Il virus è sparito? L’Abruzzo frena «È tra noi, facciamo attenzione»

Intervista al virologo Fazii: «L’ottimismo di Zangrillo? È un rianimatore abituato a vedere le situazioni estreme In verità ci sono sacche di asintomatici, il caldo può aiutare ma in estate servirà ancora molta cautela»
PESCARA. «Il Covid da un punto di vista clinico non esiste più». Le dichiarazioni di Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano, hanno creato una crepa evidente tra i virologi. Il professore ha puntato il dito anche su Protezione civile, Iss e Css, il consiglio superiore della sanità, dicendo «che per mesi hanno sciorinato numeri che hanno valore ed evidenza zero ma che hanno portato a bloccare l’Italia». Ovviamente le sue parole hanno fatto sobbalzare dalla sedia tanti suoi colleghi. Sessantuno anni, pescarese, il virologo Paolo Fazii è il direttore dell'Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica a valenza regionale della Asl di Pescara. È un cultore della storia delle grandi pandemie che hanno interessato l’umanità e, in particolare, della peste. È il responsabile del laboratorio della Asl del capoluogo adriatico e ha spiegato il suo punto di vista a tal riguardo.
Fazii, cosa pensa delle frasi di Zangrillo?
«È un rianimatore e nel suo lavoro è abituato a vedere le situazioni estreme, quelle peggiori, ovvero laddove una polmonite virale, in questo caso da coronavirus, purtroppo non si riesce a trattarla con le terapie presenti e quindi si va in una forma di insufficienza acuta che necessita la ventilazione assistita. Lui dice che non vede molti casi e dal punto di vista di un rianimatore è vero, quando dice “il virus è clinicamente scomparso” perché il numero dei casi in terapia intensiva si è ridotto in maniera netta. In verità, però, il virus non è assolutamente scomparso. C’è e ci sono ancora delle sacche asintomatiche. Secondo me il clima temperato dell’area mediterranea in questo momento è sfavorevole al Sars-Cov-2. Invece in altri casi rimangono più attivi quando trovano un clima caldo-umido, ecco perché in alcune zone del mondo i casi invece di diminuire stanno crescendo. Ovviamente queste sono ipotesi, perché l’attività di Sars-Cov-2 ha ancora delle zone d’ombra».
Zangrillo dice anche che bisogna smettere di terrorizzare le persone.
«Penso che noi italiani amiamo piangerci addosso, però non siamo stupidi e abbiamo capito che la cosa migliore da fare, quando è scoppiata la pandemia, era quella del lockdown, l’uso di mascherine e il distanziamento sociale, solo per citarne alcuni di provvedimenti. Tutti ci hanno copiato e penso che questo approccio difensivista del governo è stata una salvezza. In Inghilterra, il professore Neil Ferguson ha fatto uno studio sul nostro modello consigliando al premier Boris Johnson di seguire l’esempio dell’Italia per ridurre i casi e soprattutto abbassare la letalità. Anche Trump ha seguito lo schema italiano».
È partita la stagione estiva, ha qualche timore sull’apertura delle spiagge e che consigli si sente di dare?
«Sono sempre stato abbastanza realista e spesso vengo tacciato di pessimismo. Invece ora sono diventato abbastanza ottimista, perché, osservando quello che è successo negli ultimi giorni, vedendo anche gli effetti del clima, la curva epidemica ha avuto una discesa molto significativa ed è come se il virus fosse scomparso, anche se non è così. Probabilmente riusciremo a passare in maniera indenne, con pochi casi, il periodo estivo, ma sempre senza mai abbassare la guardia perché abbiamo a che fare con un virus nuovo e che non conosciamo bene. Distanziamento sociale, mascherina, lavarsi spesso le mani ed evitare gli assembramenti sono le linee da seguire in maniera tassativa, anche in spiaggia».
E poi con il ritorno del freddo cosa accadrà?
«Penso che questa “bestia” letale tornerà a bussare alle nostre porte, però, se siamo bravi, ci troverà preparati. Finora abbiamo giocato in difesa, d’ora in poi dovremo giocare in maniera offensiva, ovvero andando a scovare il virus e spegnere gli eventuali focolai, rintracciando i contatti e bloccando tutti i casi. Dobbiamo evitare l’incendio di un bosco andando a spegnere il piccolo focolaio».
La nostra vita è cambiata per sempre o torneremo all’era pre-Covid?
«La promiscuità non è da dimenticare per sempre, però non so dire tra quanto tempo Sars-Cov 2 si abituerà alla specie umana. Quindi solo il vaccino ci può mettere al sicuro».
Domani riparte la mobilità tra le regioni e ci saranno tanti turisti che dalle zone più colpite si potrebbero spostare in altre zone d’Italia. È preoccupato?
«Certamente è un rischio, ma è un rischio calcolato e non possiamo tornare indietro anche per situazioni prettamente economiche. Adesso bisogna leccarsi le ferite ed andare avanti, forti e fortunati».
Baci, abbracci, strette di mano e poche mascherine tra i giovani, specie durante la cosiddetta movida...
«Beata gioventù… Questa virosi fortunatamente colpisce meno, anche in modo asintomatico, i più giovani e anche io vedendo certi atteggiamenti sia nella movida pescarese, ma osservando anche quello che è accaduto sui Navigli a Milano o sul lungomare di Napoli, ho avuto un po’ paura. Diciamo che siamo stati fortunati, tornando anche al discorso del clima che non ha favorito il diffondersi dell’infezione. Se fosse capitato due mesi prima, probabilmente i dati erano diversi… Se avessimo tardato il lockdown questo atteggiamento avrebbe creato più casi e morti. Anche i giovani devono fare la propria parte con maggiore responsabilità».

