Influenza, esami ed ecografie: 24 ore di fila al pronto soccorso

Malgrado il boom delle vaccinazioni, accessi record nei reparti di Emergenza-urgenza e Geriatria Utenti esasperati. I primari: «Andate dal medico di famiglia, ma bisogna potenziare i distretti»
PESCARA. Malgrado il boom delle vaccinazioni antinfluenzali, 71mila dosi distribuite dalla Asl in due mesi, il pronto soccorso e il reparto di Geriatria scoppiano di pazienti, soprattutto anziani, che arrivano in ospedale con stati febbrili aggravati dalle complicanze dell’età, e di altre patologie.
Gli ultimi giorni sono stati particolarmente difficili per il pronto soccorso che mercoledì scorso ha accolto 400 utenti nell’arco dell’intera giornata, con attese che hanno toccato quota dieci ore. La situazione, peggiorata con la chiusura degli studi dei medici di famiglia durante le festività natalizie, è leggermente migliorata sabato quando nel reparto di emergenza- urgenza sono passati circa 200 pazienti, a turno stretti contro i muri lungo il corridoio affollato di brandine e carrozzelle. E c’è chi ha lamentato di aver atteso anche fino a 24 ore, prima di riuscire ad avere una diagnosi. A nulla sono valsi gli appelli, ripetuti, del primario Alberto Albani a recarsi, per patologie lievi, nei distretti sanitari territoriali o alle guardie mediche per non intasare il pronto soccorso e, soprattutto, per non affrontare decine di ore di attesa prima di essere visitati. Letti anche lungo i corridoi del reparto di Geriatria, al sesto piano, diretto da Emilio Francesco Simeone. Sabato mattina c’erano 69 posti occupati, tra l’ala nord e sud, contro i 46 regolamentari, da pazienti, tra i 75 e i 105 anni provenienti anche dal Teramano, Val Pescara e dal Chietino, affetti da influenza, bronchiti, polmoniti, infezioni e infiammazioni varie, qualche manifestazione ictale. «Qui è sempre emergenza» taglia corto il primario, di corsa da una stanza all’altra, coadiuvato dai medici Fabio Tolloso, Rosa Scurti e Franco Colameco,«da noi i pazienti arrivano disidratati, con scompensi cardiaci, con le conseguenze delle escursioni termiche, registriamo casi di astenia e confusione mentale dovuti ad aggravamenti delle patologie. Motivazioni che richiedono il ricovero. La soluzione sarebbe il potenziamento del territorio», ma finché non accade «questa croce la dobbiamo portare tutti». Per quanto riguarda la correlazione tra vaccinazioni e stati influenzali, Simeone precisa che «non è detto che tutti i pazienti ricoverati si siano vaccinati e può essere che qualcuno lo abbia fatto in ritardo» quindi non sarebbe riuscito ad avere in tempo la giusta copertura.
Geriatria, che conta sulla presenza di una quindicina di medici distribuiti sulle varie turnazioni, è un reparto «sempre in sofferenza», come anche Medicina e il pronto soccorso, con personale che si spende anima e corpo, ma che non basta mai.
A Geriatria due infermieri per turno (7-14, 14-21 e 21-8) seguono una trentina di malati per volta, ad ognuno il monitoraggio di almeno 8 persone allettate. Gli operatori socio sanitari lavorano al turno del mattino e quello del pomeriggio, ma la notte sono assenti per cui sono gli infermieri a occuparsi delle mansioni normalmente riservate a loro.
La notte tra venerdì e sabato ci sono stati 6 ricoveri a Geriatria e un solo medico di guardia interdivisionale a destreggiarsi tra 90 pazienti, compresi quelli degli Infettivi, allo stesso piano. Inoltre, il personale medico e infermieristico, durante le festività, non ha avuto la possibilità di fare ferie, ma ha dovuto accontentarsi di qualche recupero. Ciò ha prodotto un ulteriore carico di stress da corsia non compensato dal riposo. Stress aggravato anche dalle «aggressioni verbali», nei confronti del personale sanitario, da parte dei familiari dei pazienti che vanno in ansia per le condizioni di salute dei propri cari. Al pronto soccorso sabato a mezzogiorno, la signora Anna, da Cappelle, era in sala d’attesa «dalle cinque di stamattina», sette ore, «senza avere notizie di un congiunto che sta effettuando una visita a Urologia. Ma questo è niente. Mi sono toccate 24 ore di fila al pronto soccorso solo per fare una ecografia». Con lei l’amica di Villa Celiera, che ha registrato «un notevole afflusso di gente in attesa già all’alba». Amaria Giulia Canale, da Abbateggio, sa «come funzionano gli ospedali», per cui si attrezza e in borsa «porta sempre un panino di emergenza in caso debba restare bloccata diverse ore, come mi è successo, una volta, di aspettare dalla mattina alle 10 fino alle 5 del giorno successivo». Con la madre, di Alanno, bloccata su una carrozzina dopo aver accusato un malore, la signora si domanda per quale motivo «i familiari di pazienti che arrivano in ambulanza debbano fare la fila di ore per sapere in quale reparto sono finiti».

