In centinaia per l’addio a Giulia: «Uragano di vita ci hai insegnato a lottare»

Chiesa di Santa Liberata gremita, ieri pomeriggio, per l’ultimo saluto alla 27enne L’abbraccio alla famiglia Lauria-Bianco che gestisce il circolo tennis La Campagna
FRANCAVILLA. «Giulia ha sofferto troppo, ma era ancora disposta a lottare. Ci ha sempre creduto nella guarigione e nella vita, fino alla fine. Era lei a darci la forza, lei ci ha insegnato come affrontare questa battaglia».
Davanti alla folla che riempie la chiesa di Santa Liberata, prima dell’ultimo saluto, sono le migliori amiche di Giulia Bianca Lauria, vinta a 27 anni dalla malattia, a raccontare «l’uragano di arte, musica e poesia che era Giulia». Per lei e per la sua famiglia, che gestisce il circolo tennis “La Campagna” a Francavilla, c’erano centinaia di persone ieri pomeriggio, dentro e fuori la chiesa. E lei al centro, bellissima e sorridente, nella foto sulla bara di legno chiaro coperta di fiori bianchi, descritta con le stesse parole da tutti coloro che l’hanno conosciuta: «Un uragano». Lo ripetono i compagni di scuola nella lettera dal pulpito: «Giulia si può descrivere con una parola: un uragano. Della paura non ne voleva sapere, la combatteva, e dalla paura voleva proteggere le persone a cui voleva bene. Si mostrava sempre forte e piena di vita anche quando sembrava difficile. Indimenticabile il suo sorriso contagioso. Impariamo da Giulia a ridere nonostante tutto». E proprio la sua vitalità e la sua forza nel combattere la malattia continuando a progettare il futuro (un anno fa si era iscritta all’Accademia del lusso di Roma) sono emerse dalle parole di chi l’ha incontrata: «Giulia non si è mai arresa, ha scelto di combattere come una leonessa, mantenendo sempre accesi sogni, passioni e speranza. Non ha mai messo in primo piano il fatto che fosse malata, anzi, durante i periodi in cui era sottoposta alle sfide più difficili era comunque pronta lei a chiedere “come stai”». Durante la cerimonia carica di commozione, è arrivato il conforto di don Cristian, l’ex professore di Giulia che nell’omelia ha ricordato a tutti: «L’unica cosa che non può passare, né in questo mondo né nell’altro, è l’amore che ci siamo scambiati: ci riconosceremo dall’amore che ci siamo dati. Più ami più ritroverò, meno ami, più sarò solo. È questa l’unica verità e allora in questo siamo certi che Giulia, che ha molto amato, ci ritroverà. Tocca a noi decidere quanto vogliamo amare da oggi in poi». Alla fine, la bara che sfila sul sagrato, centinaia di abbracci alla mamma Titti, al papà Sebi, alla zia Valeria, allo zio Alessandro, alle sorelle, alla nonna, al fidanzato, e i palloncini bianchi che volano in cielo mentre da una cassa Mannarino canta “Vivere la vita”. Come ha fatto Giulia. «Con le mani che giocavano sempre con i capelli», ricordano i compagni, «l’Iphone con le cuffiette sempre attaccate, la vespetta blu, la passione per le foto, per il panino al salame e l’amore per gli animali. Giulia che si sentiva, che faceva rumore e che della paura non ne voleva sapere».

