«Io in politica? Faccio il soldato, ma potrei»

Intervista al generale delle polemiche: ammiro chi mi contesta, il mio libro non offende nessuno
PESCARA. Generale Roberto Vannacci, se lei potesse fare qualcosa per cambiare l’Italia da dove partirebbe?
«Caspita che domanda. Ce ne sarebbero di cose da fare ma la nostra nazione è bellissima e tutti ci invidiano, dobbiamo soltanto regolare alcuni parametri e guardare il mondo dal verso giusto».
E quale sarebbe il parametro da regolare più di tutti gli altri?
«Il mondo dal verso giusto è quello dove i delinquenti stanno in carcere e gli onesti fuori mentre adesso accade che, spesso, i delinquenti sono liberi e gli onesti hanno paura di uscire; dove non ci sono i graffitari che sporcano le città; dove non c’è una risicata minoranza che imbratta i monumenti e blocca il traffico per un’idea alquanto originale di ecologia, peraltro senza essere rappresentata da nessuno. Sono cose semplici: il mio è il libro delle banalità».
Sotto al Comune c’è chi protesta con i cartelli; in Comune c’è chi compra il suo libro “Il mondo al contrario”, le chiede autografi e selfie. Mentre lo scriveva si aspettava tutto questo?
«Certo che no, pensavo di vendere il libro soltanto agli amici».
E invece?
«Parlando con mia moglie avevamo stimato circa duecento persone che conosciamo direttamente e, se questi amici avessero parlato con altri amici, allora saremmo arrivati a quattrocento. Poi, in un momento di ottimismo le ho detto: se arriviamo a mille copie, facciamo una cena con tutti. Mi sa che di cene dovrò farne molte di più».
Secondo lei, questo successo cosa dimostra?
«Nell’introduzione del libro, dico che non sono il portavoce della maggioranza perché non ne ho l’autorevolezza ma credo che, negli argomenti e nelle tematiche che espongo, una buona fetta della società possa riconoscersi o almeno trovare interesse».
Lei dice che più gira l’Italia e più avverte le sue idee condivise: cosa provano queste persone verso l’Italia del 2023?
«Si riconoscono in quello che ho scritto. Da quando sono tornato dalla Sardegna, dove vivevo in una gabbia protetta, e vivo in città, trovo solo gente che viene a complimentarsi, mai un gesto di stizza, mai parole di disaccordo. Se queste persone hanno letto il libro, ne condividono i contenuti; se non l’hanno fatto, si fidano delle idee che ne sono scaturite».
Quasi ovunque viene accolto con le proteste, come a Pescara: cosa pensa di quelli che la contestano in piazza?
«Li ammiro e vorrei che tutte queste persone entrassero nelle sale e argomentassero le loro opinioni per alimentare il dibattito anziché restare fuori con le bandierine a manifestare affinché il mio libro non venga presentato: questo è un attacco alla libera espressione dei pareri e succedeva durante l’Inquisizione. Mi auguro che quei tempi siano passati».
Secondo le associazioni che protestano, il suo libro sarebbe incostituzionale e non dovrebbe essere presentato nella sala del consiglio comunale cioè la sala dei cittadini: cosa risponde?
«Ho giurato fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione e, se il mio libro fosse anticostituzionale, sarei dietro le sbarre. Il mio libro non offende nessuno».
I partiti del centrodestra la corteggiano: che farà?
«Faccio il soldato e continuerò a farlo ma non ipoteco il mio futuro. Quando e se sarà, glielo dirò». (p.l.)

