Insegnano la lingua italiana agli sfollati salvati dalla guerra

Un viaggio da 1.600 chilometri, fino al confine con l’Ucraina, con 2 furgoni pieni di aiuti per chi è sotto le bombe. Gli stessi furgoni sono ritornati in Abruzzo con due famiglie di profughi a cui...
Un viaggio da 1.600 chilometri, fino al confine con l’Ucraina, con 2 furgoni pieni di aiuti per chi è sotto le bombe. Gli stessi furgoni sono ritornati in Abruzzo con due famiglie di profughi a cui adesso verrà insegnato l’italiano con corsi specifici. È la triplice iniziativa messa in piedi dai volontari del “Circolo culturale Colibrì”, che ha sede a Giulianova ed è tra le tante associazioni corse a dare una mano al popolo ucraino. «Pochi giorni dopo l’inizio della guerra ci siamo messi in contatto con l’ospedale militare di Kiev», spiega Ambra Di Pietro, presidente dell’associazione, «avevano bisogno di materiale umanitario e noi siamo partiti appena possibile con due furgoni per raggiungere la città di Sighetu Marmatie, che si trova in Romania, a pochissimi chilometri dal confine con l’Ucraina». La traversata da quasi 17 ore dei volontari di Colibrì è partita venerdì 11 marzo da Giulianova, con due furgoni stracolmi di prodotti sanitari donati dai cittadini. «Il materiale è stato consegnato, come da accordi, all’ospedale militare di Kiev», sottolinea la presidente Di Pietro, «ed è arrivato a una associazione umanitaria che ci ha accolti al confine con l’Ucraina». Ma nel viaggio di ritorno i due pullman dell’associazione Colibrì non sono rimasti vuoti.
IL SALVATAGGIO
DEI PROFUGHI
La delegazione di volontari abruzzesi è rientrata a Giulianova domenica 13 marzo con due famiglie di profughi ucraini, che sono stati accolti e presi in carico dal personale dei servizi sociali che si è occupato di trasferirle negli alloggi dedicati. Si tratta di due giovani madri, Nataliya e Miroslava, con due figli a carico ciascuna: Valeria (16 anni), Mykhailo (di 15 anni), Juliana, 10 anni, e Vladislav 13 anni.
«Stiamo cercando di seguire al meglio queste due famiglie e di dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno», spiega Ambra Di Pietro. Dopo aver fatto una quarantena precauzionale di 5 giorni a Roseto, ora le due famiglie sono ospitate dall’hotel Corallo di Giulianova, «ma per alcune questioni burocratiche hanno potuto completare la loro registrazione soltanto nella giornata di ieri», prosegue Di Pietro, «e ora stanno prendendo coraggio nel chiederci qualche aiuto soprattutto per i loro ragazzi».
LA RICHIESTA DI AIUTI
Dopo averli portati in salvo, ora l’associazione Colibrì lancia un appello ai cittadini. «Queste persone sono scappate dalle loro case con pochissima roba, e ora si trovano qui con un abbigliamento poco adatto alle temperature abruzzesi», spiega Di Pietro, «per questo chiedo a chiunque ne abbia la possibilità di portarci vestiti primaverili (nuovi o usati ma in perfette condizioni), scarpe e, se possibile, anche delle biciclette per consentire loro di spostarsi più facilmente».
I CORSI PER CHI SCAPPA
DALLA GUERRA
Ma non è tutto, perché l’associazione Colibrì, dopo aver salvato i profughi, ha anche organizzato dei corsi accelerati di italiano proprio per gli ucraini arrivati dalle nostre parti.
«L’idea dei corsi si è concretizzata grazie a un gruppo di dieci studenti universitari», prosegue Ambra Di Pietro, «sparsi in diversi atenei italiani, ma per la maggior parte originari di Giulianova e vicini all’associazione Colibrì». I corsi, totalmente gratuiti, sono stati pensati prettamente per gli ucraini, «ma abbiamo esteso questa possibilità a tutti gli stranieri che ne hanno bisogno», conclude Di Pietro. Partiranno lunedì 4 aprile e si svolgeranno da remoto: chi non dovesse avere a disposizione dispositivi, o una rete internet funzionante, potrà seguirli nella sede del Circolo Colibrì, in via La Spezia 30, a Giulianova.

