In 40mila sfilano di corsa Pescara saluta i bersaglieri

22 Maggio 2017

Corteo finale e passaggio del testimone al sindaco di San Donà di Piave

PESCARA. Sono partiti da ogni parte d’Italia, ma anche da Sidney e New York, alla volta di Pescara per partecipare al 65° raduno nazionale. Un tripudio di colori ha salutato i circa novantamila bersaglieri, appartenenti a 550 sezioni, giunti in una città blindata per la sfilata conclusiva che ieri mattina, dallo stadio Adriatico-Cornacchia, ha raggiunto piazza Salotto. A sfilare tra due ali di folla lungo l’intero percorso, ben 40mila bersaglieri, tutti con l’immancabile “piumetto”, il tradizionale cappello con le penne di gallo cedrone. Ad accompagnarli c’erano 64 fanfare nazionali. Al termine, il passaggio della staffetta tra il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, e Andrea Cereser, il primo cittadino di San Donà di Piave, che ospiterà il raduno nel 2018. Assieme ai bersaglieri attualmente in forza all’Esercito italiano e ai componenti delle varie sezioni, anche tanti bersaglieri un po’ più avanti negli anni che, nonostante la fatica, hanno voluto esserci.
È il caso di Raniero Centi, classe 1923, dell’Aquila. «Mi chiamarono il 20 settembre del 1942», racconta, «Andai a Roma, al secondo reggimento La Marmora, poi fui trasferito a Velletri e in seguito a Torino, dove presi la patente per guidare l’autoblindato». Fu da qui che poi fu inviato al fronte. «Andai a Fiume», prosegue, «ma dopo poco fu firmato l’armistizio e io scappai fino a Capodistria. Qui mi accolse una donna, che mi fece togliere la divisa e mi regalò i vestiti del padre. Avrebbe voluto che rimanessi, ma io ero fidanzato qui in Italia, e quindi dopo aver riconsegnato l’arma, avevo una Beretta, saltai su un treno che mi riportò a casa».
Un altro cappello storico che ha sfilato è quello di Marcello Carrozzi, classe 1912, di Camarda (frazione del comune dell’Aquila). Marcello non c’è più, ma a indossare con orgoglio il suo “piumetto”, ieri, è stato il figlio Paolo. E poi c’è Annamaria, di Salerno, col cappello del papà bersagliere. «Pescara ha letteralmente aperto le sue braccia per accogliere un fiume umano colorato, allegro e amico», ha detto Alessandrini. «È stato un grande onore, oltre che una grande emozione, vivere questa cinque giorni in città, respirando a pieni polmoni i valori cremisi, che animano e contraddistinguono il Corpo. Valori che richiamano la nostra Costituzione e che ognuno di noi deve sentire nelle proprie vite. Grazie all'Associazione Nazionale Bersaglieri che ci ha scelto e al presidente e amico Daniele Carozzi, grazie al comitato organizzatore del raduno, a cominciare dal generale Giuseppe Perrotta, passando per il maggiore Sandro Di Cristofaro che sono stati preziosi compagni di viaggio in questi mesi di preparazione e che hanno fatto di tutto perché i bersaglieri tornassero in Abruzzo per la terza volta. Grazie anche alla città e a tutti coloro che si sono prodigati perché tutto andasse per il meglio».
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