Il Wwf alla Regione: inutile il rimboschimento dopo i roghi

11 Settembre 2017

PESCARA. «Il rimboschimento dopo i roghi rappresenta un gravissimo errore». A sostenerlo è il Wwf Abruzzo a pochi giorni dalla data fissata dal presidente Luciano D’Alfonso (il 13 settembre) per una...

PESCARA. «Il rimboschimento dopo i roghi rappresenta un gravissimo errore». A sostenerlo è il Wwf Abruzzo a pochi giorni dalla data fissata dal presidente Luciano D’Alfonso (il 13 settembre) per una riunione in Regione finalizzata a valutare la possibilità di chiedere una deroga al divieto, previsto dalla legge, di rimboschimento immediato delle aree devastate dal fuoco.
«Il primo errore è stato già quello di parlarne a roghi in corso», accusa il Wwf, « perché annunciare una simile intenzione avrebbe potuto (e non si può escludere che ciò sia realmente accaduto) indurre i piromani a intensificare la propria azione. Il secondo quello di escludere il Parco Nazionale della Majella dal tavolo del 13 settembre». Poi, secondo gli ambientalisti, c’è un aspetto naturalistico: «Un bosco artificiale si riconosce immediatamente per avere alberi tutti uguali, della stessa altezza e più o meno alla stessa distanza l’uno dall’altro», dice il Wwf, «la ripresa naturale della vegetazione, anche se richiede tempi più lunghi, ha tutt’altro aspetto, “naturale” appunto, e garantisce, attraverso una accentuata biodiversità vegetale, la presenza di numerose e diversificate specie animali».
Analoga la presa di posizione assunta dal consiglio comunale di Sulmona: l’assise civica della città di Ovidio ha votato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si boccia chiaramente l’ipotesi del rimboschimento e si sostiene invece che bisogna favorire «un naturale e fisiologico ripristino della vita del Morrone, anche e non solo al fine di evitare speculazioni di qualsiasi natura». Una a presa di posizione che si aggiunge a quella espressa anche da Pratola Peligna.
«D’Alfonso dimostri di avere a cuore ciò che conta per la stragrande maggioranza degli abruzzesi e non gli interessi economici di pochi», conclude il Wwf. (c.s.)