Il sindaco genero di Di Giovanni la politica a braccetto con l’edilizia

15 Febbraio 2017

MONTESILVANO. Abitano anche a Montesilvano le grandi famiglie della politica. Generazioni di amministratori con gli incarichi tramandati di padre in figlio. Come i tesori da custodire. In questa...

MONTESILVANO. Abitano anche a Montesilvano le grandi famiglie della politica. Generazioni di amministratori con gli incarichi tramandati di padre in figlio. Come i tesori da custodire. In questa città che cresce senza freni e che adesso conta 54.100 residenti, la politica si fa ancora di casa in casa. Come nei paesi. E come nei paesi, i personaggi che contano sono quasi sempre gli stessi. Sì perché il sindaco è un certo Francesco Maragno, finanziere di professione, un curriculum accademico che non ha bisogno di spintarelle, ma è anche il genero di Raffaele Di Giovanni. A Montesilvano Di Giovanni non ha bisogno di presentazioni: imprenditore dell’edilizia con la passione della politica. Di Giovanni cominciò nel 1956 come apprendista muratore fino a diventare uno tra i più grandi costruttori di Pescara e provincia con la sua Saitem. E, nel suo cammino, ha incrociato anche la politica: dal 1975 al 2006, Di Giovanni è stato consigliere comunale. Una presenza in municipio lunga 31 anni. Nel 2001 la grande occasione politica sfumata per un pugno di voti: Di Giovanni si candidò alla Camera dei deputati con l’allora Casa delle Libertà nel collegio numero 11 con comuni del Pescarese e del Teramano: il più difficile di tutti perché dall’altra parte, con la Margherita, c’era un certo Franco Marini. Alla fine, il tradimento arrivò per mano degli stessi amici-nemici di Forza Italia del Teramano. «Così ho capito che, in politica, è meglio avere un nemico dichiarato che tanti amici pronti a scavarti la fossa», disse Di Giovanni in un’intervista al Centro. Però, contro Marini, Di Giovanni si prese un lusso: in città vinse lui con 1.500 voti di scarto. Voti pesanti perché il sindaco di allora era Renzo Gallerati.

Nell’era di Pasquale Cordoma sindaco, tra il 2007 e il 2012, prima in maggioranza e poi all’opposizione, è stata consigliere anche la figlia dell’imprenditore, l’avvocato Cristina Di Giovanni, moglie dell’attuale sindaco. E, adesso, in maggioranza c’è pure Barbara Di Giovanni, nipote del costruttore.

Un’altra famiglia nota, tra imprenditoria e politica, è quella dei Cilli: Paolo Cilli, ingegnere, ha debuttato come consigliere con Cordoma e, adesso, è assessore con Maragno; un altro Cilli, Aurelio, è stato assessore provinciale con la giunta di Guerino Testa.

In consiglio, poi, ora siede Stefano Di Blasio, figlio di Paolo, un passato da sindaco, assessore e consigliere.

E poi c’è un altro nome noto: Deborah Comardi, attualmente assessore di Forza Italia con Maragno e prima consigliere nel centrosinistra di Attilio Di Mattia. È la figlia dell’ingegnere Kennedy Pettine e dell’architetto Aurelio Colangelo. Kennedy Pettine è stata candidata a sindaco nel 2007 con l’Italia di Mezzo, raccogliendo 923 voti, e poi anche al Senato con Autonomia Sud prendendo 357 preferenze, troppo poche per essere eletta. Del resto, si sa, la politica non si fa a Roma: si fa a Montesilvano.

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