Ilaria Cucchi: «Dico ai giovani di sperare in un mondo giusto»

9 Marzo 2018

La sorella di Stefano, tra gli studenti del De Cecco «Vado nelle scuole per essere un modello positivo di donna»

PESCARA. «Stefano in vita non era un eroe né un esempio positivo da seguire, ma lo è diventato da morto per la forza con cui ha lottato per i suoi diritti, resistendo per sei giorni a quel dolore fisico indescrivibile, con la schiena rotta in più punti. A ucciderlo, quella notte di otto anni fa, non è stato un pestaggio, ma l’indifferenza. Oggi vado nelle scuole per costruire, per essere un modello positivo di donna che ha lottato per rivendicare i diritti del fratello e per ridare a tutti i ragazzi la speranza di poter crescere in una società più giusta. Una lotta condotta sempre nel segno della legalità». Ilaria Cucchi parla agli studenti dell’istituto alberghiero Ipssar “De Cecco” con la forza disarmante della verità, da sempre faro della sua battaglia volta a restituire dignità al fratello Stefano, ucciso per un pestaggio il 22 ottobre 2009 dopo essere stato arrestato per spaccio di droga.
Ilaria Cucchi, nominata “Donna dell’anno 2017”, è stata protagonista ieri mattina del “Women’s Day – La Giornata Internazionale delle Donne”, nell’aula magna del De Cecco. L’iniziativa rientra nella prima giornata del premio nazionale “Paolo Borsellino Tutto l’anno”, ideato dall’omonima fondazione che fa capo a Leo Nodari e a Gabriella Sperandio. A coordinare i lavori, la dirigente scolastica Alessandra Di Pietro, alla presenza anche della sociologa Eide Spedicato Ienco, del magistrato Valentina D’Agostino del Tribunale di Pescara e di Danielle Mastrangelo, neo consigliera di Parità designata dalla Provincia. «Per otto anni ho lottato per avere giustizia, ma sempre rispettando le istituzioni», ha rimarcato più volte Ilaria Cucchi, ripercorrendo le tappe della vicenda di Stefano, «perché quando vogliono le istituzioni sanno ascoltare le istanze e i diritti dei cittadini. Oggi quella lotta ci ha condotto all’apertura di un processo-bis in cui è stato stabilito che mio fratello non è morto da solo, ma per mano di persone che avrebbe dovuto proteggerlo e invece lo hanno preso a calci e pugni, vantandosi persino di essersi divertiti a picchiare un tossico. Il 22 ottobre 2009 lo Stato e le istituzioni in cui avevo sempre creduto sono crollate in un istante e sono diventate il mio peggior nemico. Ma da quel momento ho trovato la forza per avere le risposte che nessuno mi avrebbe dato. Da quella lotta è nata l’Associazione Stefano Cucchi per dare voce ai tanti Stefano di cui nessuno ha mai sentito parlare, agli ultimi, alle loro famiglie. Dopo otto anni siamo all’inizio di un nuovo processo che vede imputati i tre carabinieri che lo hanno arrestato, indagati fra l’altro per omicidio preterintenzionale con l’aggravante dei futili motivi».
«Abbiamo scelto la giornata dell’8 marzo», spiega la dirigente Di Pietro, «per indurre i ragazzi a riflettere sull’impegno civile delle donne nell’attuale contesto sociale. È importante che i messaggi forti, il senso dei valori etici, il combattere contro ogni compromesso, arrivino dalle testimonianze dirette di coloro che non hanno chinato la testa dinanzi alle ingiustizie».
Durante la manifestazione il pittore Paolo Foglia ha donato alla Cucchi un ritratto del fratello Stefano, mentre la studentessa Alessandra Partenza della quinta I ha sottolineato le «tante battaglie che ancora oggi devono vedere protagoniste le donne per rivendicare il proprio ruolo sociale».
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