Isola del Gran Sasso, la sfilata dei diecimila per non dimenticare

25 Marzo 2017

Compie 25 anni la commemorazione dei caduti della campagna di Russia Domani a San Gabriele gruppi da tutto l’Abruzzo e da altre regioni

ISOLA DEL GRAN SASSO. Domani mattina sfileranno in più di diecimila da Isola fino al santuario di San Gabriele. Verranno da tutto l’Abruzzo, ma anche da altre regioni, per ricordare chi è caduto facendo il proprio dovere fino in fondo e per ribadire il proprio senso di appartenenza a una grande comunità: quella degli alpini. Perché, per motivi forse impossibili da spiegare, chi ha vestito quella divisa si sente alpino a vita.

[[(standard.Article) Oggi reduci nelle scuole e presentazione libro e film

La commemorazione della battaglia di Selenyj Jar è arrivata alla 25ª edizione. Compie un quarto di secolo quello che oggi è il più grande raduno organizzato da un’associazione in Abruzzo, ma che all’inizio era una sommessa, raccolta cerimonia per pochi. Se si pensa che il 20 dicembre di quest’anno saranno 75 anni dall’inizio della battaglia che si vuol ricordare, il conto viene facile: tra quei fatti tragici e la prima commemorazione è trascorso mezzo secolo. Mezzo secolo in cui il sacrificio degli alpini abruzzesi in Russia è stato coperto da un’odiosa coltre di silenzio. In questo silenzio hanno avuto un ruolo fondamentale la natura schiva e il tradizionale pudore degli abruzzesi, reticenti a evidenziare di aver fatto il proprio dovere per qualsiasi cosa, figuriamoci per una guerra sbagliata e disastrosamente perduta. Ma quando il muro di Berlino è caduto, la guerra fredda è diventata un ricordo e in Europa si è cominciata a respirare aria di vera pace, anche in Abruzzo si è deciso di celebrare coloro che, nel tragico contesto della campagna di Russia, fecero cose straordinarie per ridurre le proporzioni della disfatta. Quasi tutti perdendo la vita, pochissimi tornando segnati per sempre nel corpo e nello spirito.

[[(standard.Article) Nel quadrivio maledetto caddero mille abruzzesi

Erano i primi del 1993 e ricorreva il cinquantenario della battaglia di Nikolajewka, lo scontro finale della ritirata di Russia nel quale i resti del Corpo d’armata alpino sfondarono l’accerchiamento dei russi e si guadagnarono il ritorno a casa. Nikolajewka non era un episodio sconosciuto, i grandi libri sulla campagna di Russia (“Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi) l’avevano celebrato a dovere. Ma la vittoria di Nikolajewka non ci sarebbe mai stata se prima, nel quadrivio insanguinato di Selenyj Jar, diversi reparti della divisione Julia, e tra questi il battaglione L’Aquila, non avessero resistito per quasi un mese all’offensiva russa, uscendo decimati se non addirittura cancellati dallo scontro. In quel ’93 Franco Di Felice, un insegnante teramano e consigliere di zona dell’Ana, propose di ricordare i caduti di Russia e un pugno di alpini si ritrovò al santuario di San Gabriele per una messa. Poi, negli anni seguenti, alla messa è stata fatta precedere una sfilata. Che si è ingrandita di anno in anno. E dal ’99 al nome di Nikolajewka è stato aggiunto, nel titolo della commemorazione, quello di Selenyj Jar. Che poi è diventato l’unico, perché quella è la “nostra” battaglia.

Dal 2001 il raduno si svolge in due giorni: il sabato è dedicato agli incontri tra i reduci di Russia e gli alunni delle scuole del territorio e alla presentazione di libri e film sugli alpini. Il motto della manifestazione, d’altronde, è: “Perché i figli conoscano e tramandino ai nipoti le gesta dei padri”. Ma è bene chiarire che questo obiettivo pedagogico, di conoscenza dei fatti, non si accompagna ad alcuna retorica guerrafondaia. Il raduno di Isola è molto serio e non lascia spazio alla goliardia tipica delle adunate alpine, ma vi si percepisce in modo chiaro che non è la guerra che si celebra, bensì il senso del dovere e il senso di appartenenza. Valori che gli alpini abruzzesi a Selenyj Jar incarnarono al massimo grado.

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