». Un obbligo, dice il professore, «posto a garanzia del rispetto del principio di autodeterminazione».
LA LEGGE REGIONALE Se il quesito referendario del 2014 parla di “Nuova Pescara”, la legge regionale che sposta l’entrata in vigore al 2027 chiama il Comune con il nome “Pescara”. «La legge regionale non appare abilitata a prevedere l’attribuzione di un nome altro e diverso rispetto a quello condiviso e approvato in sede referendaria dai cittadini coinvolti nel progetto di fusione. Il quesito referendario», assicura Orrù, «ha carattere vincolante. Ciò significa che il risultato del referendum deve essere rispettato e implementato dalle autorità competenti, senza possibilità di deviazioni o interpretazioni contrarie e/o difformi». Da terzo, il costituzionalista ricorda ai politici che «la vincolatività del voto popolare rappresenta un principio fondamentale della democrazia diretta».
NO ALL’ANNESSIONE Montesilvano e Spoltore denunciano da sempre il timore di un’annessione. Su questo Orrù spiega: «Il mantenimento della denominazione del Comune maggiore è il tratto tipico della fusione per incorporazione, nella quale i Comuni più piccoli risultano sostanzialmente assorbiti nel Comune di maggiori dimensioni. Dalla fusione per incorporazione non nasce un nuovo ente comunale (la cui fisionomia dovrebbe essere frutto del concorso paritario dei diversi soggetti territoriali coinvolti come nel caso di nuova Pescara) ma molto più semplicemente comporta l’irrobustimento del Comune maggiore rispetto al quale i Comuni minori finiscono per avere un ruolo del tutto ancillare dissolvendosi in esso».
REFERENDUM BIS E allora, dice Orrù, se si volesse usare il nome Pescara ci sarebbe bisogno di un referendum bis: «Per divenire legittimamente una variazione della denominazione del nuovo ente comunale diversa da quella di Nuova Pescara occorre eseguire un procedimento in cui perno è (nuovamente) la consultazione delle popolazioni interessate, come da ultimo ha riconosciuto indirettamente lo stesso consiglio regionale dell’Abruzzo nel caso del cambio di denominazione del Comune di Popoli in Popoli terme».

