In crescita i contagi nel Pescarese Fazii: «È colpa anche del freddo»

27 Novembre 2020

Anche ieri numeri più alti a Pescara e a Montesilvano rispetto ai primi giorni della settimana Il virologo: «Mi aspetto un picco a gennaio, soprattutto se durante le feste non si starà attenti» 

PESCARA. Il virus rallenta a macchia di leopardo e aumenta la sua forza verso la costa seguendo, secondo gli esperti, le temperature sempre più rigide del periodo. Negli ultimi giorni, a dieci dall’entrata in vigore della zona rossa, il numero dei contagi a Pescara e provincia è andato in crescendo. Il picco è stato toccato mercoledì con 75 casi in città e 33 a Montesilvano (197 complessivi nel Pescarese) dopo che lunedì e martedì a Pescara si erano avuti rispettivamente 31 e 46 casi.
E ieri numeri ancora alti rispetto ai primi giorni di questa settimana con 53 casi a Pescara e 24 a Montesilvano per complessivi 178 in tutta la provincia a fronte dei 570 in Abruzzo. A ben vedere i dati, con un lockdown blando in corso, la situazione appare preoccupante alla vigilia della riapertura delle scalpitanti attività commerciali, prevista per il prossimo 4 dicembre. In realtà, ci sono ancora i margini per sperare.
Giustino Parruti, direttore delle Malattie infettive e responsabile dell’ospedale Covid di via Paolini, chiarisce che c'è «da attendersi una coda di infezioni, legate soprattutto all’assistenza delle persone già malate», ma tutto si può ancora recuperare: «Ci aspettiamo miglioramenti». L’aumento dei contagi andrebbe di pari passo con «l’altissimo numero di tamponi che stiamo eseguendo», 1200 al giorno nella Asl pescarese. «Tali numeri», osserva Parruti, «probabilmente sono dovuti anche ai tanti tamponi eseguiti. Dal mio punto di vista di osservatore clinico non ho l’impressione che vi sia una crescita, non mi sembra che ci siano più focolai sul territorio».
La situazione, comunque, sarà più chiara nei prossimi giorni: «Dobbiamo vedere se ci sono segnali solidi di spegnimento della circolazione del virus» attraverso la verifica degli effetti delle restrizioni in atto. Ma l’Abruzzo, in generale, spiega Parruti, membro del Gruppo tecnico scientifico regionale, sembra aver «raggiunto il plateau dei contagi». In ogni caso alcuni risultati già si vedono: «A Pescara, ad esempio», sottolinea l'infettivologo, «si sono ridotti gli accessi in pronto soccorso per insufficienza respiratoria. Prima erano 10-12 in 24 ore, negli ultimi giorni sono scesi a quattro, massimo sei».
E i malati di Terapia intensiva due giorni fa non avevano ancora raggiunto le 30 unità, mentre sono occupati oltre 140 posti letto di degenza ordinaria su 174 posti letto complessivi del Covid hospital di Pescara.
Sulla stessa linea è il virologo Paolo Fazii, direttore dell’unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica a valenza regionale della Asl di Pescara, quando spiega che l'andamento dei contagi «è una fluttuazione fine a se stessa, io aspetterei la fine della zona rossa per trarre le conclusioni. La situazione al momento non è critica, però non si può abbassare la guardia. È giusto coltivare quel grado di paura che non ci fa rilassare e tirare giù la mascherina, con tutti i rischi che ne conseguono».
Secondo Fazii, tra le possibili cause dell'aumento dei contagi sulla costa, vi sono le temperature sempre più rigide della stagione. «Col freddo che avanza, nella storia naturale dei virus, dobbiamo aspettarci il peggio», sostiene il virologo pescarese, «e io mi aspetto un picco a gennaio».
Gennaio, tra i mesi più freddi dell'anno ma anche il mese che si lascia alle spalle le festività natalizie. La preoccupazione del virologo è la possibilità che con le feste «si allentino le briglie». Bisognerà «evitare il più possibile i contatti tra parenti e amici, banditi i pranzi affollati e le tombolate». Il rischio che ci si lasci andare a pranzi e festicciole senza il contenimento delle misure di sicurezza potrebbe portare a una «possibile terza ondata» fortemente da scongiurare.
Secondo il parere dell’esperto, in ogni caso, in questa emergenza che sembra non avere fine, bisognerà «mediare tra le esigenze di una economia che deve andare avanti e il contenimento dei contagi. E purtroppo più aumentano i malati, più sale il rischio dei decessi». Conclude, Fazii: «In questo lockdown morbido, tendente al morbidissimo, la differenza la farà l'atteggiamento responsabile di ognuno».
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