In centinaia a casa di Gaspari Visitatori in coda dal mattino «Colpiti da tanta semplicità»

25 Marzo 2024

Da tutta Italia per trascorrere venti minuti nel palazzo dell’ex ministro abruzzese Un edificio che racconta la vita del leader Dc protagonista della Prima Repubblica

GISSI. Qui, dove il gasparismo ebbe inizio, l’icona che racconta i tempi andati della politica fatta certamente di idee ma anche di assistenzialismo senza freni, non ha il volto dell’uomo che è stato più potente dell’Abruzzo, ma è l’istantanea di un palazzo sobrio rivestito di mattoncini color argilla, con le controimposte verdi rigorosamente chiuse e le ringhiere dei balconi di un grigio chiaro. Una casa fin troppo “normale” per un politico di grande potere, con all’interno una decina di vani senza sfarzi, cariatidi o lampadari Swarovski. Salotto, tinello, cucina e terrazzino al piano terra; biblioteca-sala d’attesa e studio per gli incontri di “ascolto dei bisogni” al primo piano; altro studio, ma per pochi intimi e per le scelte di potere, e camere da letto al secondo piano. Quaranta scalini dividono il portoncino d’ingresso marrone, per lustri lasciato sempre aperto a tutte le ore del giorno, e le stanze dell’“essere comunità”, da quella dei bottoni, dove si sono prese le decisioni che hanno dettato un quarantennio di politica abruzzese. Il palazzo è al civico 61 dell’ex corso Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, e che il Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, ha chiesto e ottenuto di far visitare per due giorni perché è un edificio che ha un suo interesse storico, artistico e architettonico oltre che “politico”. Il palazzo è la residenza di Remo Gaspari (1921-2011) al quale da qualche anno la strada è anche intitolata. Qui, tutti i numeri civici portano la nuova denominazione di “Corso Remo Gaspari” ad eccezione della sede dell’ex Pci, ora del Pd, cinquanta metri più giù, sul quale al numero 29 è rimasta l’intitolazione originaria al re: una impronta dell’acerrima rivalità politica con i falce e martello di una volta.
LA SUPERCARRIERADieci volte deputato dal 1953 al 1994, 16 volte ministro della Repubblica in governi guidati da Rumor, Colombo, Andreotti, Cossiga, Spadolini, Fanfani, Craxi, Goria e De Mita dal 1969 al 1992 e per venti anni sindaco del suo paese, Gaspari è stato la guida non solo politica ma anche “spirituale” della Democrazia cristiana nel suo Abruzzo. Nel corso della carriera di parlamentare ha trovato lavoro a migliaia di persone, applicando, dice qualcuno, lo schema quasi calcistico del 5-3-2: cinque posti all’elettorato scudocrociato, tre agli alleati, due a quelli dell’opposizione. Una politica vincente a tutti gli effetti visti i consensi ottenuti in termini di consensi: tant’è che nel 1992 è stato il politico più votato d’Italia con 88.221 preferenze. L’Abruzzo gli è stato sempre riconoscente. E qui, sabato e oggi, con la casa aperta per le visite, è come se si assistesse alla processione di gente che, sul marciapiede, attende di essere ricevuta per esprimergli richieste e manifestargli problemi. Una politica, all’epoca e a seconda dei punti di vista, discutibile, ma permeata da grande umanità e da un approccio molto pragmatico, in tempi un cui la partitocrazia - il predominio dei partiti nella vita politica dello Stato quasi in totale sostituzione ad esso - la faceva da padrona.
GLI OSSERVATORI«L’occasione di entrare nella casa di “zio Remo”, come lo chiamate voi in Abruzzo», dice sorridendo un visitatore giunto dalla Romagna, «mi ha sempre affascinato perché so che è stato un uomo importante per tenere la sua regione agganciata al nord Italia». Simona, la volontaria del Fai che intorno alle 10.15 accompagna il secondo gruppo di 15 visitatori della mattinata, spiega, uscendo sul terrazzino, che di sotto c’era un pozzo dove per qualche tempo sono state custodite alcune armi, visto che la famiglia, ai tempi dei forti contrasti con le forze politiche di opposizione, temeva per la propria incolumità in quanto in diverse circostanze aveva ricevuto minacce che la casa sarebbe stata bruciata di notte. Oggi quel palazzo è diventato custode di tanti cimeli: quadri, attestati, targhe, ceramiche, crest, libri. «È un ambiente tutto raccolto e particolare», dice una signora della provincia dell’Aquila, «ci tenevo tanto a visitare questa casa visto che noi abbiamo avuto come leader della Dc, Lorenzo Natali, esponente fanfaniano del partito, grande antagonista di Gaspari, che ne rappresentava l’anima dorotea». «Mi ha molto incuriosito la semplicità della cucina della casa», aggiunge un’altra signora, «poco lusso nell’abitazione di un uomo tanto influente nella vita politica italiana dei suoi tempi». Ma la curiosità dei visitatori è catturata dalle stanze-studio del pluriministro: quello più piccolo, al primo piano, è più al passo con i tempi; quello di sopra, invece, racconta anche di un po’ di intimità di Gaspari: sulla scrivania ci sono ancora il timbro personale, le buste della Camera dei deputati, gli occhiali da lettura, due lenti di ingrandimento, le penne stilografiche, i reggicarte: il tutto raccolto in un angolo con una balaustra che divide l’ambiente da un salottino con un’ampia libreria e il caminetto. In strada, intanto, sul largo marciapiede, un altro gruppo di visitatori è pronto a fare il suo tour nel palazzo. «Ero amico di Marco Pannella», dice un signore giunto da Frosinone, «ho saputo che era aperta la casa di Gaspari e sono venuto a visitarla. Però, ascolti, per me il radicale Pannella è stato il numero uno della politica abruzzese». La butta lì, proprio dove il gasparismo ebbe inizio e dove tutto è ormai finito.
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